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Cosa dicono di Silvio all' estero?
Ecco un' editoriale della Welt, quotidiano conservatore tedesco. Se non capite il tedesco non importa, tanto il titolo dice già tutto. E quello non c' è bisogno di tradurlo
Der italienische Clown Von Thomas Schmid, Chefredakteur 5. April 2009, 02:02 Uhr
Wenn sich in früheren Jahrhunderten Herrscher trafen, wurde das hohe Ereignis in Gemälden verewigt. Diese zeigten die Personen in ausgeklügelten Arrangements - noch die Blumen in der Vase und der Hund am Bildrand enthielten für den geschulten Betrachter ausgefeilte dynastische oder religiöse Botschaften. Das ist lange vorbei, die Körper der Regenten sind symbolisch entladen. Fotos von großen Staatsaktionen der Adenauer-, Brandt- und Schmidt-Jahre zeigen nüchtern aufgereihte, ja hingestellte Gestalten, stilistische Raffinesse war in diesen Tagen erst aus Achtlosigkeit, dann aus dem Geist des Legeren heraus nicht gefragt.
continua qui: Editorial: Der italienische Clown - WELT am SONNTAG - WELT ONLINE
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Il regno corrotto dell’imperatore Silvio | Italia Dall'EsteroQuote:
Il regno corrotto dell’imperatore Silvio
Articolo di Politica interna, pubblicato giovedì 8 aprile 2010 in USA.
[The New York Review of Books]
Nel corso dell’ultimo anno, la vita politica italiana ha finito per assomigliare ad uno strano incrocio tra una telenovela messicana e una descrizione svetoniana degli eccessi imperiali dei Cesari. Inizialmente ci sono state le rivelazioni sul particolare rapporto tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Noemi Letizia, una ragazza adolescente di Napoli che lo chiamava “Papi”, suscitando speculazioni sul fatto che fosse una figlia illegittima oppure un’amante minorenne. “Vorrei che fosse sua figlia!” Ha commentato Veronica Lario, moglie di Berlusconi; quest’ultima ha chiesto pubblicamente il divorzio, dichiarando di non poter più restare con un uomo che “frequentava minorenni” e “non stava bene”.
Sono seguite le fotografie dei festini con ragazze in topless e politici senza mutande presso la villa del piacere di Berlusconi in Sardegna, che richiamavano immagini di Tiberio a Capri. Infine, c’è stato il caso delle escort che partecipavano alle feste di Berlusconi al palazzo presidenziale di Roma; molte di loro erano pagate da un uomo d’affari del sud Italia interessato ad ottenere appalti dal governo per la sua azienda di forniture ospedaliere.
Il comportamento bizzarro di Berlusconi ha continuato a riversarsi sui rapporti internazionali, causando una serie di episodi imbarazzanti. Apparentemente geloso del potere della fama di Barack Obama, ha definito il neoeletto presidente americano “alto, bello e abbronzato” e in seguito, spiegando perché non sarebbe stato presente all’insediamento di Obama, ha dichiarato di essere una stella, “non una comparsa”. Dopo aver incontrato Michelle Obama, ha notato che anche lei era abbronzata.
Allo stesso tempo, come un altro spettacolo di questo circo, c’erano i continui problemi legali di Berlusconi, una saga in atto da sedici anni che ha lasciato una lunga scia di prove di corruzione, mazzette e rapporti con la criminalità organizzata. Lo scorso ottobre, la più alta corte italiana ha respinto una legge, proposta dallo stesso Berlusconi, che gli avrebbe garantito l’immunità giudiziaria durante la sua carica. Ciò ha significato che si è ritrovato ancora una volta imputato in un processo in cui il suo ex avvocato inglese, David Mills, era già stato condannato per aver preso una bustarella di 600.000 dollari dall’azienda di Berlusconi per evitare che fosse fatto il nome di quest’ultimo in un’altra serie di indagini di corruzione.
I critici di Berlusconi hanno chiesto le sue dimissioni e, grazie ad Internet, hanno organizzato una protesta di massa a Roma il 5 dicembre chiamata “No Berlusconi Day” che, nonostante l’evidente assenza dei maggiori partiti d’opposizione, ha richiamato circa 350.000 italiani. Berlusconi ha proclamato, esagerando come al solito, che l’Italia era sull’orlo di una guerra civile. E proprio quando tutti pensavano che la situazione non potesse peggiorare, il 13 dicembre un uomo con dei precedenti di instabilità mentale l’ha colpito in viso con una riproduzione in pietra del duomo di Milano durante un comizio politico in città, spaccandogli il naso e due denti.
Nel giro di poche ore, i suoi alleati politici – Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, leader della coalizione di Berlusconi al Senato e in Parlamento – hanno organizzato una feroce offensiva, insistendo sul fatto che mentre l’assalitore del Presidente del Consiglio potesse essere uno psicolabile che agiva da solo, i responsabili “morali” dell’attacco erano i quotidiani, le riviste e i giornalisti che avevano creato un “clima di odio” intorno a Berlusconi. Il “partito dell’odio” avrebbe incluso quei giornalisti che hanno pubblicato notizie maliziose sulla sua vita privata, che hanno criticato i suoi molteplici conflitti d’interesse, che hanno scritto del caso Mills, e hanno segnalato i legami sospetti di Berlusconi con la criminalità organizzata. Tra i colpevoli vi erano anche i 350.000 manifestanti che avevano partecipato al “No Berlusconi Day” e i social network presenti su Internet, che i sostenitori di Berlusconi in Parlamento avevano cercato di regolamentare, senza successo.
Approfittando di un aumento nei consensi, Berlusconi è tornato a lavorare su una nuova legge che avrebbe eliminerebbe immediatamente i due processi in atto contro di lui – il caso Mills e un altro in cui la sua emittente televisiva, Mediaset, viene accusata di avere usato conti offshore per gonfiare i prezzi pagati per i diritti d’autore dei film, truffando così l’erario italiano per milioni di dollari che altrimenti avrebbe dovuto. Per evitare il sospetto che la legge concedesse uno status speciale a Berlusconi, è stata scritta in modo da assolvere molti altri criminali dal colletto bianco e potrebbe cancellare dagli 80.000 ai 100.000 processi. Secondo alcuni conteggi, Berlusconi ha approvato 18 leggi che sembrano essere state scritte ad personam, ma questa volta, né Berlusconi né i suoi alleati fanno alcuna pretesa che ci sia un ampio principio pubblico coinvolto. E’ il governo per e di una persona.
Un politico nella maggior parte degli altri Paesi democratici sarebbe stato annientato da uno qualsiasi di questi scandali, figuriamoci tutti quelli che si sono verificati in sequenza incessante nel giro di pochi mesi, eppure il potere di Berlusconi non è mai stato messo seriamente in discussione. Che cosa possiamo dedurre da questa strana situazione?
Il costante successo di Berlusconi – almeno, se misurato dai numeri delle elezioni – ha bisogno di spiegazioni. Si tratta semplicemente di una bizzarra anomalia italiana in cui uomini macho sessisti, uomini d’affari di successo e truffatori vengono ammirati invece che diffamati? Gli scandali di Berlusconi sono soltanto inezie e pettegolezzi da rotocalchi, una specie di opera buffa in cui i suoi sostenitori continuano a preferire lui ad un centro-sinistra debole, diviso ed incapace? E’ possibile che la telenovela di Berlusconi contribuisca in realtà al suo fascino, una fusione di politica ed intrattenimento prefigurata da quei programmi televisivi ridicoli, osceni e molto diffusi che sono stati la sua fortuna? E se gli indici d’ascolto e l’audience avessero sostituito i risultati concreti nel misurare il successo politico?
