io sono una dipendente alitalia servizi e direi che mi frega. in ogni caso casco dalla padella alla brace.
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io sono una dipendente alitalia servizi e direi che mi frega. in ogni caso casco dalla padella alla brace.
grazie lake ;)
saluti
Che prova è se le dichiarazioni sono di Berlusconi che è il soggetto del quale si stanno discutendo le intenzioni??
Le ultime comunicazioni ufficiali di Intesa-S.Paolo sono comunque del 20 marzo e non si parla di acquisire Alitalia:
Intesa SP ha in mente shopping mirato, nulla su tavolo - Yahoo! Notizie - Yahoo! Finanza
Io non escludo che tale acquisizione sia possibile, però di fatto a oggi non ci sono dichiarazioni in proposito se non quelle di Berlusconi.
Bè fossi l'AD di Banca Intesa mi terrei ben lontano dal poccio Alitalia..a meno che non me la vendessero a costo zero! Che già per lo Stato sarebbe un affare, quantomeno eviterebbe le perdite annuali..
Ma una cosa veramente non l'ho capita: perchè il governo ha dato l'ok per una trattativa in esclusiva con airfrance, escludendo altri soggetti SENZA far conoscere a questi ultimi i bilanci e la situazione economica precisa di Alitalia??
Cioè mi sembra una vaccata commerciale; se io avessi qualcosa da vendere cercherei di stimolare il più possibile una concorrenza tra più soggetti per strappare il prezzo migliore.Non facendo conoscere i bilanci è ovvio che nessuno abbia potuto (e possa ora) impegnare in un affare poco chiaro miliardi di euro.
Decidendo di trattare con un unico soggetto (ed avendo per di più l'acqua alla gola) si sono messe le palle di alitalia nelle mani di airfrance, che in questa situazione può facilmente imporre qualsiasi scelta (prezzo, tagli al personale, condizioni).
Nota polemica politica: Ennesima situazione (difficile) gestita veramente alla caxxo di cane dal governo.
Anche la tunisia e l'etiopia hanno compagnie di bandiera...proprio solo noi!!
Ti ontraddici: prima dici che lo stato farebbe un affare ad ammollare Alitalia a terzi e poi concludi lamentandoti dell'assenza di una compagnia di bandiera...
Solitamente quando si cerca di mantenere oscuri i dati dei bilanci passati di una società mentre la si sta vendendo, è perché si ha la consapevolezza che manifestare tali bilanci farebbe scappare il potenziale acquirente.
Lo ammetti tu stesso che ammollare una società in perdita come Alitalia sarebbe un affare.
Sarebbe un'affare liberarsene visto il modo in cui la stanno gestendo e in cui perde soldi; ma ha una struttura imponente ed una flotta di oltre 170 aerei, vorrei sperare che non buttino tutto nel cesso (come stanno invece facendo ora!).
Non mi contraddico: dal momento che hanno deciso di venderla, bisogna ricavarne il più possibile, interessando più soggetti e possibilmente mettendoli in competizione; nascondere i bilanci ed escludere soggetti eventualmente interessati non mi sembra il modo di strappare prezzo e condizioni migliori.
E contro l'esclusione airone aveva anche proposto un paio di ricorsi, a tar e consiglio di stato, quindi si può dedurre che fosse interessata no?
Scegliendo una trattativa in esclusiva si sono messi direttamente a 90, pronti a subire qualsiasi tipo di decisione e condizione che airfrance vorrà imporre.
Risultato: verrà svenduta per 2 soldi (e si è visto il titolo in borsa, crollato tipo del 50% in 2 giorni), verrà tagliata flotta (si parla di tagliare circa 40 aerei) e personale, diventerà una compagnia di serie B gestita da uno dei suoi concorrenti storici, e oltretutto sarà una soluzione orrenda sul piano del prestigio internazionale, lasciando l'italia come uno degli unici stati industrializzati senza compagnia di bandiera.
