Visualizzazione stampabile
-
Baricco - Senza sangue
E' la fine
Si guardò. Vide una vecchia bambina.
Sorrise. Guscio e animale.
Allora pensò che per quanto la vita sia incomprensibile, probabilmente noi l'attraversiamo con l'unico desiderio di ritornare all'inferno che ci ha generati, e di abitarvi al fianco di chi, una volta, da quell'inferno, ci ha salvato.
Provò a chiedersi da dove venisse quell'assurda fedeltà all'orrore, ma scoprì di non avere risposte. Capiva solo che nulla è più di forte di quell'istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell'istante per anni. Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre. In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d'improvviso clemente. E senza sangue.
-
io sono l'amore: il tempo non può toccarmi. il tempo non può distruggere l'amore, ma soltanto mutarne la forma. In qualche luogo, in qualche tempo, si ripresenterà. Quando meno te l'aspetti, il volto amato riappare. Guarda oltre il volto e vedrai me...
L'ULTIMO VAMPIRO - Christopher Pike
-
"Sentite,sentite: sù nel bosco dei castagni,picchi d'accetta. Giù nella cavapicchi di piccone.
Mutilare la montagna,atterrare alberi per costruire case. Là,nella vecchia città, altre case.
Stenti,affanni, fatiche d'ogni sorta;perchè? Ma per arrivare a un comignolo,signori miei; e per far uscire poi da questo comignolo un pò di fumo,subito disperso nella vanità dello spazio.
E come quel fumo,ogni pensiero,ogni memoria degli uomini.
Siamo in campagna qua; il languore ci ha sciolto le membra;è naturale che illusioni e disinganni,dolori e gioje,speranze e desideii ci appajano vani e transitori, di fronte al sentimento che spira dalle cose che restano a sopravanzano ad essi,impassibili.
Basta guardare là quelle alte montagne oltre la valle,lontane lontane,sfumanti all'orizzonte,lievi nel tramonto,entro rosei vapori.
Ecco: sdrajato,voi buttate all'aria il cappellaccio di feltro; diventate quasi tragico;esclamate:
-oh,ambizioni degli uomini!
Già. Per esempio,che grida di vittoria perchè l'uomo,come quel vostro cappellaccio,s'è messo a volare,a far l'uccellino! Ecco intanto qua un vero uccellino come vola. L'avete visto? La facilità più schietta e lieve,che s'accompagna spontanea a un trillo di gioja. Pensare adesso al goffo apparecchio rombante e allo sgomento,all'ansia, all'angoscia mortale dell'uomo che vuole fare l'uccellino! Qua un frullo e un trillo;là un motore strepitoso e puzzolente, e la morte davanti.
Il motore si guasta;il motore s'arresta; addio uccellino!
-Uomo- dite voi,sdraiati qua sull'erba, -lascia di volare! perchè vuoi volare?E quando hai volato?
Bravi. Lo dite qua,per ora,questo;perchè siete in campagna,sdraiati sull'erba. Alzatevi,rientrate in città e, appena rientrati,lo intenderete subito perchè l'uomo voglia volare.
Qua,cari miei,avete veduto l'uccellino vero,che vola davvero,e avete smarrito il senso ed il valore delle ali finte e del volo meccanico.
Lo riacquisterete subito là,dove tutto è finto e meccanico,riduzione e costruzione: un altro mondo nel mondo: mondo manifatturato,combinato,congegnato; mondo d'artificio, di stortura, d'adattamento, di finzione, di vanità;
mondo che ha senso e valore soltanto per l'uomo che ne è l'artefice."
-
"Ehi..Ehi..mi senti? Dì qualcosa" disse Midori, la testa ancora sepolta nel mio petto.
"che cosa?"
"quello che vuoi, purchè sia qualcosa che mi faccia sentire meglio."
"sei molto carina."
"Midori" suggerì lei "mettici anche il nome."
"sei molto carina, Midori" corressi.
"molto quanto?"
"tanto da far crollare le montagne e prosciugare i mari."
