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Idrocefalo
Qualcuno di lor signori partecipanti al forum è/è stato affetto da tale patologia? Ho a che fare con un bambino che lo è e mi piacerebbe saperne di più...
Leggendo su internet ho scoperto che ne è affetto un bambino ogni 500, per cui facendo i conti anche nella nostra comunità dovrebbe essercene (stato) qualcuno...
Si può guarire in modo definitivo?
Se qualcuno che ne è coinvolto è restio a parlarne in pubblico e gli andasse invece di scrivermi anche un mp, mi renderebbe un grande servigio... ;)
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cos'è esattamente? :roll:
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Il termine idrocefalo deriva dal greco "hydro" che significa acqua e "cephalus" che significa testa. Come è insito nell'etimologia, è una condizione in cui la caratteristica primaria è un eccessivo accumulo di liquido nell'encefalo. Questo liquido è il liquor che normalmente avvolge e riempie le cavità dell'encefalo e del midollo spinale, in quantità di circa 150 cc.
L'eccessivo accumulo del liquor provoca una abnorme dilatazione degli spazi encefalici chiamati ventricoli. Il sistema ventricolare è formato da quattro cavità connesse fra di loro ed in comunicazione con gli spazi liquorali subaracnoidei. Questi spazi avvolgono in superficie tutto il sistema nervoso centrale. Il liquor è continuamente prodotto nei ventricoli, fluisce nelle cavità della base cranica, circola sulle superfici dell'encefalo e del midollo spinale ed è assorbito nel flusso sanguigno attraverso strutture chiamate villi aracnoidei. Attualmente si ritiene che circa un quarto del liquor sia riassorbito per mezzo delle vie linfatiche. Questo permette un equilibrio dinamico fra produzione e riassorbimento del liquor. Il liquor nelle 24 ore si ricambia circa tre volte.
Il liquor ha tre impartanti funzioni vitali: permette il galleggiamento della massa nervosa agendo come un cuscinetto protettivo; agisce come veicolo per la distribuzione dei nutrimenti e la rimozione delle scorie dall'encefalo; compensa la variazione di volume ematico intracranico facendo fluire parte del liquor dal compartimento cranico a quello spinale.
L'idrocefalo si sviluppa quando si produce un eccesso di liquor, quando vi è un difetto di riassorbimento o quando, ed è l'evenienza più frequente, c'è un blocco lungo le vie di deflusso.
L'idrocefalo può essere congenito od acquisito.
L'idrocefalo congenito è presente alla nascita e può essere causato da influenze ambientali durate lo sviluppo fetale o da predisposizione genetica. L'idrocefalo acquisito si sviluppa alla nascita o più tardi. Quest'ultimo tipo può colpire individui di tutte le età e può essere conseguente a traumi cranici, a lesioni espansive che interessano il sistema nervoso centrale, a emorragie subaracnoidee, a processi infiammatori od a malformazioni.
L'idrocefalo può essere comunicante o non comunicante. Il primo si verifica quando la circolazione del liquor è ostacolata o bloccata nelle vie di deflusso extraventricolari o per un difetto del riassorbimento. Questa forma è così chiamata perché il liquor può ancora fluire attraverso i vari ventricoli che sono pervi. L'idrocefalo non comunicante, che è sempre provocato da meccanismi ostruttivi, si realizza quanto una delle vie di comunicazione fra i ventricoli o fra i ventricoli e le cavità basali è stenotica o bloccata.
Una delle cause più comuni di idrocefalo è la stenosi dell'acquedotto. In questo caso l'idrocefalo risulta da un restringimento, che può giungere fino alla occlusione, della esile via di comunicazione fra il terzo ed il quarto ventricolo.
Ci sono altre due forme di idrocefalo che a rigore non possono essere inserite nelle categorie menzionate sopra e che colpiscono principalmente l'adulto. Si tratta dell'idrocefalo ex-vacuo e dell'idrocefalo cosiddetto a pressione normale dell'anziano. L'idrocefalo ex-vacuo si realizza quando c'è stato un danno dell'encefalo di varia natura: trauma, ictus o malattia degenerativa. In questi casi ci può essere una riduzione anche significativa della massa cerebrale, soprattutto sottocorticale, che permette una sovradistensione del sistema ventricolare.
L'idrocefalo dell'anziano non trova una causa eziologica significativa. È caratterizzato da una dilatazione armonica del sistema ventricolare sopratentoriale.
L'idrocefalo può derivare da disordini genetici (stenosi dell'acquedotto) e alterazioni dello sviluppo, quali le malformazioni di Arnold-Chiari e di Dandy-Walker, e quelle associate ad alterazioni del tubo neurale (spina bifida ed encefalocele). Altre possibili cause comprendono le complicanze peri- o postnatali come emorragie intraventricolari o diverse patologie dell'età infantile o adulta quali meningiti, lesioni espansive, traumi cranici o emorragie subaracnoidee che impediscono il deflusso liquorale.
