Avete ragione..colpa mia....il discorso si è alterato per una mia libera espressione di pensiero...ringrazio chi mi è stato solidale...e faccio a chi ha attaccato la mia ironica frase....
No sul serio...Puff...Lantis...Holly..e non so chi altro....forse non avete capito il senso di quello che diciamo io e altri riguardo quella morte...nessuno di noi è contento perchè è morta...ma 1)siete sicuri che è morta per quel motivo?io ovviamente non prendo per oro colato le notizie giornalistiche 2)in questo minuto che ho scritto questa frase,sono morte minimo 10000 persone, e io non riesco ad essere triste per tutte,anzi,in caso di morti assurde come queste,un sorriso mi ci scappa...
'azzo se sei ridotto male...
Cmq, aggiornamenti d'oltralpe
«Funziona, evviva funziona!». Sono le 10.28 quando nella sala controllo dell'Lhc al Cern di Ginevra arriva la certezza che il più grande esperimento scientifico mai concepito dall'uomo è iniziato. La tensione per un attimo si allenta, scoppiano gli applausi e non mancano le lacrime di commozione. Per molti questo è il punto di arrivo di oltre 20 anni di lavoro e oltre otto miliardi di euro necessari per risolvere problemi scientifici e ingegneristici senza precedenti. Basti pensare che quando il progetto fu approvato nel 1995 gran parte delle tecnologie che oggi lo fanno funzionare nemmeno esistevano.
Ma soprattutto è l'inizio di una nuova era. «È un momento fantastico - esclama Lyn Evan, leader del progetto Lhc - perché ora possiamo finalmente cominciare a svelare com'è nato e si è evoluto il nostro Universo».
Quella di ieri è stata una giornata intensa, cominciata già prima dell'alba al Cern. Il primo passo è avvenuto nei laboratori in superficie del Cern, con la sottrazione di elettroni a migliaia di atomi di idrogeno gassoso per isolarne i protoni che ne costituiscono il nucleo e spingerli fino a circa un terzo della velocità della luce con un acceleratore lineare, assai meno potente dell'Lhc. Il passo successivo è stato l'ingresso di questi protoni "pre-accelerati" in un "booster", un anello che li spinge fino al 91% della velocità della luce convogliandoli poi in una seconda struttura circolare. È il vecchio sincrotrone a protoni costruito 50 anni fa, ma ancora efficientissimo grazie a numerosi upgrade, che a regime sparerà le particelle fino al 99,9999991% della velocità della luce fino a un'energia di 25 gigaelettronvolt. A questo punto il fascio di particelle, più sottile di un capello umano, ma velocissimo, è fatto scendere 40 metri nel sottosuolo per raggiungere l'Sps, il sincrotrone grazie al quale il Nobel italiano Carlo Rubbia, presente al test, ha scoperto i bosoni W e Z. Questo è l'ultimo passo prima dell'Lhc vero e proprio e molti, nella sala controllo in superficie, hanno sicuramente trattenuto il fiato quando intorno alle 9:30 è cominciata l'attesa per il passo finale verso l'Lhc. Che è arrivato con l'ingresso del primo fascio di particelle in senso orario e la conferma che tutti i 27 chilometri dell'anello venivano percorsi senza problemi.
Questo era uno dei punti più delicati dell'Lhc, perché per far curvare particelle che sfiorano la velocità della luce, e poter quindi essere alloggiato nello stesso tunnel costruito anni fa per un acceleratore più piccolo, ha dovuto sviluppare magneti potentissimi.
La prima "iniezione" di protoni in senso orario nell'Lhc è stata un successo anche in termini storici. Nessuno infatti sembrava immaginare, e forse nemmeno sperare, che tutto ciò potesse essere fatto in meno di un'ora. Per gli stessi test, il predecessore dell'Lhc, il collider Lep (Large Electron Positron) aveva richiesto ben 12 ore. L'esito è stato talmente incoraggiante che poco dopo la prima prova gli scienziati hanno deciso di tentare la fortuna una seconda volta, "sparando" i protoni in senso opposto. Una doppietta azzeccata che ha esaltato la comunità di fisici presenti al Cern, ma anche nel resto del mondo. «Ci sono moltissimi giovani che hanno lavorato a questi esperimenti e per costruire questa macchina, e che potranno dire: io c'ero», sottolinea Roberto Petronzio, il presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, che ha avuto un ruolo fondamentale nel coordinare lo sviluppo scientifico e tecnologico del progetto, in particolare nei confronti con l'industria.
Liquidati invece gli allarmismi degli ultimi giorni, anche se in realtà le collisioni tra particelle non avverranno che tra diverse settimane. «L'esperimento è da considerare assolutamente a rischio zero», ha ribadito Luciano Maiani, oggi direttore del Cnr e alla guida del Cern dal 1998 al 2003. «Osservando le stelle - racconta l'astrofisica Margherita Hack - abbiamo guardato indietro nel tempo, fino a osservare l'Universo quando era giovanissimo, 13 miliardi di anni fa. Ma ora con l'Lhc si cercherà di riprodurre le stesse condizioni di temperatura per vedere le particelle che si erano formate all'origine dell'Universo». Il nuovo appuntamento per l'Lhc è fissato alla prossima settimana, quando i due fasci di particelle saranno sincronizzati. E per i primi mesi del 2009 la macchina lavorerà a regime.
Fonte: Al Cern inizia la Nuova Fisica. Un decennio di Big Bang - Il Sole 24 ORE
Sapete che pensavo... Vi immaginate se il nostro universo fosse nato da un esperimento del genere?