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Vinicio Capossela - S.S. dei naufragati

  1. #1
    Dio Il Lupo
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    Iscrizione: 15/5/2006
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    Predefinito Vinicio Capossela - S.S. dei naufragati

    E venne dall’acqua, e venne dal sale
    la penitenza dalla mano del mare
    il comandante avanza e niente si puó fare
    vuole una morte, la vuole affrontare
    e lí l’attandeva, dove il sole cala
    cala e non muore, e l’acqua non lo lava
    e il demone lo duole, sui banchi d’acqua
    stregati di olio e petrolio
    e il vento non alzava, e il mare imputridiva
    legati a un solo raggio, tutti presi in ostaggio
    avanzavamo lenti, senza ammutinamenti
    e il comandante é pazzo, e avanza nel peccato
    e il demone ch’é suo, adesso vuole mio
    e brinda con il sangue all’odio ci convince,
    che se é sua la barca che vince, dev’essere la mia
    e gli occhi non videro, non videro la luce
    non videro la messe, che altri non l’avesse
    e il cielo fece nero, e urló la nube al cielo
    e s’affamó d’abisso, che tutti ci prendesse
    Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
    Matri mia, le ossa nell’acqua
    anime bianche, anime salvate
    anime venite, anime addolorate
    che io abbia due soldi, due soldi sopra gli occhi
    due soldi per l’onore, due monete in pegno
    per pagare il legno, la dura voga del traghettatore
    e vieni occhi di fluoro, vieni al tuo lavoro
    vieni spettro del tesoro
    la vela tende, il vento se la prende
    la vela cade, le remi allontanate
    e accese sui pennoni
    i fuochi fatui, i fuochi alati
    della Santissima dei naufragati
    Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
    il tempo stremava, l’arsura ci cuoceva
    parlavamo alle vare e il silenzio dal mare
    e il legno cedeva all’acqua suo pianto
    la vela cadde, la sete ci asciugó
    acqua, acqua, acqua in ogni dove
    e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
    e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
    spegnevano la voce, nel nome dell’odio
    che tutti ci appagó, il cielo rigó di sbarre il suo portale
    il volto di fuoco, dentro imprigionó
    lo spettro vedemmo venire di lontano
    venire per ghermire, nero di dannazione
    vita e morte, vita e morte era il suo nome
    Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
    Matri mia, salvezza prendimi
    questa é la ballata di chi si é preso il mare
    che lapide non abbia, ne ossa sulla sabbia
    né polvere ritorni, ma bruci sui pennoni
    nei fuochi sacri, nei fuochi alati
    della Santissima dei naufragati
    O Santissima dei naufragati vieni a noi che siamo andati
    senza lacrime senza gloria, vieni a noi, perdon, pietá.



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