Ti sembra un bel risultato?
Non mi sembra un bel risultato affatto.
Però è un dato di fatto che il valore di alitalia è praticamente nullo.
I 170 aerei di cui parli non riescono a coprire il deficit.
Quali sarebbero gli interessi di favorire Air France in luogo di Airone? Più logico pensare che Airone si sia data quando s'è resa conto della reale situazione finanziaria della società.
Comunque vorrei dire che in questa storia ci sono tanti paraculi e pochi (se non nessuno) onesto. Vedi le quotazioni del titolo a piazzaffari: oggi fa un +35%; la scorsa volta ha fatto un -25% in mattinata per poi passare a +10% nel pomeriggio (altro +35% in intraday...): se si discutesse di Alitalia con onestà, il titolo sarebbe stato tolto dalle contrattazioni, per riportarcelo a giochi fatti. Non mi stupirei che questi signori coinvolti che parlano parlano parlano, non stiano semplicemente macchiandosi del reato di insider trading...
Ah non lo so per quale motivo abbiano escluso airone e favorito airfrance, è proprio quello che mi chiedo..Anche perchè hanno escluso airone quando ancora questa era interessata, se no non avrebbe fatto ricorso per ottenere la riammissione.
Boh. Di certo la cosa non è stata gestita in modo trasparente nè tantomeno efficiente..al solito potrei dire!
Sulla seconda parte.....è possibile, effettivamente.
Sulla prima parte invece non concordo.....considerando i RIPETUTI ricorsi di AirOne, sicuramente è davvero interessata, quindi è una stronzata da parte del governo impedirle di conoscere i bilanci ed estrometterla dalla trattativa, per motivi che manco io riesco ad immaginare ma che di sicuro non saranno validi.....
Mi sembra di rivedere al contrario la vendita di Alfa Romeo alla Fiat, di fronte ad una Ford che invece fece un'offerta MOLTO più vantaggiosa ed era molto più solida :D
Purtroppo possiamo parlare di quest'argomento per ipotesi, senza sapere, nessuno di noi, come stanno effettivamente le cose. Proprio per questo però, dobbiamo fare ipotesi che abbiano una certa logica.
Nell'esempio che hai citato, di alfa-fiat-ford, la logica era di voler lasciare un marchio italiano in Italia e a una famiglia di investitori mafiosi quali gli Agnelli (non mi dite che non sono mafiosi, visto come è stato gestito per volontà loro il trasporto pubblico in Italia dal dopoguerra a oggi!).
Nel caso Alitalia-Airone-AirFrance non esiste nemmeno questa logica, essendo Airone eventualmente il marchio italiano che tutti vorremmo.
Quel che mi viene da pensare è che Airone si volesse beare proprio della sua italianità per pretendere contributi statali a fondo perduto. Cosa che con AirFrance non sarebbe. Non vedo altre ipotesi logiche.
E' innegabile che la vendita/sventita è stata gestita in maniera contorta/sbagliata e non trasparente.
Basta guardare l'ultimo diverbio tra i ministri Bianchi/Schioppino e la Bonino.
Cioè ci sono i soldi per arrivare a fine anno o no???? :roll: Sembra che non lo sappia nessuno. :roll:
Cmq ritornando ai vostri post se i conti fossero pubblici si sarebbe capito mooolto chiaramente se AirOne,Banca Intesa o qualsiasi altro gruppo fosse interessato o no :)
E' inutile ribadire che avere una compagnia di bandiera per l'Italia non è cosa da poco o da sottovalure (e non menziono i vari problemi delle tratte, ecc...)
Come ha detto saggiamente oggi Bossi, gli imprenditori (in special modo quelli italiani) investono solomente dove il guadagno è sicuro, costante e duraturo. E di certo non lo è il campo dell'aviazione.