Lei sollevò la testa e mi guardò. - "sai che le espressioni che usi tu sono assolutamente uniche?" disse.
"solo tu mi capisci davvero" dissi ridendo.
"dimmi qualcosa di ancora più carino."
"Mi piaci tanto, Midori."
"Tanto quanto?"
"tanto quanto un orso in primavera."
"un orso in primavera?" chiese lei sollevando di nuovo la testa "come sarebbe un orso in primavera?".
"un orso in primavera.. allora, tu stai passeggiando da sola per i campi quando ad un tratto vedi arrivare nella tua direzione un orso adorabile dalla pelliccia vellutata e dagli occhi simpatici, che ti fa: 'senta signorina, non le andrebbe di rotolarsi un po' con me sull'erba?'. Tu e l'orsetto vi abbracciate e giocate a rotolare giù lungo il pendio tutto ricoperto di trifogli per ore e ore. Carino, no?"
"Carinissimo"
"Ecco, tu mi piaci tanto così."
Tokyo Blues, Norwegian Wood - Haruki Murakami
-
Non si passa indenni attraverso l'ammissione del proprio dolore.
Non si passa indenni attraverso i corridoi del proprio passato, delle scelte forzate, delle strade sbagliate, delle canzoni mai cantate o -peggio- interrotte proprio quando sentivi che la tua voce avrebbe potuto tentare quella nota alta, irraggiungibile, estrema.
da "parlami d'amore"
-
Quote:
Originariamente inviata da illusione
"Ehi..Ehi..mi senti? Dì qualcosa" disse Midori, la testa ancora sepolta nel mio petto.
"che cosa?"
"quello che vuoi, purchè sia qualcosa che mi faccia sentire meglio."
"sei molto carina."
"Midori" suggerì lei "mettici anche il nome."
"sei molto carina, Midori" corressi.
"molto quanto?"
"tanto da far crollare le montagne e prosciugare i mari."
Lei sollevò la testa e mi guardò. - "sai che le espressioni che usi tu sono assolutamente uniche?" disse.
"solo tu mi capisci davvero" dissi ridendo.
"dimmi qualcosa di ancora più carino."
"Mi piaci tanto, Midori."
"Tanto quanto?"
"tanto quanto un orso in primavera."
"un orso in primavera?" chiese lei sollevando di nuovo la testa "come sarebbe un orso in primavera?".
"un orso in primavera.. allora, tu stai passeggiando da sola per i campi quando ad un tratto vedi arrivare nella tua direzione un orso adorabile dalla pelliccia vellutata e dagli occhi simpatici, che ti fa: 'senta signorina, non le andrebbe di rotolarsi un po' con me sull'erba?'. Tu e l'orsetto vi abbracciate e giocate a rotolare giù lungo il pendio tutto ricoperto di trifogli per ore e ore. Carino, no?"
"Carinissimo"
"Ecco, tu mi piaci tanto così."
Tokyo Blues, Norwegian Wood - Haruki Murakami
Bellissimo :)
-
Il Piccolo Principe.
"Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il Piccolo Principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse.
"Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora.
"Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa"
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il Piccolo Principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il Piccolo Principe per ricordarselo.
Trovo splendido questo pezzo.
-
che meraviglia :) la parte centrale...quella delle rose...credo di averla postata qualche pagina fa
-
Quote:
Originariamente inviata da °holly°
che meraviglia :) la parte centrale...quella delle rose...credo di averla postata qualche pagina fa
..perdona, ma non ho letto tutte le pagine precedenti :)
-
Non ti muovere.
L'altro giorno sono andata in libreria, ho preso questo libro, ho aperto una pagina a caso ed ho trovato questa frase, che mi ha colpita molto:
[...]
Ma io sto pensando a un filo che vibra nel vento, a un piccolo polso che mi tenga attaccato a terra. Sono io, Elsa, quell'aquilone, sono io che volo. Un trapezio di stoffa stracciato nel cielo e in basso la sua grande ombra che insegue il mio pulcino, il mio pezzo mancante.