E auguri a noi! ^^
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E auguri a noi! ^^
Come ho scritto su Facebook:
Auguri Italia...tanto criticata ma da me tanto amata. Non ti cambierei per nessun'altra nazione al mondo,sei unica. Dai ravioli alla ferrari, dal gelato allo spumante e al vino. Da Trento ad Agrigento. Ti amo, da sempre. Ancora auguri.
Sono arrivata a 00:43 del video e mi è venuta una tristezza allucinante.
Chissà che effetto avrebbe questo video su tutti quelli che hanno il culo svaccato sulla loro bella poltrona da anni e in verità sono i maggiori responsabili della merda che c'è stata nel nostro paese. Che amarezza.
questo video qui ci sta bene
http://www.youtube.com/watch?v=InwJJnzYHeI
Ottimo, ottimo davvero.
E' gratificante.
(Ma la Santanchè è caduta dal seggiolone da piccola?)
E' il colmo.....davvero.
Trovo un'arrampicata sugli specchi contestare la festa, quali che siano gli argomenti addotti per giustificarlo, sarebbe come se uno dicesse "mia madre compie gli anni ma il suo compleanno non vale la pena festeggiarlo" :lol:
Al limite si potrebbe contestare la data dell'unità; io la farei risalire al 20 settembre 1870, altri al 4 novembre 1918, altri direbbero che in fondo l'unità è ancora da farsi...
Che poi uno non si senta motivato a partecipare è un altro conto. Personalmente trovo che sia importante ritrovarsi almeno una volta ogni cinquant'anni ad esporre fuori dal periodo dei mondiali di calcio quella bandiera in cui gente a cui possiamo solo dovere del rispetto ha creduto tanto, che ci permette di andare da Milano a Napoli senza dover cambiare quattro volte di valuta e di essere non dico rispettati, ma almeno un po' meno sfottuti quando andiamo all'estero.
Che poi la storia post-unitaria ed il presente dell'Italia siano una cloaca è fuor di dubbio, ma oggi si festeggia l'idea. Idea di una nazione grande e prospera che è stata sempre tradita, perché subito dimenticata. Ma se ricominciassimo tutti a crederci?
Ah, utopia. Le pantegane hanno strappato il rosso ed il bianco e della bandiera han tenuto solo il verde. Non ci sono le condizioni per riprendere il programma di Mazzini. Però in fondo anche un'occasione di cordoglio merita una festività. Si dice che ogni famiglia italiana abbia avuto un morto nella Grande Guerra. Ricordateli, anche se pensate che sono tutti morti invano.
Quando finirà la storia dei polentoni e dei terroni ci sarà da festeggiare.
C'è sicuramente gente che dice "Fiero/a del nord/sud! Per fortuna non sono del sud/nord" e poi a questa "festa" tutta sorridente.
Altro che unità, l'Italia è unita solo per pochi italiani.
non mi offendo solo perché non mi conosci affatto, né probabilmente leggi i miei post su questo sito e quindi non puoi sapere che io non sono uno di quelli che parla a càzzo, che generalizza o che parla solo per "sentito dire"!
ma sappi che la storia che tu conosci è stata scritta, ma mai raccontata...
mi sono documentato un pò, ho letto qualche libro e qualche saggio e ho scoperto che l'Italia non è divisa tra Polentoni e Terroni, ma tra Ignoranti e Ipocriti!
hanno festeggiato al Nord, eppure al Nord pensano che il cancro dell'Italia è il Sud, che senza Sud l'Italia sarebbe uno dei paesi+ricchi del mondo;
hanno festeggiato al Sud, perché al Sud non sanno che ciò che la storia(scritta) chiama "liberazione" o "unità", in realtà non è nient'altro che un' "invasione" oltre che "sottomissione" del Sud al Nord.