Berlusconi ha trasformato la vita politica di una nazione importante in una sorta di reality show di cui è la star, il produttore e il proprietario della rete: è il “survivor” supremo, che mentirà e ingannerà per eliminare gli altri dall’isola, ed è allo stesso tempo “il tronista” che distribuisce rose a un gruppo di donne giovani e belle. Considerate che i sondaggi di Berlusconi sono costantemente più favorevoli di quelli di Barack Obama. Come ha segnalato recentemente The Daily Beast, gli indici d’ascolto e i sondaggi di Obama sono scesi costantemente dopo che la sua legge sul servizio sanitario è stata indebolita e la disoccupazione è rimasta alta: “Il fatto è che aveva 49,5 milioni di ascoltatori durante il suo primo discorso sull’economia. Quando ha parlato del Medicare, ne aveva 24 milioni. Ha perso il proprio pubblico (…) E’ crollato nei sondaggi”. Berlusconi, che ha affrontato scandali pubblici simili a quelli di Tiger Woods e John Edwards, ha mantenuto il suo pubblico.
Berlusconi ha compreso che la politica moderna è una perenne campagna elettorale. Ai vecchi tempi, un presidente americano effettuava la campagna per sei mesi e governava per tre anni e mezzo. Obama ha seguito questo modello antiquato in maniera un po’ arretrata, lavorando ampiamente dietro le quinte per promuovere la riforma sanitaria ed altre legislazioni, mentre i repubblicani hanno tenuto il palcoscenico, affermando che il piano democratico imponesse “death panels” e la medicina sociale. Berlusconi non avrebbe mai lasciato che questo accadesse.
Diversi nuovi libri – insieme al film documentario Videocracy – sono usciti in Italia e descrivono gli scandali di Berlusconi dell’anno scorso (sia sessuali sia legali); inoltre, offrono qualche interpretazione sulla permanenza di Berlusconi al potere. Ciò che emerge è il fatto che gli scandali a sfondo sessuale sono, in un certo senso, una successione naturale dell’estrema “personalizzazione” del potere da lui incarnata. Berlusconi è salito al potere subito dopo la caduta del muro di Berlino ed il collasso delle ideologie che hanno dominato la politica italiana per buona parte del XX secolo. In Italia, i partiti politici rappresentavano le classi e i maggiori gruppi sociali. Se uno era un operaio, votava PCI; chi faceva il contadino oppure il piccolo commerciante, probabilmente votava DC. I leader politici – e le loro qualità personali – non erano particolarmente importanti.
Durante la guerra fredda, la DC insieme ad altri quattro partiti satellite hanno governato indisturbati per 45 anni allo scopo di tenere i comunisti lontani dal potere. Quando la guerra fredda è finita, la corruzione e l’inefficienza di un governo monopartitico è diventata improvvisamente intollerabile e la coalizione di governo guidata dalla DC è scomparsa da un giorno all’altro, lasciando la maggior parte dell’elettorato senza rappresentanza. Berlusconi ha riempito questo vuoto con straordinaria abilità, comprendendo che il suo impero mediatico – incluse le tre maggiori emittenti televisive private – era la più forte istituzione rimasta in piedi, e che la sua popolarità personale e il riconoscimento del suo nome si sarebbero potuti trasformare in una risorsa politica in un’era in cui la celebrità conta più dell’ideologia. Al posto della formazione sociale ed economica, le preferenze televisive – quali canali vengono guardati e per quanto tempo – sono ora l’indicatore migliore sulle preferenze politiche di un elettore.
Berlusconi ha personalizzato la politica in modo nuovo per l’Italia. Perfino nelle contese locali in cui non è candidato, il suo volto compare sulla maggior parte dei manifesti elettorali. Ha rotto i confini tradizionali tra privato e pubblico portando in Parlamento persone del proprio entourage personale – vallette televisive, i suoi avvocati, il suo medico, ragionieri e dirigenti delle sue aziende, e frotte di giornalisti e personaggi televisivi: tutti devono quasi tutto a lui. Ha contribuito a cambiare la legge elettorale affinchè gli elettori non potessero scegliere tra i candidati proposti dai partiti. Non si parla nemmeno di primarie o di elezioni all’interno dei partiti. E’ il segretario di partito a decidere chi candidare e dove. In questo modo tutti sono al servizio del capo e i politici individuali non possono rivendicare diritti speciali per attirare voti da soli. Sotto Berlusconi, i politici che hanno una base importante di sostegno nella loro regione d’origine sono stati rimpiazzati da personalità con un fascino piuttosto diverso: personaggi famosi della televisione in grado di far salire il profilo del partito, amici e colleghi del segretario di partito – e, sempre più spesso, belle ragazze dalla ridotta formazione politica.
Il film Videocracy – un documentario realizzato dal regista italo-svedese Erik Gandini – mostra come l’introduzione del sesso nella televisione italiana sia stato fondamentale per l’ascesa al potere di Berlusconi sin dall’inizio. La cultura italiana del secondo dopoguerra era piuttosto castigata – dominata dalla Chiesa Cattolica e dall’austero Partito Comunista Italiano. La TV commerciale di Berlusconi, nata negli anni ‘70, ha riempito gli schermi televisivi e le menti di quasi 60 milioni di italiani con una sfilata di giovani donne vestite succintamente o seminude, le cosiddette veline, o showgirl, che comparivano, in silenzio ma sexy, a entrambi i lati del presentatore televisivo. Il film descrive in maniera piuttosto efficace come soltanto comparire in televisione – ed essere trattati persino come un oggetto muto o un giocattolo sessuale – sia diventata l’aspirazione massima per due generazioni di italiani.
Uno dei momenti più significativi nella storia di Noemi Letizia, l’adolescente napoletana il cui ambiguo rapporto con Berlusconi – come viene descitto in Papi: Uno Scandalo Politico dei giornalisti Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio – ha scatenato lo scandalo iniziale, è giunto quando lei ha dichiarato ad un intervistatore: “Ora sogno di fare la show girl” e ancora: “Ma sono anche interessata alla politica. Sono pronta a cogliere qualsiasi opportunità a 360 gradi”. Quando le è stato chiesto se si sarebbe presentata alle elezioni regionali, ha risposto: “Preferisco candidarmi alla Camera. Papi Silvio ci penserà”. Nel mondo di Noemi Letizia – e di Berlusconi – essere una showgirl e un parlamentare sono semplicemente due modi diversi per farsi strada e diventare famosi.
Alle elezioni politiche del 2008, Berlusconi ha effettivamente portato diverse ex-showgirl in Parlamento. Due di loro sono diventate ministri del governo, una delle pari opportunità, l’altra del turismo. Entrambe erano apparse come vallette nei programmi d’intrattenimento di Berlusconi. Si dice che una serie di conversazioni intercettate durante un’indagine rivelino che Berlusconi abbia avuto dei rapporti sessuali con alcune di queste donne, ma gli inquirenti hanno distrutto molte delle conversazioni di natura “puramente personale” perché non avevano rilevanza nell’inchiesta. Le intercettazioni rese pubbliche mostrano come Berlusconi usi il sistema televisivo pubblico come una specie di “casting couch”, ottenendo audizioni per le mie fanciulle per “sollevare il morale del capo”. In un’altra occasione, si è dato parecchio da fare per trovare un ruolo da attrice alla ragazza di un senatore del centrosinistra, sperando di riuscire a convincerlo a cambiare partito per rovesciare il governo di Romano Prodi, che era al potere all’epoca.
L’incidente che ha fatto infuriare inizialmente la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, è avvenuto nel 2009, quando ha scelto con cura due dozzine di showgirl, molte di loro giovani donne poco più che ventenni, per essere preparate per diventare candidate al Parlamento Europeo. Poche tra di loro avevano esperienze politiche alle spalle. Una di loro aveva fatto la meteorina su una delle reti televisive di Berlusconi. Molte di loro avevano partecipato alle sue feste private. Ha allestito una scuola con lo scopo di dare loro una prima infarinatura sulla politica europea cosicché non sarebbero state in imbarazzo durante la campagna elettorale. La Lario ha denunciato queste donne come ciarpame senza pudore (…) figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e il denaro.
