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All'attacco di Rai3

  1. #1
    obo
    .
    32 anni
    Iscrizione: 23/9/2005
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    Predefinito All'attacco di Rai3

    ROMA - Un editto soft, una goccia cinese che scava la roccia fino all'obiettivo finale: addomesticare la Gabanelli, Fazio, la Littizzetto, Bertolino, "Parla con me", ridimensionare, cancellare forse. Silvio Berlusconi l'ha anche detto: quei programmi di Raitre non mi piacciono.
    Senza i toni concitati di Sofia, ma l'ha detto. E da tempo il direttore generale Mauro Masi lavora per trovare un sostituto di chi Raitre la dirige con quei volti, con quegli artisti. Gioca di sponda, propone nomi su nomi, cerca professionisti dal curriculum impeccabile. Non spiega esattamente per quale motivo, ma va sostituito Paolo Ruffini, che gestisce la baracca da sette anni. Il resto, la normalizzazione dei programmi sgraditi, verrà da sé. "Dove lo vede Silvio tutto questo comunismo a Raitre, cosa c'è di anormale? Se il problema è che Fazio è un uomo e io una donna, ci operiamo. Così rientriamo nei loro canoni di normalità", scherza Luciana Littizzetto, appuntamento fisso del week-end di Che tempo che fa, pubblico trasversale, risate a sinistra e a destra. Magari questo dà fastidio.

    La Rai della nuova era Berlusconi non vuole mandare nessuno a Casablanca, ma qualcuno a casa sì. Il pressing sul Partito democratico per avvicendare i vertici di Tg3 e Raitre e incrinare un'identità non è solo un'indiscrezione. Comunque ci sono anche gli indizi, i dati di fatto: l'intenzione resa esplicita da Masi di togliere la tutela legale a un programma di inchiesta che giocoforza si porta dietro grane su grane come "Report". E un giallo finora rimasto sottotraccia su "Che tempo che fa". Il contratto tra Rai e Endemol, la produzione del programma, non è ancora stato firmato. Un ritardo che appare poco tecnico e molto politico a sole tre settimane dalla messa in onda (3 ottobre).


    Il senso di Raitre secondo Fazio è "mettere in luce la vera funzione del servizio pubblico: che è somma di voci, non sottrazione. È scambio di idee, pluralità, polifonia in una grande azienda culturale". L'idea di chiudere qualche bocca (e qualche programma) "mi sembra ancora prima che sbagliata anti-moderna. La televisione di tutti deve far parlare tutti anziché limitarsi a non dire niente".

    Semmai la critica rivolta a Fazio è quella di essere troppo moderato, poco cattivo, accomodante. "Ma capisco l'imbarazzo di alcuni. Da noi si respira un'aria di libertà, per altri invece è scontato che i programmi si costruiscano sentendo le segreterie dei partiti".

    Il paradosso dello scontro campale giocato sulla pelle di Raitre è che tutti i programmi sono ormai in rampa di lancio. "Parla con me" scatta il 29 settembre, "Report" cascasse il mondo, anche senza copertura legale, l'11 ottobre, Fazio la settimana prima. Ruffini gira come una trottola per le conferenze stampa della nuova stagione. Poi torna in trincea, nell'ufficio al primo piano di Viale Mazzini. Non pronuncia mai la parola censura, ma difende il carattere della rete che fu del maestro Guglielmi, il suo essere portabandiera del servizio pubblico. "Un'offerta multipla arricchisce la Rai, non la penalizza.

    Il pluralismo è patrimonio collettivo", dice Ruffini. E se la direzione generale la pensa diversamente, commette un errore. "Perché fare delle tre reti un indistinto omogeneizzato? Avremmo l'effetto McDonald, che ha gli stessi panini in tutte le parti del mondo".

    Dicono le malelingue che un ottimo uomo Rai come Giovanni Minoli sarebbe disposto a ridimensionare i volti noti e di successo della rete, sbarcando al posto di Ruffini. Dicono che non si preoccupi dell'opposizione dei consiglieri del Pd, pronto a incassare soltanto i voti della maggioranza. Ma dagli artisti, ai dirigenti e ai 100 lavoratori della terza rete, Ruffini continua a ottenere in queste ore sostegno e riconoscimenti che superano persino la prova del settimo anno di vita in comune.