Cavour fu uno dei fautori dell'Unità, eppure al Sud non c'è mai stato.
e non tutti sanno che il Sud dei Borbone era la terza potenza mondiale nel 1860...e ora??una delle zone + depresse d'Europa
@Holly tu queste banalità "le avevi sentite dire"??? le sapevi??
io mi fermo quì, ma se ti interessa sapere altro chiedimi...;)
per quanto mi riguarda, se dovessero istituire la festa dell'italiano io sarei il primo a festeggiare, perché sono fiero di essere italiano...ma se tu mi vuoi portare in piazza per festeggiare quella che io vedo un'invasione, allora NO,GRAZIE!;)
Forse NAPOLI era la terza potenza mondiale...certo non l'intero regno, cerchiamo di non sparare eresie tanto per rimpiangere quel regno imbelle che infatti è crollato come un castello di carte non appena la popolazione ne ha avuta l'occasione.
Senza contare che già PRIMA c'erano stati svariati moti anti-borbonici, non è che fossero tutte rose e fiori...
E senza contare la situazione delle scuole, delle università, delle infrastrutture e del sistema industriale, settori in cui il nord era avanti anni luce.
Se tutte le "invasioni" fossero così, mi farei invadere molto volentieri da chiunque altro :183:
Non fare come Abraxas o Sirena Partenope, dai...di piagnoni che rimpiangono i Borboni ci bastano già quei due, qua dentro...
quel che io so che ci sono delle diversità culturali fra nord e sud, esistono e quanto tali vanno preservate. questo è un fatto incontestabile.
non so quale sia la tua fonte. però trovo che dimentichi completamente il fatto che l'immagine culturale di italianità sia un dato di fatto.
il fattore culturale è diverso dai fattori sociali, politici, economici.
la questione meridionale è un fatto innegabile. ma dire "ignoranti" e "ipocriti" è riduttivo. io ti parlo di una realtà meridionale che conosco direttamente, in quanto è la realtà entro la quale io sono nata e cresciuta. è incontestabile che le differenze ci siano, che siano notevoli, da diversi punti di vista, in primis da un punto di vista economico.
io non voglio proprio offendere nessuno, ma ridurre la questione a due macroscopiche categorie è piuttosto generalizzante. la diversità nasce in primis da ragioni geografiche. non dimentichiamo che la cultura e la maggior conoscenza, nell'800, dell'abitante del settentrione italiano deriva fondamentalmente da un suo essere propriamente al centro di dati eventi storici, cosa che chi abitava al sud non era. il resto è storia, ma è anche un magna-magna.
ma a me non risulta che il sud sia stato composto di soli ignoranti o il nord di soli mangiatori di soldi.
la prospettiva storica entro la quale si vorrebbe definire quella del meridione italiano "invasione" ha molti punti che potrebbero essere contestati.
in primo luogo, nella definizione geografica d'italia, risalente almeno al I sec. a. C., l'italia comprende la zona al di sotto delle alpi, sino a giungere alla "punta dello stivale". l'insieme di conoscenze che determinano la cultura italiana sono a un livello più alto, che non conosidera la specificità locale (da quel punto di vista troveremmo differenze sostanziali anche fra zone circoscritte contigue), è simile. c'è un bagaglio di conoscenze che determina un'identità comune, in parte pre-esistente alla data d'unità, in parte costituitosi dopo. anche nel caso di una costruzione posteriore di una cultura italica (e per cultura in questo caso intendo la definizione utilizzata in ambito di antropologia culturale di "insieme di conoscenze"), non possiamo più far nulla, perché saremmo anacronistici a contestare qualsiasi cosa. per farti un esempio stupido: la mancanza di una lingua parlata comune. sì, prima di allora non c'era. ora c'è. attaccarci ora al fatto che quella lingua nell' '860 non ci fosse sarebbe fuoriluogo.