Detto questo, ahime, credo che difficilmente possa esistere una cordata italiana, e che molto probabilmente alitalia verrà svenduta ai francesi, con tutti i danni che ne seguiranno, in particolare per malpensa.
gli annunci di berslusconi speculano sulla pelle dei lavoratori :o ora vedete come è facile fare i proclami o pontificare sulla pelle altrui, finche questo succede qui su fuori di testa pazienza, piu di tanto come danno non fanno , ma quando si specula sualla vita dei lavoratori per interessi politici elettorali e darsi una parvenza di moralisti bhe.....questo fa molto riflettere..
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sindacati: «Ci hanno lasciati soli, si sono dimenticati di noi»
Malpensa, tra i dipendenti Sea "a rischio" Tra le avveniristiche strutture dell'hub il morale dei lavoratori è a terra. C'è la consapevolezza dell'imminente declino
AEROPORTO DI MALPENSA (Varese) – Novecento lavoratori a tempo indeterminato in cassa integrazione; altri cinquecento, tra interinali e contratti a termine, che restano direttamente a casa; 891 voli settimanali cancellati. Il «de-hubbing» dell'aeroporto di Malpensa, ovvero il ridimensionamento dello scalo a seguito della decisione di Alitalia di spostare a Fiumicino la quasi totalità dei propri voli si realizzerà ufficialmente a partire dal 31 marzo. Ma la smobilitazione della compagnia di bandiera – e la conseguente riduzione del personale dello scalo – è di fatto già cominciata: il 24 marzo almeno 100 addetti ai servizi di terra (operazioni sui piazzali e carico e scarico bagagli) non hanno visto il rinnovo del contratto a tempo determinato. Tra le avveniristiche strutture dell'hub lombardo il morale dei lavoratori è a terra. C'è la consapevolezza dell'imminente declino e sui volti di quanti avevano legato presente e futuro lavorativo al sogno della Grande Malpensa è dipinta la delusione. Le trattative romane tra i sindacati confederali e il vertice di Air France-Klm sono avvertite come un'eco lontana, perché comunque vadano le cose c'è l'impressione che il loro destino sia ormai segnato. Perlomeno fino a che la Sea non riuscirà a trovare altre compagnie pronte a rimpiazzare gli spazi e gli slot lasciati liberi dalla compagnia di bandiera. Ma questo è un discorso a medio e lungo termine, mentre il ridimensionamento è già dietro l'angolo.
DESTINO SEGNATO - «Ci hanno lasciati soli, si sono dimenticati di noi – commenta amaramente Ezio Colombo, segretario territoriale della Fit-Cgil -. Purtroppo la testa di Alitalia è a Roma mentre il braccio è qui a Milano. A questo punto occorre separare i destini della compagnia da quelli di Malpensa, rinegoziando gli accordi bilaterali e rassegnando gli slot. Un riassestamento del genere richiede tempo, ma ce la si può fare: in due o tre anni questo aeroporto può tornare ad essere competitivo». Mentre i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil cercano di strappare ulteriori garanzie sugli esuberi al presidente del colosso franco-olandese, Jean Cyril Spinetta, a livello territoriale i rappresentanti dei lavoratori guardano già oltre il tormentone "Alitalia sì, Alitalia no": l'abbandono della compagnia di bandiera qui è già una realtà di fatto e la volontà è quella di lavorare per riuscire in tempi ragionevoli a reintegrare il personale che dalla prossima settimana si ritroverà inattivo. La cassa integrazione sarà di tipo «solidale», a rotazione tra tutti i lavoratori Sea dei diversi reparti. Ma tra i dipendenti è forte la delusione e si recrimina sugli errori commessi in passato.