    Il direttore di Raitre sarà in piazza il 19 per la libertà di stampa. Anche Milena Gabanelli parteciperà. Con l'occhio sempre attento allo sviluppo della trattativa con la Rai per la tutela legale. "Report" punta allo scudo di Viale Mazzini perché se si crede in un prodotto lo si difende, altrimenti lo si cancella. E la filosofia della stakanovista Gabanelli è che delle due l'una: o si lavora pancia a terra a caccia di scoop o si perde la giornata a parlare con gli avvocati. "Ruffini - racconta Fazio - ha sempre garantito a me e alla mia squadra condivisione del progetto e assoluta autonomia. Sono elementi essenziali di qualsiasi lavoro, compreso il nostro".

    Eppoi gli ascolti di Raitre vanno bene, dunque la "prima domanda non è chi al posto di chi, ma perché. Perché bisogna cambiare?". Per creare un coro monocorde al servizio del pensiero unico berlusconiano? "Nel servizio pubblico devono esserci tante verità - dice Ruffini - . Questa è la sua missione, nel rispetto degli spettatori, dell'editore, delle persone. Si vuole invece una verità di Stato? Allora siamo in Unione sovietica".

    La Littizzetto, con la sua leggerezza, spiega bene cosa non va nell'assedio al fortino di Raitre. Per la comica c'entra la politica sì, ma anche "una grande confusione del Paese in cui nessuno si fida di nessuno e proliferano i più realisti del re". Gli ospiti di "Che tempo che fa" davvero importanti, davvero graditi dal pubblico non sono i Prodi, i Veltroni, gli esponenti della sinistra che secondo i falchi del Pdl occupano le poltrona bianca di fronte a Fazio senza contraddittorio e senza un bilanciamento di ospiti a destra. "Il nostro merito è di mettere in onda volti nuovi, assolutamente spiazzanti. Ceronetti non ha niente di televisivo, è un personaggio inconsueto, fuori dal coro e dal circuito. Eppure la sua presenza dà i brividi". L'"alto" dello scrittore torinese, il "basso" delle battute fulminanti della Littizzetto pochi minuti dopo. Anche questa è Raitre. "A Ruffini darei il Telegatto", esclama Luciana. Ma i vertici della Rai appoggeranno la candidatura?
    La destra all'assedio finale del fortino rosso di Raitre - Politica - Repubblica.it
    già che report non ha copertura legale per i suoi giornalisti è un casino..
    ***** rai3 è l'unica delle tv che ha programmi che guardo con piacere e la stanno conformando alle altre reti. che due coglioni... è l'unica che con blob per esempio, mostra altre cose, da una diversa visione dei fatti. che due coglioni..


  2. # ADS
     

  3. #2
    Dovahkiin
    Utente cancellato

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    Ah, cara vecchia libertà di stampa.

  4. #3
    Se muoio rinasco P S Y C H O
    da Estero
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    RAI 3 è l'unica TV che vedo con piacere.

  5. #4
    Sedobren Gocce
    Ospite

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    Quote Originariamente inviata da Abel Balbo Visualizza il messaggio
    RAI 3 è l'unica TV che vedo con piacere.

  6. #5
    Sempre più FdT
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    santoro non ha i contratti per travaglio e vauro.......fazio e la littizzetto non hanno i contratti..,....report non ha copertura legale......chi mi parla ancora di libertà lo uccido......ma poi posso capire per travaglio e report, ma perchè bisogna avere paura dei comici???......uno disegna e l'altra spara cavolate su news strambe.....e qualche volta prende per il culo i signori sia di destra che di sinistra...

  7. #6
    FdT-dipendente
    Donna 30 anni da Caserta
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    Quote Originariamente inviata da Abel Balbo Visualizza il messaggio
    RAI 3 è l'unica TV che vedo con piacere.
    Idem.