il discorso da te fatto, che divide dei cosiddetti ipocriti da altri cosiddetti ignoranti generalizza perché non tiene conto di diversi fattori e di diversi avvenimenti storici post-unitari. in ogni caso a me pare che l'economia agraria vigente nello stato borbonico ottocentesco fosse quella del latifondo, come a me pare che non si possa parlare di "questione meridionale" prescindendo da giolitti.
in ogni caso dire "ignoranti" e "ipocriti" coinvolge direttamente le masse in modo inopportuno, dal momento che il potere decisionale non era nelle loro mani, né tanto meno è loro responsabilità qualsiasi avvenimento storico allora accaduto.
paradossalmente, se ricollegato a un ambito ludico, la definizione "polentoni" e "terroni" ha più senso. si tratta di definire delle diversità culturali innegabili. definirli ignoranti e ipocriti invece si ricollega all'atto stesso di attribuire delle responsabilità.
non si può trattare la questione meridionale così semplicemente - io non provo a farlo perché mi mancano nozioni fondamentali di storia, perché il mio ambito è quello letterario. e soprattutto non si può esaminare il fenomeno ricollegato solo a un ristretto periodo storico.
Paese mio, mi fai tanto vergognare a volte ma non tu, le persone che ti abitano e in particolare le persone che si trovano su determinate poltrone.
Ma per il resto sei bellissima, mentre passeggio per Firenze mi sento fierissima.
Quoto Lucien.
ho annerito quella frase perché è la conferma a ciò che ho iniziato a pensare al terzo rigo: ottima proprietà di linguaggio, vocabolario forbito e hai dato un'ottima dimostrazione di come riesci ad argomentare bene fatti che probabilmente non conosci bene, o non conosci affatto!
non prenderla come un tentativo di offesa o di presa in giro, anzi sono serio e lo penso davvero!:)
non discuto quello che hai detto(benché mi sia perso a metà del discorso, e abbia iniziato a capirci sempre meno:P), ma purtroppo quello che voglio dirti è che la Storia non è una "scienza esatta". molto probabilmente quella che è arrivata a noi non è la "vera Storia", ma soltanto una storia "raccontata", plasmata e modellata.
si dice che Garibaldi sia stato l'eroe dei "due mondi", vero? ma se davvero fu un eroe in Sudamerica, xké poi se ne tornò in Italia??te lo 6 mai chiesto?
si dice che Garibaldi sia stato il grande eroe dell'Unità d'Italia combattendo in prima persona tutte le battaglie(o la maggior parte di esse!). eppure c'è chi lo descrive come uno dei primi criminali di guerra della Storia contemporanea. si parla di corruzione, ma anche del fatto che in realtà mandava avanti i suoi soldati e lui li raggiungeva a battaglia conclusa, anche perché fisicamente era storpio e non poteva combattere.
l'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II dove avvenne??
Pontelandolfo e Casalduni ti dicono niente??
questi sono alcun esempi...se vuoi te ne farò altri! @Holly
è sì vero che io studio materie letterarie e filologiche, ma è anche vero che ho fatto i miei esami di storia. in ogni caso, per fare qualsiasi esame di letteratura, devo necessariamente conoscere il periodo storico relativo.
comunque... la storia può essere "raccontata" alle superiori. a livello di studi "alti", nella maggior parte dei casi c'è un cospicuo lavoro sulle fonti. la storia è una materia di studio oggettiva dall'illuminismo in poi, quando non è più opera di massima oratoria (concezione precedente al '700). all'università non c'è nessuna storiella. c'è un lavoro di ricostruzione fatto sulle fonti.
in ogni caso rimane sempre una realtà oggettiva dei fatti e le varie interpretazioni che ne sono state fatte in un secondo momento.
esempio stupido: secondo alcuni punti di vista, Alessandro Magno è stato un grandissimo conquistatore, ma, esaminato da un altro, è stato un assassino. Qual è l'interpretazione giusta? Come posso definirla? Non mi rimane soltanto da costruire quello che è realmente successo?