I sintomi variano con l'età, la progressione della malattia (in acuto o cronicamente) e le differenze individuali nella tolleranza all'aumento della pressione intracranica.
Nei neonati e fino all'età di circa due anni la tolleranza agli aumenti di pressione intracranica è diversa che nel bambino e nell'adulto. Infatti, il cranio in tenera età, fina a quando non si sono saldate le suture ossee, può espandersi in conseguenza della spinta pressoria idrocefalica. Questo non può accadere nell'adulto in quanto la scatola cranica è inestensibile. In questi casi ogni aumento volumetrico di uno o più componenti endocranici, una volta esauriti i meccanismi di compenso, si traduce in un aumento della pressione intracranica.
Sotto i due anni, la più chiara indicazione di idrocefalo è quindi la rapida crescita della circonferenza cranica o un inusuale macrocefalia. Altri segni sono: fontanella anteriore tesa e non pulsante, cute cranica sottile e solcata da vene superficiali dilatate, fronte ampia e con bozze preminenti, palpebre superiori retratte con occhi ad aspetto a "sole calante". Possono associarsi vomito, sonnolenza, irritabilità, inappetenza e crisi epilettiche. Col perdurare della condizione compaiono segni di compressione encefalica quali paralisi dei nervi cranici, paraparesi spastica, alterazioni cerebellari. Si instaura un ritardo dello sviluppo. Se non si interviene chirurgicamente il peggioramento è progressivo. Nella metà dei casi l'evoluzione è verso il decesso, negli altri casi si ha una stabilizzazione spontanea con postumi più o meno invalidanti.
Nei bimbi di maggiore età o negli adulti i sintomi o i segni possono includere vomito, nausea, deficit dell'acuità visiva, diplopia (visione doppia), papilledema, problemi dell'equilibrio, scarsa coordinazione, disturbi della deambulazione, incontinenza urinaria, rallentamento o perdita dello sviluppo, letargia, irritabilità ed altri cambiamenti della personalità o delle funzioni cognitive. I sintomi riportati si riferiscono ai casi tipici, va però ricordato che i sintomi possono variare significativamente da individuo a individuo.
L'idrocefalo è diagnosticato mediante una attenta valutazione clinica supportato dalle indagini strumentali. Nel feto e nel neonato si fa ricorso agli ultrasuoni che abbinano la facile accessibilità all'assenza di invasività. Insostituibili nell'iter diagnostico sono però la Tomografia Computerizzata e la Risonanza Magnetica encefaliche. Quest'ultima, con particolari sequenze, permette anche una valutazione dinamica del flusso liquorale
L'idrocefalo è trattato chirurgicamente. Si realizzano sistemi di derivazione, chiamati shunt, che deviano il flusso liquorale dalle cavità ventricolari ad un'altra parte del corpo: atrio cardiaco destro e soprattutto peritoneo. Un modalità di derivazione alternativa, tutta a livello cranico) è data dalla derivazione ventricolo-seno trasverso (sistema sinu-shunt). Negli idrocefali ostruttivi da tumori del tronco e nella stenosi dell'acquedotto può essere indicato un intervento in neuroendoscopia di ventricolocisternostomia.
Il rischio di complicanze è modesto. La più temibile è l'ematoma operatorio intraparenchimale.
Mentre le complicanze tardive dei sistemi di shunt possono includere: malfunzionamento, infezioni, ostruzioni, interruzione del catetere. Quest'ultima evenienza spesso si riscontra negli bambini che presentano un rapida crescita staturale. Generalmente i sistemi di shunt richiedono un regolare controllo medico. Alcuni sistemi di derivazione realizzano un iper- o ipodrenaggio. Un iperdrenaggio si verifica quando lo shunt permette un deflusso liquorale più rapido della produzione. Si può così provocare un collasso ventricolare, un ematoma sottodurale acuto o cronico con sintomi di ipertensione endocranica come cefalea e vomito. L'ipodrenaggio invece provoca una ricomparsa della sintomatologia da idrocefalo.
In aggiunta dei comuni sintomi imputabili all'idrocefalo, l'infezione del sistema di derivazione può produrre sintomi come febbre non elevata, dolorabilità alle spalle ed al collo, rossore e dolore lungo il tragitto dello shunt. Inoltre, si può associare la sintomatologia ed i segni clinici dell'infezione a carico della cavità sierosa: peritonite. Si rende quindi necessaria la sostituzione del sistema, previa sterilizzazione del liquor mediante opportuna antibioticoterapia e derivazione ventricolare esterna temporanea.