Quasi immediatamente, il quotidiano di destra Libero ha pubblicato una foto della Lario in topless presa dal suo passato di attrice, ricordando al pubblico che anche lei era stata una velina a suo tempo. Libero ha anche pubblicato un’informativa anonima e quasi sicuramente falsa in cui si affermava che la Lario avesse una relazione con la guardia del corpo, sostenendo che fosse questo – e non il comportamento del marito – ad aver provocato la spaccatura all’interno della famiglia del Premier. Questo tipo di giornalismo spazzatura a quanto pare non è spiaciuto a Berlusconi. Ha ingaggiato l’editore di Libero, Vittorio Feltri, come editore del quotidiano di proprietà di Berlusconi Il Giornale, in modo che possa condurre nuove campagne di assassinio mediatico contro altri nemici del capo.
La scena descritta dalla accompagnatrice a pagamento Patrizia D’Addario nel suo libro – una ventina di giovani donne vestite pressoché allo stesso modo, tutte in competizione per l’attenzione di Berlusconi, accarezzandolo e coccolandolo mentre lui le accarezza – è per molti versi la realizzazione della stessa fantasia maschile che Berlusconi diffonde da più di trent’anni dalle sue emittenti televisive. “Vuole essere adorato da tutte le donne che sono qui, gli piace essere toccato, accarezzato, da più mani contemporaneamente,” ha scritto nel suo libro “Gradisca, Presidente”.
Io guardo incuriosita e il mio primo pensiero è che mi trovo in un harem. Lui è il sul divano e noi tutte, siamo venti ragazze, le donne a sua disposizione. Le più giovano facevano a gara a chi gli stava più vicina. Facendo l’escort pensavo di avere visto un bel po’ di cose, ma questa mi mancava, venti donne per un unico uomo. Le orge normalmente prevedono più o meno lo stesso numero di donne e di uomini, altrimenti è difficile distribuire piacere. Qui gli altri uomini non hanno voce in capitolo. C’era un unico maschio con diritto di copula, il Premier.
Per molti versi, forse il momento più significativo nel libro della D’Addario è la chiacchierata avvenuta a colazione la mattina dopo aver trascorso la notte nella residenza del Premier, registrata su un registratore digitale. Berlusconi si vanta di tutti gli incontri internazionali da lui presieduti, un vertice del G8, un vertice del G14, uno del G16: “Sono l’unico al mondo ad aver presieduto due G8 e adesso ne presiederò un terzo. Sono IN-SU-PER-ABILE“.
La D’Addario non capiva molto di quello che stava dicendo. Malgrado la sua palese indifferenza nei confronti della politica, era stata scelta come candidata per il consiglio comunale di Roma all’interno della coalizione guidata da Berlusconi, anche se ha ricevuto pochissimi voti. Decise di non fare la campagna politica – e di rendere pubblica la sua storia – dopo che Berlusconi non ha mantenuto una promessa apparentemente fattale. Non ha mantenuto, scrive la D’Addario, la promessa di aiutarla a finire un progetto edilizio per la costruzione di un piccolo albergo.
Questo scandalo non ha abbattuto Berlusconi, in parte grazie al suo notevole controllo della televisione italiana e della stampa. Il direttore di RAI1 ha annunciato che non avrebbe trasmesso nulla riguardante gli scandali a sfondo sessuale di Berlusconi poiché si trattava di pettegolezzi e non di notizie – una linea che non ha mantenuto quando gli scandali coinvolsero politici di centro-sinistra. In effetti, le emittenti televisive e i quotidiani controllati da Berlusconi sono stati in grado di procurarsi dei contro-scandali nei confronti dei suoi critici. Poco dopo essere stato nominato capo de Il Giornale di Berlusconi e di essersi incontrato personalmente con lui, che in teoria non dovrebbe avere alcun contatto con il quotidiano, Vittorio Feltri ha dispettosamente pubblicato una storia sulla vita sessuale dell’editore del quotidiano cattolico L’Avvenire, Dino Boffo, che aveva osato criticare la condotta privata di Berlusconi.
Feltri ha pubblicato ciò che definisce un dossier in cui rivela che Boffo era stato accusato di molestie nei confronti di una donna che aveva un rapporto con un uomo di cui Boffo s’era innamorato. Boffo è stato costretto a dare le dimissioni anche se la domanda è rimasta: come ha fatto il quotidiano di Berlusconi a ottenere informazioni su quella che avrebbe dovuto essere un’inchiesta riservata della polizia? In modo analogo, Berlusconi ha ricevuto un altro regalo quando la polizia ha fatto e ha diffuso un video di un politico di centro-sinistra, Piero Marrazzo, mentre frequentava una prostituta transessuale brasiliana e sniffava cocaina. Per quanto si trattasse di una storia vera, era anche chiaro che la polizia, agendo dopo aver ricevuto una soffiata, ha teso una trappola a Marrazzo con la speranza di ricattarlo. Hanno anche fatto girare il video presso alcune riviste scandalistiche di Milano, prima tra tutte Chi di proprietà di Berlusconi; l’editore della rivista ne ha informato i proprietari del giornale e di conseguenza Berlusconi è venuto a conoscenza del video.
Lo scandalo è scoppiato, opportunamente, quando poteva creare tra il pubblico la maggior distrazione possibile dai guai di Berlusconi. Le frequentazioni di prostitute da parte di Berlusconi apparivano come un buon vecchio divertimento, paragonate ai rapporti con transessuali del politico dell’opposizione. Ci sono voci secondo cui le stesse riviste scandalistiche avrebbero del materiale compromettente su molti politici, che viene utilizzato per tenerli buoni. Esercitando il controllo sulla polizia, sui servizi segreti, sulla stampa scandalistica e sui principali sei canali TV, Berlusconi è in grado di fare e disfare scandali a piacimento.
Mentre la maggior parte dell’attenzione pubblica si concentrava, naturalmente, sugli stuzzicanti dettagli della vita sessuale di Berlusconi, per certi versi gli aspetti più gravi dello scandalo non ricevevano quasi attenzione. Giampaolo Tarantini, l’uomo che aveva pagato la D’Addario e molte altre donne perché partecipassero alle feste di Berlusconi, era a capo di una azienda di forniture ospedaliere in Puglia che cercava chiaramente di ingraziarsi il Presidente del Consiglio allo scopo di assicurarsi appalti governativi. Tarantini ha affittato una villa enorme pagando circa 70.000 euro al mese proprio accanto al palazzo del piacere di Berlusconi in Sardegna e ha organizzato una serie di feste piene di belle ragazze che fungevano da trappola per le mosche attirando Berlusconi ed altri pezzi grossi di cui aveva bisogno.
In Puglia e in Sardegna, gli inquirenti hanno ricostruito una squallida rete di clientelismo politico, prostituzione e cocaina, ma hanno fatto poco per quanto riguarda l’avvio del procedimento giudiziario. Paolo Guzzanti, un critico ex-sostenitore ed ex-impiegato di Berlusconi, scrive che l’Italia, piuttosto che essere una videocrazia, è diventata una “mignottocrazia” – in cui centinaia di migliaia di persone, uomini e donne, fanno dei servizi per i potenti, alcuni in cambio di denaro, altri in cambio di posti di lavoro, contratti e privilegi.
L’idea di una mignottocrazia ha guadagnato una notevole credibilità nelle ultime settimane con il delinearsi di un nuovo grande scandalo. Gli inquirenti di Firenze hanno arrestato e incriminato dozzine di appaltatori e ufficiali governativi che lavoravano presso il Dipartimento per la Protezione Civile del governo Berlusconi, l’equivalente italiano dell’americana Federal Emergency Management Agency. Berlusconi ha indicato questa agenzia come l’esempio più brillante della propria politica di un governo “del fare” invece di uno di sole chiacchiere. A Guido Bertolaso, capo del dipartimento, è stato attribuito il “miracolo” di aver tolto la spazzatura dalle strade di Napoli, di avere affrontato il terremoto in Abruzzo della scorsa estate e di aver gestito altri progetti nel settore dei lavori pubblici.