Per quanto riguarda la realtà su Garibaldi, non credi forse che se tu ora hai letto da qualche parte che poteva essere uno storpio, evidentemente c'è un lavoro storico di ricostruzione e di studio delle fonti che ti hanno portato a leggere che Garibaldi era storpio? Non è lo stesso lavoro che fa chi scrive i libri di storia?
In ogni caso è normalissimo che la storia che tutti conosciamo non sia la stessa che viene studiata all'università. Ha un approccio diverso. La storia raccontata e semplice è quella che uno DEVE conoscere dopo le superiori. Ma è anche normale che a quel livello d'istruzione non si possa fare un'analisi approfondita delle vicende storiche. E questo vale per tutte le materie. A chi studia letteratura non viene fatto notare il lavoro filologico che c'è a monte sui testi. A chi studia chimica, o biologia, il discorso viene semplificato.
Per il resto, francamente, non ho capito il senso delle ultime domande. L'esame di storia contemporanea l'ho dato già al primo anno, ne farò un altro paio alla magistrale.
@Holly
parli di oggettività...ma ne 6 davvero convinta??
credi davvero che quello che ti hanno insegnato sia quello che è effettivamente accaduto??
e poi che significa "la storia raccontata è quella che uno DEVE conoscere dopo le superiori"???
io cmq non sto discutendo le scuole, le università, i metodi o gli approcci; io sto dicendo che la storia è stata falsata, perché si dice che "la storia è scritta dai vincitori", e quella che noi conosciamo non è nient'altro che frutto di propagande da parte dei politici dell'epoca!
tu, con l'esempio di Alessandro Magno, non parli di storia ma di filosofia. è come se io ti parlassi di Robin Hood(esempio classico per dimostrare le varie scuole di pensiero in filosofia): era un ladro? un benefattore? un egocentrico?
la storia non dovrebbe essere soggetta a interpretazioni, ma DOVREBBE basarsi su dati oggettivi, tra cui i DOCUMENTI!
dov'è avvenuto l'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II?? semplice...a Teano!:|
non c'è cosa + sbagliata!
documenti dimostrano che l'incontro sia avvenuto a TAVERNA CATENA, vicino VAIRANO SCALO...che non è TEANO!
e allora, se mi hanno mentito su una cosa così banale, chi mi dice che non l'abbiano fatto con altre cose molto + importanti??
hai mai sentito parlare di Pontelandolfo e Casalduni??? ovviamente no!
perché dovresti conoscere 2 paesini del Beneventano di poche migliaia di anime?? alla fine mica sono state rase al suolo dall'esercito sabaudo a mò di rappresaglia, perché i 2 paesi avevano ammazzato 42 tra militari e carabinieri sabaudi???
42 morti tra le file sabaude ----> migliaia di morti tra gli abitanti duosiciliani...a me ricorda tanto Marzabotto, e a te??;)
eppure tu hai studiato storia "ad alti livelli"!
Sì Monty, però dovresti anche dirci ste cose dove le hai studiate/lette...cioè servono fonti...perchè capisci, stai mettendo le tue parole (e altri documenti) contro la storia che abbiamo sempre studiato.
Io sono d'accordo con te quando dici che la storia è scritta dai vincitori, ma così come stai facendo potresti anche scrivere che Goku ha fatto la breccia a porta Pia e spacciarlo come storia vera...capisci?!?