  8. #7
    pls Paperoga
    33 anni
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    Quote Originariamente inviata da drkheart Visualizza il messaggio
    Ah, cara vecchia libertà di stampa.
    Cos'è??

  9. #8
    Sempre più FdT
    Uomo 53 anni da Firenze
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    ballarò, annozero, e report, sono gli unici programmi che guardo volentirise me li tolgono, prendo il elevisore e lo scaravento dalla finestracosì non paghiamo piu il canone rai in casascherzi a parte, la soluzione esiste ed è semplice, si chiama INTERNETcosì non ci sarà piu duo polio, trio polio, direttori zerbini, giornalisti ruffiani, ecc. o magari ci saranno, ma dovranno guadagnarselo il consenso, e non sarà facile, perchè li la concorrenza sarà reale, e non virtualee allora voglio vedere

  10. #9
    obo
    .
    32 anni
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    boom
    Dure critiche alla decisione annunciata del cd di Viale Mazzini
    E l'Usigrai attacca: "Scandalose nuove nomine"


    Ruffini cacciato da Raitre, è polemica
    Protestano anche Floris e la Dandini


    Bersani: "Vergognosa ingerenza della politica"



    Giovanni Floris


    ROMA - Provoca reazioni e fa discutere, il caso Ruffini. Direttore di una Raitre in ottima salute, per ascolti e gradimento, ma a cui il dg Mauro Masi ha già annunciato che verrà sostituito, nel corso del cda di mercoledì prossimo. E così, oggi, è il giorno delle proteste. A partire da quelle di due dei volti più noti della rete: Giovanni Floris e Serena Dandini.

    "Credo che uno come Ruffini - dice il conduttore di Ballarò sul sito di Articolo 21 - ogni azienda starebbe attenta a tenerselo stretto, essendo quello che ha tirato su la rete migliore, con i migliori ascolti e la migliore qualità". E dunque "io penso che se il Consiglio di amministrazione e i vertici Rai si occupano di Raitre debba essere solo per confermare una volta per tutte Paolo Ruffini ed evitare che si vada avanti ogni settimana chiedendosi se viene o no sostituito il direttore". Ma questo non avverrà, come Masi ha già confermano a colui che sarà allontanato.

    Anche la Dandini - che su Raitre conduce il talk show Parla con me- interviene, semopre sulle pagine web di Articolo 21: "Per usare una parola gentile, l'idea di mandar via Ruffini mi sembra quantomeno inopportuna. E' assurdo, il mondo sembra andare al contrario: lo si vuole punire perchè è andato troppo bene?. E' vero che il presidente del Consiglio ha più volte fatto capire che Raitre è una rete che non gli piace, ma dal momento che ce ne sono altre, in tv non è mica obbligato a guardarla, può cambiare sempre canale...".


    Ma ci sono anche altre dure critiche. Come quelle di Dario Franceschini: "Nominare il direttore di rete - dice, intervenendo all'assemblea del Pd - non è compito della politica, ma chiedere al governo di rispettare l'autonomia della tv pubblica è compito della politica". Pure il neosegretario Pierluigi Bersani interviene: "Vergognosa la continua pretesa della politica di voler dettare legge nel mondo dell'informazione".

    Ancora più netti, in una nota congiunta, il senatore del Pd Vincenzo Vita e il parlamentare dell'Idv Giuseppe Giulietti: "Cacciando Ruffini - dichiarano - non vogliono soffocare solo Raitre, dando esecuzione ad una rappresaglia più volte annunciata dai fedelissimi del presidente del Consiglio".

    Ma ci sono anche altre ragioni di scontento, nel servizio pubblico. Ad esempio oggi il segretario dell'Usigrai (il sindacato interno dei giornalisti) Carlo Verna attacca: "Non ci risultano reti e testate scoperte - fa notare - ci risultano, invece, colleghi autorevoli senza incarico e stimiamo al momento per difetto un costo di quattro milioni di euro in un anno per le assunzioni dall'esterno. Quando ci si renderà conto che tutto ciò è scandaloso?".
    io non ho più parole.

  11. #10
    Wowbagger Jo Constantine
    Uomo 32 anni da Roma
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