In effetti, se le accuse sono corrette, il dipartimento di Bertolaso è una brutta matassa di clientele, sprechi, corruzione e anche prostituzione. Si presume che uno degli appaltatori favoriti abbia organizzato una festa privata per Bertolaso con la partecipazione di prostitute. Bertolaso insiste affermando di avere ricevuto soltanto “massaggi terapeutici”, ma deve ancora spiegare perché sono stati distribuiti dei preservativi durante la festa. Si è scoperto che le spese di Giampiero Tarantini – colui che aveva pagato Patrizia D’Addario e le altre accompagnatrici a pagamento destinate a Berlusconi – non sono state inutili: sembra che lui e i suoi soci abbiano beneficiato illegalmente dell’agenzia per il lavori pubblici gestita da Bertolaso grazie alla presentazione fatta da Berlusconi.
Un anno dopo il terremoto, la città de L’Aquila, capoluogo dell’Abruzzo ed epicentro del disastro, appare come una città fantasma in cui i lavori per la ricostruzione non sono ancora iniziati. Il centro città è stato transennato come un cantiere e le videocamere della televisione sono state tenute fuori finché un gruppo di cittadini arrabbiati ha sfondato un cordone della polizia cercando di capire che fine avessero fatto le loro case. Sono rimasti esterrefatti vedendo che tutto era rimasto esattamente come l’avevano lasciato il giorno della scossa. Nel frattempo, la televisione pubblica controllata da Berlusconi mandava in onda un servizio sul “miracolo” degli sforzi per la ricostruzione dell’Abruzzo.
L’ultima serie di scandali aiutano a chiarire perché l’Italia berlusconiana sia sprofondata nella mediocrità. L’Italia è ultima in assoluto per quanto riguarda la crescita del Prodotto Interno Lordo pro capite tra tutti e 30 i Paesi appartenenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), un indicatore chiave della produttività e della ricchezza. In media, le nazioni OCSE hanno avuto un tasso di crescita annuale del 2,6% tra il 1994 (il primo anno che ha visto Berlusconi al potere) e il 2007, mentre l’Italia ha avuto una crescita annuale inferiore al 1,5%. Secondo Tito Boeri, se gli italiani non sono in rivolta è dovuto in parte al fatto che la recessione non ha scatenato una serie di fallimenti bancari, pignoramenti immobiliari e neppure una crisi del debito su scala nazionale come invece è avvenuto in Grecia. Tito Boeri è professore presso la Bocconi di Milano, la principale università nel campo dell’economia e gli affari, nonché editore de La Voce, un importante sito web che tratta di notizie e analisi economiche. “Ma se guardate al PIL e il reddito pro capite”, ha dichiarato:
l’Italia sta peggio degli altri paesi industrializzati, peggio della Germania, degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e molto peggio della Francia, che ha un’economia simile. Stava male prima, da quando è cominciato il suo declino storico, e sta ancora peggio da quando è cominciata la recessione.
Gli effetti della recessione sono stati più sopportabili perché i licenziamenti hanno colpito soprattutto i lavoratori giovani, molti dei quali vivono ancora coi genitori; la famiglia italiana ha ridotto l’impatto della flessione economica.
L’Italia ha fatto poco o nulla per preparasi al futuro. La Spagna ha incrementato la popolazione universitaria di 7 volte da quando è tornata la democrazia nella metà degli anni ‘70 e ora quasi il 29% della sua popolazione adulta possiede un titolo universitario, mentre l’Italia si trascina in coda con solo il 12,9%. La norma nella OCSE è del 26%. L’Italia investe meno della metà della media OCSE nella ricerca. Invece, una delle caratteristiche principali del programma economico di Berlusconi è stato il cosiddetto scudo fiscale che ha permesso a coloro che avevano nascosto dei patrimoni all’estero di riportarli in Italia pagando soltanto 5 centesimi per ogni dollaro – una pacchia per gli evasori fiscali e riciclatori di denaro sporco. Questo tipo di capitalismo corrotto non tirerà fuori l’Italia dai propri guai economici. Inoltre, l’Italia occupa l’84° posto su 128 nella classifica sulla parità tra i generi stilata dal World Economic Forum del 2007, ben più in basso di Paesi come Uganda, Bolivia e Kenya. Il sessismo dei media di proprietà di Berlusconi e della sua condotta privata permea la società nel suo insieme. Si tratta di un problema non solo morale, ma anche economico poiché la partecipazione femminile nella forza lavoro è un fattore importante nella crescita economica.
Berlusconi ha avuto un grande successo anche nel mantenere l’informazione sulla recessione fuori dai notiziari. Attacca i mezzi di comunicazione “disfattisti” che hanno fornito informazioni, accusandoli di aver favorito la crisi diffondendo allarmismi tra i consumatori italiani. La presa di Berlusconi sulla stampa e la televisione non ha precedenti in una grande democrazia. Una buona parte della sua carriera è stato dedicata al concetto che contano solo le apparenze e non la realtà. “Non ti rendi conto che se qualcosa – un’idea, un politico oppure un prodotto – non si vede in TV, non esiste?” Così ha spiegato Berlusconi a uno dei suoi più stretti collaboratori. Restando sempre popolare nonostante la propria incompetenza, la corruzione e il declino nazionale, ha dimostrato che c’è molto di vero in questa opinione.
Il lungo mandato di Berlusconi in Italia è anche, naturalmente, un testamento dello stato precario dell’opposizione nel Paese, totalmente divisa e priva di idee. Il Partito Democratico – il maggior partito d’opposizione – ha scelto di non partecipare al “No Berlusconi Day” a dicembre, perdendo l’occasione di rivolgersi a 350.000 potenziali elettori e di sfruttare un movimento di protesta in crescita su Internet. Il nuovo leader del partito, Pier Luigi Bersani, è un politico intelligente ma alquanto tradizionale, con radici nel vecchio PCI. Sembra diffidente nei confronti dei movimenti di protesta resisi indipendenti dalla politica tradizionale. I partiti all’opposizione sono avidi di un paio di minuti in prima serata, inseguendo Berlusconi su un territorio in cui questi vincerà sempre, invece di usare i nuovi media che sfuggono al controllo di Berlusconi e grazie ai quali potrebbero sviluppare nuove forme di comunicazione politica e di organizzazione.
Ma mentre è possibile manipolare gli scandali sessuali oppure respingere dei procedimenti penali ben documentati come se facessero parte di una caccia politica alle streghe, è più difficile convincere gli elettori comuni che stanno bene quando in realtà non è così. Molti italiani fanno fatica ad arrivare a fine mese e, secondo alcuni sondaggi, hanno la sensazione che tutto non sia come sembra. Finora non è emerso alcun oppositore promettente in grado di sfidare Berlusconi; ma mentre l’economia continuerà a stagnare, la realtà lentamente potrebbe tornare alla ribalta. O forse l’Italia continuerà ad essere incantata dal reality show creato da Berlusconi.
Farmacisti obiettori, pronto il ddl Il testo presentato da una senatrice Pdl. «L'obiezione di coscienza è un'esigenza del bene comune» aborto Farmacisti obiettori, pronto il ddl Il testo presentato da una senatrice Pdl. «L'obiezione di coscienza è un'esigenza del bene comune»
(Ansa)
MILANO - «Disposizioni in materia di obiezioni di coscienza dei farmacisti nella dispensa dei farmaci rientranti nella contraccezione di emergenza»: è il disegno di legge sull'obiezione di coscienza pere i farmacisti presentato a Palazzo Madama dalla senatrice del Pdl Ada Spadoni Urbani. «I farmacisti, anche se semplicemente dispensatori di farmaci, non possono essere costretti ad agire contro scienza e coscienza, quali semplici esecutori di scelte altrui» ha detto la Spadoni Urbani. Il legislatore italiano - si legge nella relazione al disegno di legge sull'obiezione di coscienza per i farmacisti - dalla legge 194/1078, sull'interruzione volontaria della gravidanza, alla legge 40/2004, in materia di procreazione medicalmente assistita, ha mantenuto ferma la linea di consentire al personale sanitario l'obiezione di coscienza qualora, per alti valori morali, non intenda collaborare per impedire la vita nascente. «L'obiezione di coscienza non contesta la legge: è diversa dalla disobbedienza civile o dalle azioni positive volte a migliorare l'ordinamento giuridico. L'obiezione di coscienza - conclude Ada Urbani - deve essere ritenuta un diritto fondamentale e un'esigenza del bene comune: è proprio di una società giusta che non ci siano costrizioni di tale genere». (Fonte Ansa)
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che ne pensate ? :roll:
il vostro bel governo di ladri e farabutti.