FOSSILIZZAZIONE - «Sarebbe stato meglio aprirsi anche su altre compagnie senza fossilizzarsi solo su Alitalia – dice Donatella Pastorello, rappresentante sindacale dei dipendenti Sea -. Non c'è stata una strategia territoriale a protezione di Malpensa, abbiamo subito anche la concorrenza di Linate e Orio al Serio. C'è stata una grande dispersione e questa oggi è la situazione». «In Italia ci sono un centinaio di aeroporti – aggiunge Marco Giuseppe Zaragarrì, rappresentante sindacale della Uil -, mentre in Francia ce ne sono solo trenta. Oltretutto, nel caso di Malpensa, c'è anche il rammarico per la scelta di puntare tutto su Alitalia lasciandosi sfuggire l'occasione di incrementare la presenza di compagnie come la British Airways e Iberia, che pure avevano mostrato interesse per rafforzare la loro presenza in questo scalo». Ad Alitalia viene poi imputato il fatto di avere operato a Milano con personale di bordo che aveva in realtà la propria base a Roma. «Parliamo di circa 1.200 addetti – fa notare ancora Colombo – che hanno comportato maggiori costi alla compagnia per circa 200 milioni di euro all'anno». Nelle grandi hall di Malpensa la desolazione è palpabile. La scritta "closed" campeggia sui monitor di molti banchi del check in e il numero già ridotto di viaggiatori (nei giorni scorsi sono stati cancellati altri due voli, per Cracovia e Timisoara) fa sembrare l'aeroporto ancora più grande e vuoto di quanto sia realmente. «E il peggio deve ancora arrivare – commenta sconsolato uno degli addetti alla registrazione dei passeggeri -. Da lunedì ci sarà il deserto, quello vero».
(2) lo sfogo dei dipendenti sea «Figli, mutuo: come si fa a tirare avanti?»
«Su Malpensa abbiamo investito anni della nostra vita e veniamo ripagati così. I politici pensano a Fiumicino»
AEROPORTO DI MALPENSA (Varese) – «La verità? È che nella cintura non ho più un buco da stringere. Con una moglie senza un posto fisso, due figli, un mutuo da 800 euro per la casa e uno stipendio che ora è di 1.500 euro ma che con la cassa integrazione diventerà di 1.300. Non so davvero come farò ad andare avanti». Giuseppe ha 50 anni e all'aeroporto ci lavora dal 1989. È uno tra i più anziani dei lavoratori dei check in e la sua amarezza rappresenta il dramma che in tanti a Malpensa stanno vivendo da queste ore. «E non è solo un nostro problema, ma anche di tutti quelli che lavorano nell'indotto. Siamo in diecimila in questa situazione. Su Malpensa abbiamo investito anni della nostra vita e oggi veniamo ripagati così. I politici si preoccupano solo di Fiumicino». La sua non è una voce isolata. «Ci hanno abbandonati – dice un'altra addetta alla registrazione dei passeggeri – abbiamo dei figli, dei mutui e degli affitti da pagare. Nessuno di noi chiede la luna ma solo di andare avanti con dignità».
APPRENDISTATO - Il problema è, se possibile, ancora più grave per chi non ha un'assunzione a tempo indeterminato e non avrà la tutela della cassa integrazione. Come nel caso di Monica e Cinzia, 23 e 24 anni, che dal 2006 si occupano di sicurezza e controllo dei passeggeri lavorando per un'azienda legata a Sea ma con solo un contratto di apprendistato. «Abbiamo paura – dicono -. Viviamo con terrore il cambiamento che ci sarà dal primo aprile. Abbiamo iniziato a guardarci attorno, ma in questa zona c'è poco lavoro. Pensavamo che lavorare qui potesse garantirci un futuro. Invece, in questa situazione, non sappiamo se il nostro contratto, che scadrà nel 2009, potrà essere rinnovato». «Nessuno ci dice niente – raccontano anche Cristina Beneduce, 40 anni, e Concetta Cavalieri, addette alle pulizie di bordo – fino ad ora solo voci di corridoio e nessun preavviso».
GLI STRANIERI - Mahmood Tarik, 31 anni, pachistano, è addetto al carico e scarico delle merci e lavora a Malpensa dal 2005. Ha un contratto da lavoratore interinale che gli veniva rinnovato dalla Adecco. Con il depotenziamento dello scalo si ritroverà a spasso. «Tre giorni fa ci hanno chiamati e ci hanno detto che il 31 marzo dovremo riconsegnare il tesserino. Siamo un centinaio in questa situazione, quasi tutti stranieri in regola». «È una brutta faccenda – aggiunge Kumar Vishal, 33 anni, indiano – ma la nostra anima non ci permette di piangere». Tarik è un grande lavoratore, lui lo sa e ne va orgoglioso: «Ho lavorato senza sosta per dieci ore al giorno, per 27 giorni al mese, saltando anche i turni di riposo. Speravo di essere riconfermato. Invece mi ritrovo senza nulla. Con il mio stipendio mantenevo quattro figli in Pakistan, come farò ora?».
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Cordata italiana, un coro di smentite
Berlusconi: erano solo supposizioni
«La Stampa» cita Eni, Benetton, Ligresti e Mediobanca. Ma il Cavaliere frena. Veltroni: «No a turbative»
(Ansa)
MILANO - Ancora dichiarazioni e smentite sul caso Alitalia, e una denuncia proposta da Di Pietro per turbativa di mercato, mentre la procura di Roma sta monitorando gli avvenimenti. La Stampa aveva riportato in prima pagina un virgolettato del Cavaliere: «Ligresti, Benetton, naturalmente Mediobanca. E ce ne sono molti altri, come l'Eni che ha tante risorse». Aziende e banche che venivano indicati come i nomi italiani che dovevano prendere parte alla cordata per non far cadere Alitalia nella mani di Air France-Klm dopo che mercoledì il leader del Pdl aveva annunciato che la cordata sarebbe stata resa nota «a giorni».
«I FRANCESI SONO NOSTRI CONCORRENTI» - «Pensavo che la trattativa in cui si è impegnato il governo portasse a una fusione con Air France, tipo quello che è avvenuto con la Klm. Pensavo che si creasse un polo franco-italiano, ma questa è un'acquisizione e basta, e io non ci sto», ha detto il Cavaliere nell'intervista alla Stampa. «Come facciamo a dare la nostra compagnia di bandiera ai francesi che sono forti nei nostri stessi settori: dal turismo alle opere d'arte, alla moda. È una follia», aveva aggiunto Berlusconi.
IL DIETROFRONT DEL CAVALIERE - Berlusconi però il giorno dopo, incassate le smentite dell'Eni prima e di Mediobanca faceva retromarcia. L'articolo di prima pagina della Stampa? Invenzioni giornalistiche. «I nomi che sono apparsi sui giornali sono indiscrezioni o supposizioni da parte giornalistica» spiegava ancora il Cavaliere.
MEDIOBANCA ED ENI SMENTISCONO - Del resto sembrava non poter fare altro dopo che prima Mediobanca per bocca di un portavoce «Non c'è allo studio alcuna ipotesi di cordata nè di ingresso nel capitale di Alitalia» e poi l'Eni per bocca dell'amministratore delegato Paolo Scaroni «Alitalia non è oggi nell'agenda di Eni» smentivano ogni possibile intreressamento all'acquisizione della compagnia aerea.
NESSUN COMMENTO - Benetton e Ligresti invece non avevano commentato le indiscrezioni attribuite a Berlusconi uscite sulla Stampa.