Holly scusa se m'intrometto ma ho visto una frase grassettata da Monty e mi sono un attimo raggelata:
sto seguendo un bellissimo corso di Storia contemporanea e la prima cosa che ci ha detto il nostro grandissimo professore è che 'la storia non è un accumulo di conoscenze circa eventi del passato ma soprattutto la storia non è una ricostruzione oggettiva dei fatti.' Lo pensava Ranke e quindi il Positivismo ma oggi come oggi è una visione totalmente inaccettabile.^^
Tuttosommato a me l'ignoranza piace, ho dato mezzo esame di storia e mi è bastato. Semplicemente perchè penso che sia giusto guardare alla storia ma non basarsi interamente su essa. Cosa mi importa se Cavour anni addietro non è venuto a prendersi la tintarella in Sicilia? Io vedo il mio Paese adesso, non sono soddisfatta perchè soffre di questioni interne e a livello comparato fatica a confrontarsi con altri Paesi modello, ma è pur sempre il Paese dove sono nata, cresciuta e vorrei costruire qualcosa. Se c'è una festa perchè devo dire No?
raggelata? che parolone!
è normale che chi scrive di storia tende a soggettivizzare, perché l'atto stesso del racconto viene filtrato attraverso una certa soggettività. ma la fonte è oggettiva.
se in un documento c'è scritto che tizio x ha fatto cosa y a ora z, sta a me interpretare quel fatto, ma il documento è un dato, è oggettivo che ho in mano quello.
io ti sto parlando di storiografia pre-settecentesca. secondo una concezione classica - di fatti io sto parlando di un periodo precedente al positivismo, attenzione, io non l'ho proprio messo in mezzo il positivismo - la storia è opera di oratoria massima. il vero storico va a farsi benedire molto spesso a favore di elementi, talvolta fantasiosi, in grado di migliorare una narrazione.
per quanto riguarda quello che volevo dire... è che l'oggetto di studio in sé è un fatto realmente avvenuto. qualcosa di tangibile/concreto. l'interpretazione, che è anche quello che si fa quando si scrive di storia, è sempre soggettiva. puoi tendere all'oggettività, ma c'è comunque una mente che interpreta i dati. ma il dato tangibile è oggettivo.
è la stessa operazione che viene fatta in filologia, per fare un esempio forse azzardato. io ho dei testimoni. come poi ricostruisco la volontà dell'autore, è sempre un dato filtrato da me soggetto-filologo, ma il testimone è lì, e io posso avvicinarmi il più possibile alla volontà dell'autore.
in ogni caso ho appena riletto i punti evidenziati. c'era un "perché" e una spiegazione a seguito di ognuno. è facile travisare leggendo mezza frase... e mi ha fatto anche una certa rabbia vedere evidenziata solo mezza frase, perché avrei fatto la figura da scema ad aver scritto quelle cose senza una relavita giustificazione (che da qualche parte è anche, lo ammetto, confusionaria)
lo so che la storia è stata scritta da soggetti. sto dicendo che comunque qualcosa è avvenuto, e il fatto storico in sé, e non com'è stato visto/percepito/trascritto è un dato e quello rimane. è ovvio che chi scrive e studia storia tende all'oggettività. anche senza raggiungerla (l'oggettività assoluta è paradossale per quanto riguarda certe materie!)
io sono stra-convinta che quello che mi è stato insegnato non è ciò che è realmente accaduto.
ma ti posso dire che ci possiamo avvicinare all'avvenimento reale studiando approfonditamente le fonti.
se ci fai caso ti sto dicendo anche io che la storiografia è stata falsata. ma la storia non è storiografia.
ho dei seri dubbi sul fatto che tu abbia capito il mio discorso.
molte volte va anche vista la cosa da una prospettiva diversa. molte volte arrivano documenti sfasati anche per pura casualità.
io non mi occupo di storia a quel livello, sarei un'ipocrita a dirlo. ma sicuramente chi ORA studia e scrive di storia, non si basa soltanto sulla storiografia e non ri-trascrive pedissequamente ciò che è stato scritto in una precedente edizione dello stesso libro di testo.
io non ho studiato storia ad alti livelli. ho amici che studiano storia, e so che tipo di studio fanno loro. ma io non sono una studentessa di storia. ho sicuramente delle lacune in merito, io lo ammetto senza problemi. ho fatto un esame di base di storia settato per il mio corso di laurea, e io non sono iscritta a storia.
tu mi sa che non hai capito nulla di quello che ho scritto.
più che altro, prima di accusare la mia formazione, mi dài le fonti della tua?
e non ti chiederò altro, finché tu non mi avrai citato eventuale ateneo di appartenenza e libro di testo di riferimento. :) tu parli di documenti, citami i tuoi.
però, se cortesemente potessi finire qui di scaldarti e di avere un tono inquisitorio, te ne sarei estremamente grata.