Quote:
Emendamento choc in discussione in questi giorni in Parlamento: il senatore Cosimo Gallo (Pdl) ha proposto l'esenzione dal ritiro dei punti della patente per gli autisti di auto blu. Una vera e propria immunità qualsiasi tipo di infrazione che ha già scatenato diverse polemiche.
La proposta stupisce per due motivi: il primo è legato al fatto che va in senso opposto a tutti i tentativi di rendere più sicure le nostre strade (con relativi aumenti di sanzioni per tutti), il secondo perché arriva proprio nel momento in cui si discute sulla necessità di eliminare le auto blu. Non si è infatti ancora placata la polemica sulle troppe vetture di servizio visto che nel 2009 il parco vetture della pubblica amministrazione è cresciuto del 3,1% passando da 607.918 a 626.760 unità. E solo tre anni fa erano 574 mila. Un numero di mezzi che ci spiazza sempre più rispetto al resto del mondo dove l' Italia batte gli Usa (ma anche Francia, Inghilterra e Germania) dieci a zero nel rapporto di macchine del Palazzo. Un rapporto incredibilmente alto perché, a fronte delle nostre oltre 600 mila auto blu, ce ne sono 72.000 negli Usa, 61 mila in Francia, 55 mila nel Regno Unito e 54.000 mila in Germania, fino ad arrivare alle 22 mila del Portogallo, fanalino di coda nella top ten delle auto di rappresentanza, che ogni anno vede l' Italia in testa.
Ma non è solo una questione di rapporto: più di 600 mila auto blu sono un numero impressionante anche in assoluto visto che corrispondono alla metà dei mezzi che circolano a Milano e a un numero di veicoli che potrebbero coprire tutte le corsie, nord e sud, della Roma-Milano.
In ogni caso il senatore Gallo difende il suo emendamento: "Ma che casta e casta!", spiega, "spesso è il politico a chiedere all'autista di accelerare, magari perché l'aereo è arrivato in ritardo e c'è un appuntamento importante. Non è giusto che la fretta del datore di lavoro ricada sull'autista".
:| mannaggia... il problema è che chiunque sia in possesso di autoblu sarà favorevole :lol:
ma non potrebbero fare la "doppia patente" come gli autisti? :roll:
quanto mi fa ridere questo governo :lol: sempre più ridicoli.
allora, questione abolizione provincie; i finiani hanno riproposto la questione.
ricordo male io o la lega nord è sempre stata fervida sostenitrice dell'abolizione?
ecco :lol: da quando si sono accorti che, specialmente al nord, hanno piazzato i loro uomini in provincia.. basta, cambiata idea :lol: :lol: :lol:
"Andare oltre - replica il leader del Carroccio - sarà difficile. Se provi a tagliare la provincia di Bergamo, succede la guerra civile...". - U.Bossi
In realtà la lega non è mai stata molto a favore dell'abolizione delle province, anzi, e non nemmeno sono stati i "finiani" a riproporre la questione (a meno che tremonti non sia un finiano),visto che è una delle misure che sembrano inserite nella manovra (ne salterebbero una decina, quantomeno sarebbe un inizio dopo decenni di discussioni a vuoto).
E non han nemmeno "cambiato" idea, visto che quella citazione è del 2008 e non successiva a questa proposta, quindiche semmai conferma che non erano così fervidi sostenitori dell'abolizione delle prov neanche prima.
Fa abbastanza ridere anche chi cita alla caxxo senza avere idea di cosa si parli.
Poi vabè, 1000 topic per l'abolizione delle province, ora che FORSE saltano le prime 10 non va bene..LOL.
Infatti la Lega Nord non è mai stata gran sostenitrice dell'abolizione delle province. Non siamo tutti così smemorati.....
La Lega voleva abolire i PROVVEDITORATI, NON LE PROVINCE.....l'abolizione delle province era nel progamma di molte aree del PDL (fra cui Tremonti ed anche Lamberto Dini, che mi sa che tuttora fa parte del PDL anche se non lo si sente più) ed è su questo che si può discutere), ma è sempre stata materia di "attriti" con i leghisti.
Prima di sparare sarebbe meglio mirare con più attenzione....
ma che poi chi se la incula bergamo :lol:
no qua non afferrate il vero punto della situazione! come faremo senza isernia?
campobasso riconquisterà capracotta? ci sarà la battaglia di Indiprete?
ma che ne pensate dei tagli ai soliti noti e alla casta solo qualche buffetto :roll:
rinunciare alla provincia e come rinunciare ad un centro di potere se tu fossi dalla parte dei poltici ci rinunceresti? e che fosse solo fumo negli occhi per illuerci che il sacrifico economico e ripartito fra tutti cioe si cambia per non cambiare nei fatti
Beh le vostre amate province sembrano salve, per ora..
In effetti per eliminarle/eliminarne credo abbiano in un certo senso ragione a dire che un decretino o una leggina non è sufficiente, probabilmente è meglio affrontare il problema in modo più strutturale e sistematico.
(cmq i presidenti delle province in questione avevano già iniziato a starnazzare e a opporsi, come starnazzano anche quelli che rischiano la poltrona in quelle -troppo poche- decine di enti inutili che dovrebbero saltare..hanno proprio la faccia come il cul0.)
Vero che i tagli "alla politica" non sono devastanti, ma come diceva usher quando si va attorno al potere o ai centri di potere ogni cosa diventa mooolto difficile..insomma già tagli nell'ordine del 10% di compensi per collaboratori, ministri, ministeri, alti funzionari e dirigenti, alle spese di senato e parlamento, ai rimborsi ai partiti, alle tanto odiate autoblu e consulenze esterne (meno 80%!!), non sono affatto male.
Poi ogni giorno cambia qualcosa, bisognerà aspettare la versione definitiva.
Se non altro, bella o brutta, migliorabile o no che sia, pare sia stata apprezzata dai vari organismi internazionali, e visto che il pericolo n.1 al momento sono le speculazioni, che possono sfruttare a loro piacimento ogni cosa e ogni voce, è molto positivo che si siano evitati problemi di quel tipo (non a caso tutti i paesi -inghilterrra, francia, germania, spagna che oltretutto è stata appena declassata- stanno cercando di evitarele proprio ora con manovre e aggiustamenti, perchè il rischio ora è quello)
evviva, Pettoranello è salvo!
chissà che prima o poi qualche berluscones rinsavisca...Quote:
Porcate Berlusconiane: tagliati gli invalidi, ma la casta non si tocca.
Oggi voglio parlare di un argomento delicato e molto serio. Un argomento che pare sia passato con troppa leggerezza sulla stampa tradizionale. Si tratta di un particolare taglio dell’ultimissima manovra finanziaria di Tremonti.
Con la scusa dei falsi invalidi, questo governo ha varato l’ennesima porcata. La decisione di innalzare la soglia per la pensione di invalidità dal 74% all’85%, avrà come conseguenza l’esclusione da tale beneficio delle seguenti categorie di pazienti: sindrome di Down; amputati di braccio e di spalla; amputati dei due piedi, sordomuti, psicosi ossessive, tubercolosi polmonare, sindrome schizofrenica e molte altre ancora. Basta consultare una delle tante tabelle di invalidità per capire a che punto è arrivato questo governo per risparmiare due soldi.