DENUNCIA - «L'Italia dei valori presenterà una denuncia alla procura della Repubblica al fine di accertare se vi siano gli estremi di reato nelle dichiarazioni di Berlusconi sul caso Alitalia». Lo ha annunciato il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Per il ministro la procura dovrà valutare «se tali dichiarazioni abbiano prodotto alterazioni o turbato il mercato, visto che un giorno sì e l'altro pure ha fatto credere che vi fosse una cordata pronta a rilevare la compagnia di bandiera. Se vi siano stati, quindi reati di aggiotaggio e/o insider trading». La procura di Roma, riportano ambienti giudiziari, sta seguendo con attenzione le indiscrezioni sulla trattativa per la cessione di Alitalia e la loro possibile incidenza sulle oscillazioni del titolo. La procura non ha ancora aperto alcun fascicolo di indagine al riguardo, ma è pronta a valutare il materiale che dovesse emergere nell'ipotesi di un'istruttoria da parte delle autorità di vigilanza.
PALAZZO CHIGI - E le supposte affermazioni di Berlusconi provocavano anche la reazione infastidita di Palazzo Chigi: «Il governo non può commentare annunci sui giornali, non si è mai visto che si commentino annunci sui giornali. Il governo non può commentare, commenterà, semmai, quando e se si manifesterà una offerta concreta da parte di imprenditori».
VELTRONI - Ma la risposta più dura a Berlusconi arrivava dal leader del Pd Walter Veltroni: «Di quattro nomi annunciati da un uomo politico per la cordata, due hanno già smentito. Questo è un tema su cui non si possono inventare battute, affermazioni non sostenute dalla realtà, perché pensate che difficoltà si può creare sulla trattativa con le turbative di certe affermazioni».
LA CONTROREPLICA DI BERLUSCONI - Le parole di Veltroni scatenavano la reazione di Berlusconi che interveniva nuovamente sulla vicenda. «Io non ho inventato nulla, io non ho mai fatto nomi» spiegava Berlusconi.
BORSA - Intanto dopo l'apertura della Borsa valori di Milano, il titolo Alitalia è rimasto sospeso a lungo per eccesso di rialzo. Alla fine il titolo ha chiuso e contrattazioni a 0,64 euro, con una valorizzazione del 10,86% sulla chiusura di mercoledì.
CONSOB - Da segnalare poi l'intervento della Consob che ha dichiarato di aver messo in atto un «attento monitoraggio» della situazione Alitalia e di aver effettuato quelli che ambienti della Commissione definiscono «interventi di competenza».
corriere della sera
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Continuate pure a dire su a Berlusconi intanto con la sua uscita la compagni afrancese ha voluto ritrattare e ripresenterà l'offerta. Almeno lo prendiamo meno nel culo si a a livello finanziare che a livello di personale in esubero.
:evil: Dite pure su a Berlusconi :evil:
Poi vedremo se la cordata di materializzaerà o no :)
In effetti non vedo su cosa si possa criticare berlusconi in questo caso...
articolo
AirFrance rompe le trattative.
Chissà se è un bene o un male :roll:
il mio pensiero è sempre lo stesso. nessuno la compra, dichiarerà fallimento e noi pagheremo i disoccupati
3/4/08
In un vicolo cieco: Romano Prodi non riunirà il consiglio dei ministri, perché «un consiglio dei ministri non potrebbe dire nulla». Ma la colpa, dice a sorpresa il capo del governo uscente, è dei sindacati: «Certamente è stato un grave errore quello di rompere, perché la prospettiva era seria e concreta» con Air France, e «i sindacati se ne devono assumere la responsabilità». Per il governo è chiaro, come ha detto Tommaso Padoa-Schioppa ieri alla Camera, che «tutte le carte ormai sono state giocate»; oltre ad Air France per l’Alitalia c’è solo il fallimento.
Padoa-Schioppa resta convinto che la maggior parte del personale dell’Alitalia sia favorevole alla soluzione Air France; mentre alcuni dirigenti sindacali si illudono che si possa andare ancora avanti a forza di denaro pubblico. Un commissariamento a norma della legge Marzano dovrebbe comunque essere preceduto da una dichiarazione di insolvenza; dopodiché, per limitare le perdite, più di metà degli aerei dovrebbero smettere di volare. Con la legge Marzano la Parmalat si è salvata, ma «Parmalat era industrialmente sana e in gravissima crisi finanziaria, mentre Alitalia ha un indebitamento fisiologico ma un conto economico cronicamente in rosso» ha detto il ministro ai deputati ieri.