@Holly
partiamo dalla fine, di solito è così che si comincia!!!;)
io non volevo assumere assolutamente un tono inquisitorio, né volevo scaldarmi...e se tu avverti questo, ti chiedo prontamente scusa!:kiss:(sono sincero, non è un tentativo di comprarti!:lol::lol:)
e cmq se davvero mi sono scaldato tanto, non è per te ma per l'argomento in sé, che mi sta un pochetto a cuore!
parto subito col dirti che non appartengo a nessun ateneo, il mio lavoro riguarda numeri e non parole, e che provengo da studi informatici-ragioneristici...ma credo che la cosa interessi poco, visto che mi hanno sempre insegnato che non c'è bisogno di studiare per avere cultura.
sul fatto dei seri dubbi, se vuoi te li sciolgo subito: davvero ho capito ben poco del tuo discorso...ma credo di avertene accennato già nei messaggi precedenti. ;)
ti ripeto: scrivi bene, e si vede che hai un bella proprietà di linguaggio oltre a un vocabolario forbito...ma forse non ho letto con attenzione perché mi sembrava che stessi parlando di tutt'altra cosa!
ma veniamo alla tua richiesta!
tu giustamente mi chiedi le fonti da cui attingo le mie "pseudo-conoscenze"(le chiamo così perché io ho studiato storia meno di te; quello che mi spinge avanti è solo la curiosità di sapere!), ma siccome non c'è nulla di "ufficiale" io li chiamo spunti!
tutto è nato dal "sentito dire", da quelle interpretazioni che, dette come le sto dicendo, non hanno alcun valore.
poi mi sono imbattuto in un libro(regalatomi da mia mamma qst Natale!) che si chiama "Terroni", scritto da Pino Aprile, che ha fatto i suoi buoni studi per asserire che la cosiddetta "questione meridionale" è stata creata dal Nord!
considera poi che questo libro l'ho letto subito dopo "Il Cimitero di Praga", di Umberto Eco, romanzo storico in cui vengono raccontati fatti veri, in cui l'unica cosa inventata è il personaggio principale che "vive nella storia"; beh, questo libro parte proprio con la spedizione dei Mille, e Umberto Eco non è proprio uno di quelli definibili "ciarlatani".
1+1 fa 2(quì siamo nel mio campo:P) e la curiosità ti parte!
e da quì le domande su Casalduni e Pontelandolfo...sull'incontro di Teano...su Garibaldi!
questa è l'inizio del libro
http://api.edizpiemme.it/storage/vil...6/566-1273.pdf
inizia a leggere dal punto 3 (te lo consiglio, perché è troppo lungo!);)
Revisionismo sul Risorgimento - Wikipedia
ripeto...molta gente ignora queste cose (da quì ignoranti)...e tanta gente invece sa, ma festeggia(da quì ipocriti)
mettila così: con le dovute proporzioni, è lo stesso effetto che ha fatto il Codice da Vinci.
il primo ha fatto discutere tra i politici, il secondo tra i prelati!
e se la vuoi sapere tutta, è uscita la risposta al libro Terroni: "Polentoni", scritto da Del Boca(se non sbaglio!) e ti posso assicurare che non perderò occasione di leggerlo!