Ora c’è da chiedersi: in che modo l’innalzamento della soglia possa contrastare i falsi invalidi? Un falso invalido può benissimo continuare ad esserlo all’85, al 90, al 100%. Sembra proprio che questo governo non conosca altro modo di lavorare: Baroni nelle Università? Tagli indiscriminati. Falsi invalidi? Tagli indiscriminati. Potremmo mettere uno stupidissimo computer al posto di questi inetti.
La cosa che fa ancora più incazzare però è che si è preferito tagliare sugli invalidi pur di non toccare la casta. Le province in Italia sono 110 e costano 13 miliardi di euro l’anno, metà di tutta la manovra economica. Ma ovviamente non si toccano; cadrebbero troppi feudi di voti su cui regnano questi politicanti da strapazzo che, per rimanere in tema “soldi da risparmiare”, hanno da poco deciso di farsi il ristorante con vista panoramica sul tetto della Galleria Sordi a Roma: vicino, comodo e molto economico. Infatti, grazie ai contribuenti, i nostri dipendenti potranno fare dei ricchi aperitivi a solo 1,5€: l’invidia di ogni studente squattrinato (FONTE). Del resto, dopo il ridicolo taglio ai loro stipendi che, secondo il Corriere, ha colpito solo 9 persone, questi poveretti dovranno pur mangiare a poco prezzo…L’Italia per l’invalidità (comprese le pensioni di reversibilità) spende l’1,5% del proprio PIL. La Germania spende il 2%, la Francia l’1,8, il Portogallo il 2,3, la Polonia l’1,7, il Regno Unito il 2,4. La media nell’Europa dei 15 è il 2,1%. Spendono meno dell’Italia la Grecia, la Bulgaria, l’Estonia e la Romania (Fonte: “Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese – 2009″, a cura del Ministero dell’Economia – Volume I, pp. 72-73)http://www.byteliberi.com/2010/06/po...-si-tocca.html
Violenza su minori, non scatterà l'arresto per gli episodi «di lieve entità»
Emendamento dei senatori del centrodestra al ddl sulle intercettazioni: «Necessario contro incostituzionalità»
idv: «solerzia incomprensibile»
Violenza su minori, non scatterà l'arresto per gli episodi «di lieve entità»
Emendamento dei senatori del centrodestra al ddl sulle intercettazioni: «Necessario contro incostituzionalità»
ROMA - Tra gli emendamenti presentati dai senatori del Pdl al ddl sulle intercettazioni ce n'è uno che parla di violenza sui minori. Non è tra le proposte di modifica pubblicate sul sito Pdlsenato.it. L'emendamento prevede che nei casi di violenza sessuale «di lieve entità» nei confronti di minorenni non scatti l'obbligo dell'arresto in flagranza.
«ERRORE MATERIALE» - Una nota del gruppo del Pdl al Senato spiega che la norma relativa alla pedofilia, modificata con un emendamento del centrodestra al ddl intercettazioni era solo la «correzione a un errore materiale commesso in precedenza». «La commissione Giustizia del Senato - si legge nel comunicato - ha con grande senso di responsabilità ulteriormente ampliato i casi di arresto obbligatorio in flagranza prevedendo che anche nelle ipotesi di atti sessuali con minorenni si applichi la stessa normativa della violenza sessuale». «Per un mero errore materiale - prosegue la nota - non era stata prevista la non applicabilità dell'arresto obbligatorio nei casi di minore gravità così come già avviene per la violenza sessuale. Tale omissione avrebbe reso la norma incostituzionale sia per la disparità con la violenza sessuale, sia perché la pena nel minimo, nei casi di minore gravità, è ampiamente al di sotto della soglia della sospensione condizionale e dell'affidamento in prova». «Con tale previsione, quindi - conclude il Pdl -, si statuisce un deciso inasprimento in tema di custodia cautelare a protezione dei minorenni, ancorché non si tratti di episodi di violenza».
IDV: INCOMPRENSIBILE - «È davvero strana tutta questa sensibilità giuridica su una norma di un disegno di legge che è, a dir poco, incostituzionale e pieno di contraddizioni. Il responsabile giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti commenta così la spiegazione che il gruppo del Pdl a Palazzo Madama dell'emendamento presentato dal centrodestra sulla violenza per i minori. «È davvero incomprensibile - prosegue - come si ponga attenzione su un possibile rilievo di incostituzionalità tra gli "atti di violenza" e la "violenza sessuale" sui minori. Mi sembra una sottigliezza giuridica senz'altro eccessiva in un provvedimento al quale mancano le basi, pieno di lacune e norme incostituzionali». «La spiegazione del Pdl, insomma - conclude il senatore dell'Idv -, suscita sospetti e non convince affatto».
NAPOLITANO - Pochi giorni fa, intervenendo a un convegno dell'associazione Telefono Azzurro, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto alla politica di «intervenire tempestivamente e perfezionare, anche sul piano sanzionatorio, tutte le misure dirette a combattere ogni forma di violenza sui minori».
Violenza su minori, non scatterà l'arresto per gli episodi «di lieve entità» - Corriere della Sera
Presidente siamo con teeeee!!
molestiamo ogni bimbo che c'è!!!!!
strano non avesse inserito qualche favore anche alla chiesa
Si, a parte che è un articolo vecchio è tutta la questione è stata stralciata, che la chiesa non c0entra nulla, che l'arresto obbligatorio per i casi di violenza di minore entità non esisteva nemmeno prima (anzi, nemmeno l'arresto facoltativo, che invece con quella norma sarebbe stato inserito, insieme all'arresto obbligatorio per la violenza sessuale normale che ora non c'è), che quella polemica sul "minore gravità" è ridicola, perchè già da 15 anni il reato di violenza sessuale prevede l'attenutante speciale dei casi di minore gravità, e che si parla solo dell'arresto in flagranza di reato, non di pene (che sono rimaste le stesse), non è stato reso "meno grave" niente, avete quasi ragione.
ma io credo che si stesse contestando proprio il "giacchè ci state mettendo le mani, non vi pare cosa sensata metterci questo reato?" ..
e comunque hai ragione, il discorso non sussiste, l'articolo è vecchio, io il 28 maggio 2010 ancora non finivo la terza media :lol:
ma che scherzi?
il tentativo di far passare un emendamento del genere (ah,ma tanto è stato stralciato,quindi tutto ok eh :lol:, non è mica grave anche solo averlo proposto) ,che avrebbe portato tanta gioia nel cuore di pedofili (religiosi e non) e di cui la gente ignorava totalmente l'esistenza, è un "crimine" renderlo noto dopo 10 gg!!!!:o
poveri Gasbarri e Guagliariello,tutti sono cattivi con loro....
State parlando di cose che non conoscete, perchè devo perdere tempoo?!:cry:
Ricapitolando, salvo eventuali miei errori:
1)l'arresto di cui si tratta non ha nulla a che vedere con la pena per il reato, che era e rimane la stessa; i preti pedofili non avrebbero avuto nulla di cui gioire.
2)trattasi dell'"arresto il flagranza di reato", istituto del tutto diverso, che attualmente NON è previsto per il reato di atti sessuali con un minorenne. Esiste per la violenza sessuale "normale" (tra l'altro inserito solo nel 2009 dall'odiato governo), escludendo l'obbligatorietà per i casi di "minore gravità".
3)il ddl in teoria avrebbe dovuto inserire tra i reati con arresto obbligatorio anche quello di atti sessuali con un minorenne, quindi in sostanza avrebbe inasprito la disciplina per quei cattivoni di preti.
4)già ora il reato di atti sessuali con un minorenne prevede, come la violenza sessuale, l'attenuante speciale per i casi di minore gravità; quindi è ridicolo far polemiche tipo "ah ma chissà che vuol dire, come fa la violenza ad essere di minore gravità, lo fanno per salvare i preti, ecc.". E' GIA' così.
5)per ragiorni di sistema e logiche, visto che per la violenza sessuale esiste la doppia disciplina arresto obbligatorio x i casi normali/arresto facoltativo per quelli di minore gravità, si trattava solo di disciplinare allo stesso modo anche gli atti sessuali con minorenne, disponendo l'arresto obbligatorio salvo che per i casi di minore gravità.
In questo modo non è cambiato nulla, e quindi x gli atti sessuali con minorenni continua a non esserci l'arresto obbligatorio, neanche per i casi non di minore gravità.
torniamo a (s)parlare del Governo Berlusconi, plis!
Il tribunale Ue boccia il ricorso di Segrate: “Illegittimi i contributi pubblici, restituiteli”
Almeno 220 milioni di euro: è questa la cifra, interessi esclusi, che Mediaset dovrà restituire per gli “aiuti di Stato che le sono stati concessi illegittimamente” dal governo. Lo stabilisce una sentenza di primo grado della Corte di Giustizia europea, che conferma una decisione già presa dalla Commissione Ue nel 2007, contro cui Mediaset aveva fatto ricorso. Un ricorso che ieri, da Lussemburgo, è stato respinto “in toto”. Ecco i fatti: durante il passaggio al digitale terrestre, iniziato in Italia nel 2001 e che si completerà nel 2012, il secondo governo Berlusconi ha stanziato nella Finanziaria 2004 un contributo (a carico dello Stato) di 150 euro per ogni utente che avesse acquistato un apparecchio per la ricezione di segnali televisivi digitali terrestri. Lo stesso aiuto viene confermato nella Finanziaria 2005, con un importo però ridotto a 70 euro.
Contributi con un limite di spesa, per ogni anno, di 110 milioni di euro. Tradotto significa che il governo ha incentivato l’acquisto di decoder digitali terrestri, avvantaggiando quindi l’azienda del presidente del Consiglio, utilizzando oltre 220 milioni di euro di soldi pubblici. Il problema, sottolinea la Corte, è che alle emittenti che puntavano sul digitale è stato attribuito un vantaggio indiretto (e Mediaset proprio in quei mesi lanciava il pacchetto Premium). A danno delle emittenti satellitari, ovviamente escluse dagli incentivi. Manca il requisito della “neutralità tecnologica” e quindi l’aiuto di Stato è “incompatibile con il mercato comune”, si spiega nella sentenza. Per ottenere il contributo bisognava infatti scegliere il digitale e “un consumatore che avesse optato per un apparecchio che consentisse esclusivamente la ricezione di segnali satellitari non avrebbe potuto beneficiarne”.
Quindi proprio le emittenti satellitari, prima Europa 7 e poi Sky Italia, hanno protestato con la Commissione Ue, che nel 2007 aveva imposto il recupero dei contributi pubblici per i decoder. Ma ieri la Corte Ue ha dato di nuovo torto a Mediaset. Secondo la sentenza, infatti, gli aiuti pubblici hanno incitato i consumatori “a passare dal sistema analogico a quello digitale terrestre limitando al tempo stesso i costi che le emittenti televisive digitali terrestri avrebbero dovuto sopportare e, dall’altro, ha consentito alle emittenti medesime di consolidare, rispetto ai nuovi concorrenti [Sky in primis, ndr], la loro posizione sul mercato”. Esulta Francesco Di Stefano, il fondatore di Europa 7 cui proprio una sentenza Ue (tutt’oggi inapplicata) aveva riconsegnato le frequenze tv: “Siamo stati i primi a ricorrere contro questa sconcezza. Devo constatare che ormai, per avere giustizia in Italia, bisogna andare al Tribunale europeo”.
Nella guerra delle tv, a colpi di interventi del governo ai danni delle concorrenti di Mediaset (basta pensare al raddoppio dell’Iva per gli abbonati Sky), il finanziamento pubblico dei decoder digitali terrestri è stato il primo vero attacco. La sentenza europea “è la certificazione inappellabile del conflitto d’interessi della famiglia Berlusconi in materia di telecomunicazioni”, commenta da Strasburgo Patrizia Toia, del Pd, vicepresidente della Commissione industria al Parlamento europeo. E aggiunge: “I giudici europei dichiarano espressamente che la decisione del governo Berlusconi di stanziare soldi pubblici a fondo perduto per incentivare l’acquisto di decoder digitali terrestri, il cui principale produttore italiano, va ricordato, è Paolo Berlusconi, non era una misura neutra ma ha avantaggiato Mediaset, la tv di proprietà di Silvio Berlusconi”.
I contributi pubblici all’acquisto dei decoder non hanno infatti avvantaggiato solo Mediaset: si chiama Solari.com srl ed è una società controllata al 51 per cento da Paolo Berlusconi e dalla figlia Alessia attraverso la finanziaria Pbf srl (Paolo Berlusconi financing). E proprio la Solari commerciava i decoder DVB-T per il digitale terrestre, gli stessi per cui la Finanziaria, in armonia con la legge Gasparri, aveva stanziato gli incentivi.
Mediaset ricorrerà di nuovo alla Corte di Giustizia, dopo “un’attenta lettura delle motivazioni della sentenza”. Annuncia “l’intenzione di proporre l’impugnazione” perché “i contributi pubblici sono stati erogati direttamente ai consumatori [cosa vera, ndr] e Mediaset non ne ha tratto alcun vantaggio [cosa, secondo due sentenze, falsa, ndr]”. Mentre per il ministero dello Sviluppo economico la sanzione è già stata riscossa da Mediaset (parlano però solo di 6 milioni di euro). Per adesso comunque il dispositivo della sentenza parla chiaro: “Il regime al quale la Repubblica italiana ha illegittimamente dato esecuzione a favore delle emittenti digitali terrestri (...) costituisce un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune”.
Poi all’articolo 2 del dispositivo: “La Repubblica adotta tutti i provvedimenti necessari per recuperare dai beneficiari [Mediaset, ndr] l’aiuto. Il recupero viene eseguito senza indugio e con le procedure del diritto interno, a condizione che queste consentano l’esecuzione immediata ed effettiva della presente decisione. Le somme da recuperare sono produttive d’interessi”. Lo Stato italiano ha quindi ora due mesi di tempo per prendere provvedimenti esecutivi della sentenza e informare di questi la Commissione. Il gruppo Fininvest, di cui Mediaset fa parte, rischia quindi di dover risarcire 1.000 milioni di euro, 750 alla Cir di Carlo De Benedetti per il Lodo Mondadori e 220 milioni allo Stato. Ma, in bilancio, a fronte di questi rischi non ha stanziato un euro.
Digitale, Ue respinge ricorso Mediaset "Incentivo per decoder è aiuto di Stato" - Repubblica.it
la crisi non c'è :DQuote:
Pressione fiscale alle stelle, Economia nel baratro: 1 anno di governo Berlusconi
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Il rapporto di Sua Emittenza con le tasse è sempre stato burrascoso, date le continue indagini per evasione fiscale condotte dalla Finanza e dalla Magistratura sin dagli albori del suo impero economico. Ma il Kaiser si è saputo difendere: modificando gran parte delle disposizioni civili e penali che lo riguardavano da vicino (la maggior parte delle quali votate da Fini e Casini, che oggi fanno i moralisti, non scordiamolo).
http://3.bp.blogspot.com/_7vq3gR2aj1...verdissimi.jpg
La più grande promessa di Silvio Berlusconi in campagna elettorale è stata sempre la stessa: "ridurremo le tasse", parole dette a voce alta, cui sono seguiti spesso e volentieri aperti inviti all'evasione fiscale, e oggi siamo al punto che l'evasione fiscale è il marchio di fabbrica dei contribuenti italiani. Io pago le tasse, mi sveno per farlo, ma ci sono milioni di italiani che non lo fanno. Secondo una stima aprossimativa fatta di recente, l'evasione fiscale in Italia oggi raggiunge le cifre di una manovra finanziaria... della serie: se tutti pagassimo le tasse per un anno, l'economia ripartirebbe di slancio, figuriamoci se le pagassimo tutti sempre! Ma siamo in Italia, e come sono tanti gli imbecilli che danno ragione al Kaiser andandolo a votare, altrettanti sono quelli che accolgono il suo invito a non pagare le tasse.