LaStampa.it
Per una volta sono d'accordo con Prodi.
Fossi un dipendente Alitalia gradirei vedere impiccati per le palle tutti questi "capetti" sindacali, che per "salvare" qualche centinaio di posti (e apparire in qualche Tg) ne hanno messi a rischio molte migliaia.
Hanno tirato un po' la corda (giustamente) ed insieme alla prospettiva di una proposta italiana hanno ottenuto nuove concessioni;ma l'hanno continuata a tirare e alla fine si è rotta.
Sono dei poveri dementi; in una trattativa ognuna delle parti deve concedere qualcosa ed andare incontro all'altra se no ben difficilmente si può arrivare ad una soluzione.
Ora si va verso il commissariamento, e poi??
Visto che ulteriori pompate di soldi pubblici sono vietate dalla UE, si finirà al fallimento, non ci sono molte alternative. Aerei a terra o venduti all'asta, compagnia smantellata, migliaia di dipendenti senza più lavoro.
Che schifo.
I sindacati di questo tipo, che impediscono ogni soluzione e sono capeggiati da minorati mentali, hanno una bella fetta di responsabilità nella rovina dell' Alitalia..e dell'Italia intera.
Misteriosamente tutti quelli che ridicolizzavano il Berluska per la sua proposta di cordata italiana ora ci sperano..:roll:
Già una cordata di imprenditori non credo si metta insieme in pochi giorni; ora, visto l'atteggiamento del governo (che non ha messo a disposizione i bilanci) e la rigidità insensata dei sindacati (che non vogliono cedere nulla, anzi magari vorrebbero qualche aumento di stipendio e qualche assunzione in più!!) credo che passerebbe la voglia a chiunque.
Prendere una compagnia che perde milioni di €, si blocca per sciopero 2 giorni si e uno forse ed è sindacalizzata in modo tale da non permettere nessuna ristrutturazione o riorganizzazione, non è una prospettiva molto invitante.
Io sono ironico eh...! :)
Però sono serio quando dico che adesso potremo renderci conto di quanto fossero vere certe sue affermazioni e quanto no...
Comunque a suo tempo non l'ho ridicolizzato per la vicenda Alitalia il Berluska; personalmente sono convinto che egli abbia tentato di cogliere l'occasione al volo: salvare Alitalia e avere come guadagno un grande vantaggio elettorale. Quindi ha cercato di mettere insieme un po' di investitori, ma non c'è riuscito. Purtroppo; se ci fosse riuscito sarei stato contento, nonostante non mi sia simpatico so ammettere gli altrui eventuali meriti.
Bè Prodi giusto ieri ha detto che "auspica" che questa cordata si concretizzi, quindi almeno lui era serio...:D
Lui comunque ha sempre parlato di prospettive e di soggetti interessati, non è che ha mai dato nessuna certezza..
Nonostante tutto, comunque, questa possibiltà ha contribuito quantomeno ad un miglioramento della prima offerta di airfrance.
Meglio che niente (anche se, come dissi un po' di tempo fa, avrei comunque preferito una soluzione italiana), e soprattutto meglio del fallimento.
Sinceramente io, anche se avessi qualche centinaio di milioni di € da sbattere via, visto l'andazzo non li butterei certo in Alitalia.
Di assistenzialismo ne fa già abbastanza lo Stato!
Ritrovarsi in mano un baraccone non competitivo e ingovernabile per via dei sindacati penso possa scoraggiare qualunque investitore.
Quindi secondo te, se non ci fossero stati i sindacati Alitalia adesso sarebbe un'impresa florida?
Mi sembra una posizione molto riduttiva.
Che tu mi dica che in questa situazione, con l'acqua alla gola che Alitalia ha, presentare troppe pretese potrebbe essere controproducente, sono d'accordo, o quanto meno potrei esserlo se sapessi bene come stanno le cose.
Però esistono tantissime società che funzionano benissimo, nonostante la presenza dei sindacati.
Non pensi che i primi responsabili della finaccia di Alitalia siano stati coloro che l'hanno gestita, cioé i suoi dirigenti di primo livello foraggiati a suon di milioni di euro l'anno?
Per me avete entrambi ragione, almeno in parte.....nel senso che Alitalia, come la Fiat fino ad alcuni anni fa, è stata gestita DA CANI perchè "tanto lo Stato ci aiuta".....e poi da sopra si sono messi anche dei sindacalisti stronzi che, come giustamente detto da Wittman, fingono di proteggere i lavoratori ma in realtà finiscono per metterla loro in quel posto a causa di sciocche manie di protagonismo che li accecano.
Non riescono proprio a capire che spesso è necessario sacrificare qualcuno per salvare tutti gli altri, perchè in caso contrario affonda l'intera barca, con perdite MOLTO maggiori....ma evidentemente è un concetto troppo difficile da assimilare.....
Personalmente anch'io preferirei una soluzione italiana, ma sono comunque incazzato per il MOTIVO per cui AirFrance s'è ritirata, e cioè stupide pressioni sindacali.....avrei preferito motivi più strettamente legati al mercato....che so, avevano pensato non fosse conveniente, hanno avuto informazioni riservate fondamentali, e altre cose così.....ma sinceramente sapere che si sono ritirati perchè i sindacati hanno (come al solito) rotto le palle mi dà veramente sui nervi.
Il sindacato fa il ruolo di mediazione fra gli acquirenti, il venditore e i lavoratori. Non che voglia difendere il sindacato, ho una grande pregiudiziale nei suoi confronti, soprattutto riguardo alla triade uil-cisl-cgil, però vorrei conoscere un po' meglio quali erano le proposte di air france e dello stato italiano riguardo ai lavoratori alitalia.
Non mi stupirei che i sindacati si siano irrigiditi con air france per ottenere qualcosa dallo stato, mi riferisco a quegli strumenti che potrebbero rendere indolore la riduzione di personale...
Quindi se qualcuno sa gli effettivi termini del NON-accordo che li esponga e poi se ne può parlare e giudicare...
Non ho detto che è solo colpa dei sindacati...un po' di giorni fa ho detto che la colpa è da dividersi tra manager incompetenti, politici che hanno scelto i manager e sindacati.
Certo l'avere una sindacalizzazione eccessiva, che ha impedito qualsiasi tipo di riorganizzazione dell'azienda ha contribuito pesantemente ad arrivare a questa situazione.
Il personale troppo numeroso e male utilizzato è uno dei motivi per cui la compagnia non è comptetiva, ha prezzi maggiori delle concorrenti e non ha fatto che perdere anno dopo anno quote di mercato; sindacati che si sono strenuamente opposti a qualsiasi tipo di riduzione, spesso con scioperi selvaggi che hanno causato gravi disagi agli utenti (incolpevoli) e gravi danni all'immagine della compagnia, hanno impedito la risoluzione di questo problema.
I sindacati sono utilissimi, ma solo fino a quando tutelano gli interessi dei lavoratori senza danneggiare l'azienda; se per tutelare gli interessi dei lavoratori contribuiscono alla "morte" dell'azienda diventano nocivi, esattamente come parassiti che sfruttano l'ospite il più possibile ma poi ne causano la morte, morendo conseguentemente anche loro.
Se Alitalia fallirà e TUTTI i dipendenti rimarrano col culo per strada, vorrei sapere quale utilità avrà avuto la posizione rigida dei sindacati che si sono sempre opposti a qualunque cambiamento.
E questo vorrei chiederlo ai dipendenti stessi dopo il fallimento della compagnia..