La prognosi per i pazienti con diagnosi di idrocefalo è difficile da predire benché ci sia una qualche correlazione fra l'eziologia e l'andamento clinico. La prognosi è ulteriormente complicata dalla presenza di disturbi associati, dalla tempestività della diagnosi e dal successo del trattamento. Inoltre, dopo lo shunt chirurgico, non è chiaro il grado di riduzione della dilatazione ventricolare necessario per far regredire o per minimizzare i sintomi o i segni d'esordio.
I pazienti ed i loro famigliari devono comprendere che l'idrocefalo implica dei rischi per lo sviluppo. Comunque, molti bambini idrocefalici, che dopo la derivazione sono stati sottoposti ad intensi programmi riabilitativi ed educativi, hanno raggiunto una buona autonomia con conduzione di vita pressoché normale con modeste limitazioni.
Le indagini neuroradiologiche sono necessarie nel controllo postchirurgico ed a distanza sia per valutare il corretto posizionamento del sistema di drenaggio in sede intracranica sia per monitorare l'evolutività morfologica delle dimensioni ventricolari. La RM permette anche di valutare la buona funzionalità della ventricolocisternostomia, si può infatti osservare il cosiddetto segnale di "flow-void". Inoltre, la radiologia tradizionale è ancora insostituibile nell'evenienza di un malfunzionamento del sistema di drenaggio in quanto, essendo radioopaco, è ben impressionabile sulla lastra radiografica. È così possibile seguire tutto il percorso dello shunt, dal cranio alla cavità di scarico, per rilevare eventuali interruzioni.
In caso di insuccesso funzionale dell'intervento di ventricolocisternostomia la procedura può essere ripetuta oppure il trattamento chirurgico può essere convertito in uno shunt ventricolo-peritoneale o analogo.
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Io ti posso dire tante cose a riguardo pur non avendole vissute in prima persona, dimmi semplicemente cosa ti interessa sapere.
PS: il babino e' prematuro?
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Quote:
Originariamente inviata da
NitroGlycerine
Il termine idrocefalo deriva dal greco "hydro" che significa acqua e "cephalus" che significa testa. Come è insito nell'etimologia, è una condizione in cui la caratteristica primaria è un eccessivo accumulo di liquido nell'encefalo. Questo liquido è il liquor che normalmente avvolge e riempie le cavità dell'encefalo e del midollo spinale, in quantità di circa 150 cc.
L'eccessivo accumulo del liquor provoca una abnorme dilatazione degli spazi encefalici chiamati ventricoli. Il sistema ventricolare è formato da quattro cavità connesse fra di loro ed in comunicazione con gli spazi liquorali subaracnoidei. Questi spazi avvolgono in superficie tutto il sistema nervoso centrale. Il liquor è continuamente prodotto nei ventricoli, fluisce nelle cavità della base cranica, circola sulle superfici dell'encefalo e del midollo spinale ed è assorbito nel flusso sanguigno attraverso strutture chiamate villi aracnoidei. Attualmente si ritiene che circa un quarto del liquor sia riassorbito per mezzo delle vie linfatiche. Questo permette un equilibrio dinamico fra produzione e riassorbimento del liquor. Il liquor nelle 24 ore si ricambia circa tre volte.
Il liquor ha tre impartanti funzioni vitali: permette il galleggiamento della massa nervosa agendo come un cuscinetto protettivo; agisce come veicolo per la distribuzione dei nutrimenti e la rimozione delle scorie dall'encefalo; compensa la variazione di volume ematico intracranico facendo fluire parte del liquor dal compartimento cranico a quello spinale.
L'idrocefalo si sviluppa quando si produce un eccesso di liquor, quando vi è un difetto di riassorbimento o quando, ed è l'evenienza più frequente, c'è un blocco lungo le vie di deflusso.
L'idrocefalo può essere congenito od acquisito.
L'idrocefalo congenito è presente alla nascita e può essere causato da influenze ambientali durate lo sviluppo fetale o da predisposizione genetica. L'idrocefalo acquisito si sviluppa alla nascita o più tardi. Quest'ultimo tipo può colpire individui di tutte le età e può essere conseguente a traumi cranici, a lesioni espansive che interessano il sistema nervoso centrale, a emorragie subaracnoidee, a processi infiammatori od a malformazioni.
L'idrocefalo può essere comunicante o non comunicante. Il primo si verifica quando la circolazione del liquor è ostacolata o bloccata nelle vie di deflusso extraventricolari o per un difetto del riassorbimento. Questa forma è così chiamata perché il liquor può ancora fluire attraverso i vari ventricoli che sono pervi. L'idrocefalo non comunicante, che è sempre provocato da meccanismi ostruttivi, si realizza quanto una delle vie di comunicazione fra i ventricoli o fra i ventricoli e le cavità basali è stenotica o bloccata.