L'ISTAT (fatevi un giro nel sito), a proposito di tasse ed economia, ha diramato i dati relativi al 2009, e c'è da preoccuparsi.
Alla faccia delle promesse elettorali di Berlusconi, le tasse in Italia sono schizzate verso l'alto invece di ridursi! Da quando Berlusconi è passato al governo, il peso del fisco sul prodotto interno lordo nel 2009 è passato al 43,2% rispetto al 42,9% verificato nel 2008, portando l'Italia al quinto posto nell'UE. Ma non è finita!
Per la prima volta dal 1991, il saldo primario (indebitamento al netto della spesa per interessi) del nostro paese è risultato negativo (-0,6% del Pil), in calo di 3,1 punti percentuali rispetto al 2008.
Il debito pubblico in Italia è sempre il più alto in Europa: nel 2009, in rapporto al Pil, dopo il calo rilevato nel 2007, ha proseguito la crescita già registrata nel 2008, aumentando di quasi 10 punti percentuali rispetto all'anno precedente e attestandosi al 115,8%. Il deficit/Pil 2009 è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente (si è passati dal 2,7% al 5,3%). In valore assoluto, l'indebitamento risulta pari a 80.800 milioni di euro, maggiore di 38.225 milioni di euro rispetto al 2008.
Non dimentichiamo che il tasso di disoccupazione è alle stelle: oggi siamo all'8,9% complessivo, cifra che sale al 21,3% fra i giovani, e tocca la preoccupante cifra del 33% nelle zone più povere (il che significa che in larga parte del paese un cittadino su tre non ha lavoro).
C'è una sola lettura per questi dati: Berlusconi e Tremonti hanno fallito. Loro girano con scorte, auto blu, mangiano dormono viaggiano telefonano gratis (e cioé a spese nostre) dappertutto, come tutti i membri del Parlamento e del Governo e molti altri loro colleghi negli enti locali... Noi invece non riusciamo ad arrivare decentemente alla fine del mese e abbiamo le tasse in aumento.
Però le priorità del governo dal 2008 ad oggi sono state le leggi ad personam, come il ddl intercettazioni/bavaglio, cui Berlusconi ancora oggi ha dato la "priorità assoluta" rispetto a qualunque altra cosa. Della serie: proteggiamo chi corrompe, proteggiamo chi delinque, leghiamo le mani alla Forza Pubblica e alla Magistratura, mettiamo il bavaglio all'informazione, sbrighiamoci, occupiamoci solo di questo, se poi l'Italia va a rotoli chissenefrega!
C'è spazio per una rivoluzione o abbasseremo di nuovo la testa?
Art. 21 Cost. / Notizie: Pressione fiscale alle stelle, Economia nel baratro: 1 anno di governo Berlusconi
la crisi non c'è!
Oppure mettiamola così la crisi c'è (internazionale )ma non per tutti .
Ancora ci possiamo permettere qualche lusso ,e non mi sembra che tutti gli utenti di questo forum siano in braghe di tela .
L'abbassamento delle tasse sono un obbiettivo di questo Governo e come le altre cose promesse e attuate anche questa lo sarà .
Questione di tempo, anche perchè in tutti i modi si cerca di bloccare l'azione del governo di fatto bocciando tutto quello che si legifera in parlamento .
I vari lodi , sono necessari per governare.
Lasciamo che si governi poi avremo tutto il tempo per giudicare e lo faremo solo noi elettori ,spero che come tutte le varie elezioni che si sono susseguite e sono state vinte dall'esecutivo in carica abbia dato una indicazione di quale sia il giudizio per ora degli Italiani .
la crisi non c'è!
finalmente l'ho capito!
---------
ok ora che abbiamo finito di dire stronzate colossali, segnalerei questa interessante iniziativa:
qui, mi spiace, ma si va oltre i colori politici, qui essere a favore della suddetta legge significa fare il gioco delle mafie, quindi essere un po mafiosi in fondo.Quote:
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LA MANIFESTAZIONE
In piazza a Roma, Parigi e Londra
la protesta di Fnsi e Popolo viola
La protesta: giovedì "presidi di libertà" in undici città italiane. Sit-in in anche all'estero. Testimonianze su inchieste-verità, dai casi Cucchi e Aldrovandi alla tragedia di Ustica
di MAURO FAVALE
http://www.repubblica.it/images/2010...1c5e89d077.jpg
ROMA - Undici piazze anti-bavaglio. In Italia ma anche all'estero. Non solo Roma, non solo piazza Navona. La mobilitazione contro il disegno di legge sulle intercettazioni sarà plurale. Elegge Roma come luogo principale ma avrà succursali partecipate anche altrove. Per il pomeriggio del primo luglio sono stati finora convocati "presidi per la libertà di stampa" a Milano, Torino, Padova, Bari, Palermo, Parma. Ma anche in provincia di Foggia, a Lucera, e di Ravenna, a Conselice. E, all'estero, ci saranno sit-in anche a Londra, davanti alla sede della Bbc, e Parigi, sulla scalinata dell'Operà Bastille. Flash mob, azioni corali costruite con sciarpe viola che diventeranno per l'occasione dei bavagli.
Viola come il colore del popolo che organizza la mobilitazione. Insieme all'Arci, alla Cgil, e alle associazioni Articolo 21, "Agende rosse" e "Libertà è partecipazione" hanno tutti aderito all'appello lanciato dalla Federazione nazionale della stampa: "Un'iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse una legge che colpisce il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese". All'appello lanciato dal sindacato dei giornalisti hanno risposto redazioni di giornali, associazioni (la "Tavola della pace", "Libera cittadinanza"), e partiti, dal Pd alla Federazione della sinistra, da Sinistra ecologia e libertà all'Italia dei Valori. Proprio ieri Antonio Di Pietro ha ribadito la partecipazione del suo partito "a tutte le manifestazioni, a Roma e nel resto d'Italia, promosse contro il vergognoso ddl sulle intercettazioni e in difesa della democrazia". Per l'ex pm, "il ddl priva la magistratura di uno strumento fondamentale per le indagini, nega ai cittadini il diritto di avere giustizia e di essere informati, impone il bavaglio alla stampa e attenta persino alla libertà della rete".
A Roma il luogo eletto per la manifestazione è piazza Navona. Lì, giovedì pomeriggio, sul palco allestito per l'occasione saliranno giornalisti, costituzionalisti, attori, musicisti: da Tiziana Ferrario e Marialuisa Busi, giornaliste del Tg1, a Stefano Rodotà, da Andrea Camilleri e Dario Fo (che interverranno telefonicamente) a Carlo Lucarelli e Dacia Maraini. Poi in piazza porteranno le loro testimonianze anche tutte quelle persone che sono riuscite a trovare giustizia anche grazie al lavoro dei giornalisti: si parlerà delle morti di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, del G8 di Genova, del terremoto dell'Aquila, dei morti per l'amianto e della tragedia di Ustica.
Tra le altre manifestazioni sparse per l'Italia, acquista un valore simbolico quella di Conselice. Nel piccolo paese del ravennate, dalle 20 fino all'alba si discuterà, in spettacoli e performance, di intercettazioni attorno all'unico monumento eretto in Italia alla libertà di stampa: una vecchia "pedalina" utilizzata durante la seconda guerra mondiale dai partigiani per diffondere la stampa clandestina.
(28 giugno 2010)
ah certo, mentre la gente non sa come tirare a fine mese, Pier Silvio Berlusconi s'è comprato uno Yatch da 18 Milioni di €
è vero, la crisi non c'è
con te non c'è proprio margine di miglioramento :lol: hai le fette di salame sugli occhi tanto spesse che se le affettassi per i prossimi 20 anni potrei sfamarci il mondo :lol: ridicolo