una cosa strana però è che quì da me, Domodossola, estremo Nord, nelle librerie il libro Terroni non l'ho trovato!:roll:
Io porto una coccarda al bavero della giacca (ok, ok, lo faccio più che altro per rimorchiare le francesine :oops: ma anche perché ci credo) e non mi sento un ipocrita. Sono perfettamente conscio che il Sud è stato annesso più con la forza che con la buona volontà, e mi sta benissimo così. Per avere una Nazione grande e unita, va bene questo ed altro, come diceva Churchill, "Right or wrong, my country". Gli Stati Uniti hanno avuto centinaia di migliaia di morti nella guerra civile, con lo stesso fine di preservare la loro unità, eppure ciò non sembra disturbarli molto nel festeggiare il 4 luglio. Solo che da noi si trovano primedonne che pur di ritagliarsi il loro minuto di gloriuzza sulla ribalta si atteggiano a storici maledetti (dopo i poeti maledetti è la nuova tendenza, serve meno studio e meno impegno) che fanno passare per abominio e crimine un normalissimo processo storico che sarebbe accettabile per qualsiasi altra mentalità che non la nostra.
scusami @Lucien, posso chiederti cosa c'entra il 4 Luglio con il 17 Marzo???
che io sappia il 4 Luglio gli americani festeggiano l' Indipendenza...noi il 17 Marzo abbiamo festeggiato l'Unità.
non credi ci sia una sottile ma sostanziale tra le due cose???:roll:
in America gli allora 13 stati hanno combattuto per raggiungere l'indipendenza dal Regno Unito, loro madre patria...
in Italia, uno Stato (quello delle Due sicilie) ha combattuto per non perdere l'indipendenza!
PS: evito di commentarti il grassettato...:|
Dite che la storia non è oggettiva? Allora io posso permettermi di considerare il 17 Marzo come la nostra festa dell'indipendenza. E' il giorno in cui quella cancrena che era la dinastia dei Borbone è finita nella pattumiera della storia. E' il giorno in cui l'Italia, un poco più grande di prima, ha fatto un piccolo passo avanti nella direzione necessaria per non rimanere il bordello d'Europa qual'era prima.
Ma queste sono questioni soggettive. La cosa oggettiva è che tutti gli Stati, dico tutti, sono stati fondati con atti di violenza e repressione. Eppure solo noi italioti sappiamo ricordarci di questo fatto per cagare sulla nostra bandiera, perché in fondo ci piace, perché soddisfa sia il nostro narcisismo per poter dirsi "contro" e poco importa a cosa, sia il nostro esasperato campanilismo secondo il quale ciò che è al di fuori della nostra provincia è solo merda e lo Stato unitario ci ha solo fatto dei danni.
Nono sono serissimo :D Al limite mi sarò espresso in modo un po' colorato ma sono del tutto convinto di quel che segue:
- L'Italia unita era una necessità; poteva essere fatta meglio, il progetto federalista di Cavour avrebbe forse permesso di arrivarci senza traumi, ma è stato sopravanzato dagli eventi.
- Per ottenere l'unità, la necessaria repressione dei dissidenti era un prezzo accettabile da pagare. Il vero problema semmai è che chi ha rappresentato il Sud nel nuovo Stato unitario è stata la sua parte peggiore, condannandolo così a restare sottosviluppato.
- Coloro che piangono sulle ceneri del grande regno borbonico lo fanno più per mettersi in mostra che per portare un contributo costruttivo al dibattito storico.
- E' altresì normale che vi sia questa tendenza revisionista perché le ferite sono ancora recenti, ma confido che presto, in omaggio al principio che la storia non si fa con i "se", venga messa da parte come merita.
- necessità per chi? o per cosa?:roll:
- ne sei proprio convinto??
- personalmente non sto piangendo sulle ceneri del regno borbonico, io discuto solo sul fatto che la Storia dell'Unità d'Italia è come la Bibbia: o ci credi o non ci credi!
- 150 anni...almeno 4 generazioni...non mi sembrano proprio così recenti queste ferite....:roll: