Silvio Brando o il fascino del beauty-free
Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia
C’è però la chirurgia
che se tu c’hai la ricchezza
come niénte fosse dòna
la freschezza di un fanciullo
e passando come un rullo
ti fa liscio qual icona.
Se poi sei uno statista
già belloccio bello di natura
devi porti con premura
nelle man del bisturista.
Se la gente che fatica
a tirar la fine mese
vede un premier ch’è alle prese
con la guerra la più antica,
gli si sente più vicina,
gli si stringe con affetto
tutt’intorno al doppiopetto,
ringraziando la fatina
che l’ha intinto pel sedere
nella fonte a Katmandù
dell’eterna gioventù,
come ognuno può vedere.
Non c’è crisi che trattenga
chi ha puntato sullo charme
dall’andare in beauty-farm.
E non c’è Legge del Menga
che gli vieti un bel rammendo,
un ritocco, una stirata,
un rimpasto alla pelata,
un rinforzo del pudendo.
Lui ci rappresenta in giro
per i cinque continenti,
negli incontri coi potenti,
al poligono di tiro
con le donne più avvenenti,
che gli danno la jolanda
non perch’ é ricco é comanda
ma pei modi suoi suadenti.
Io mi sento assai orgoglioso
d’aver come Presidente
una sfinge immarcescente,
un mandrillo nandroloso.
Vado in giro gongolando
dal Perù fino in Siberia:
figlio sòno io d’Espéria;
sire nostro è Silvio Brando!