Una delle cause più comuni di idrocefalo è la stenosi dell'acquedotto. In questo caso l'idrocefalo risulta da un restringimento, che può giungere fino alla occlusione, della esile via di comunicazione fra il terzo ed il quarto ventricolo.
Ci sono altre due forme di idrocefalo che a rigore non possono essere inserite nelle categorie menzionate sopra e che colpiscono principalmente l'adulto. Si tratta dell'idrocefalo ex-vacuo e dell'idrocefalo cosiddetto a pressione normale dell'anziano. L'idrocefalo ex-vacuo si realizza quando c'è stato un danno dell'encefalo di varia natura: trauma, ictus o malattia degenerativa. In questi casi ci può essere una riduzione anche significativa della massa cerebrale, soprattutto sottocorticale, che permette una sovradistensione del sistema ventricolare.
L'idrocefalo dell'anziano non trova una causa eziologica significativa. È caratterizzato da una dilatazione armonica del sistema ventricolare sopratentoriale.
L'idrocefalo può derivare da disordini genetici (stenosi dell'acquedotto) e alterazioni dello sviluppo, quali le malformazioni di Arnold-Chiari e di Dandy-Walker, e quelle associate ad alterazioni del tubo neurale (spina bifida ed encefalocele). Altre possibili cause comprendono le complicanze peri- o postnatali come emorragie intraventricolari o diverse patologie dell'età infantile o adulta quali meningiti, lesioni espansive, traumi cranici o emorragie subaracnoidee che impediscono il deflusso liquorale.
I sintomi variano con l'età, la progressione della malattia (in acuto o cronicamente) e le differenze individuali nella tolleranza all'aumento della pressione intracranica.
Nei neonati e fino all'età di circa due anni la tolleranza agli aumenti di pressione intracranica è diversa che nel bambino e nell'adulto. Infatti, il cranio in tenera età, fina a quando non si sono saldate le suture ossee, può espandersi in conseguenza della spinta pressoria idrocefalica. Questo non può accadere nell'adulto in quanto la scatola cranica è inestensibile. In questi casi ogni aumento volumetrico di uno o più componenti endocranici, una volta esauriti i meccanismi di compenso, si traduce in un aumento della pressione intracranica.
Sotto i due anni, la più chiara indicazione di idrocefalo è quindi la rapida crescita della circonferenza cranica o un inusuale macrocefalia. Altri segni sono: fontanella anteriore tesa e non pulsante, cute cranica sottile e solcata da vene superficiali dilatate, fronte ampia e con bozze preminenti, palpebre superiori retratte con occhi ad aspetto a "sole calante". Possono associarsi vomito, sonnolenza, irritabilità, inappetenza e crisi epilettiche. Col perdurare della condizione compaiono segni di compressione encefalica quali paralisi dei nervi cranici, paraparesi spastica, alterazioni cerebellari. Si instaura un ritardo dello sviluppo. Se non si interviene chirurgicamente il peggioramento è progressivo. Nella metà dei casi l'evoluzione è verso il decesso, negli altri casi si ha una stabilizzazione spontanea con postumi più o meno invalidanti.
Nei bimbi di maggiore età o negli adulti i sintomi o i segni possono includere vomito, nausea, deficit dell'acuità visiva, diplopia (visione doppia), papilledema, problemi dell'equilibrio, scarsa coordinazione, disturbi della deambulazione, incontinenza urinaria, rallentamento o perdita dello sviluppo, letargia, irritabilità ed altri cambiamenti della personalità o delle funzioni cognitive. I sintomi riportati si riferiscono ai casi tipici, va però ricordato che i sintomi possono variare significativamente da individuo a individuo.
L'idrocefalo è diagnosticato mediante una attenta valutazione clinica supportato dalle indagini strumentali. Nel feto e nel neonato si fa ricorso agli ultrasuoni che abbinano la facile accessibilità all'assenza di invasività. Insostituibili nell'iter diagnostico sono però la Tomografia Computerizzata e la Risonanza Magnetica encefaliche. Quest'ultima, con particolari sequenze, permette anche una valutazione dinamica del flusso liquorale
L'idrocefalo è trattato chirurgicamente. Si realizzano sistemi di derivazione, chiamati shunt, che deviano il flusso liquorale dalle cavità ventricolari ad un'altra parte del corpo: atrio cardiaco destro e soprattutto peritoneo. Un modalità di derivazione alternativa, tutta a livello cranico) è data dalla derivazione ventricolo-seno trasverso (sistema sinu-shunt). Negli idrocefali ostruttivi da tumori del tronco e nella stenosi dell'acquedotto può essere indicato un intervento in neuroendoscopia di ventricolocisternostomia.
Il rischio di complicanze è modesto. La più temibile è l'ematoma operatorio intraparenchimale.
Mentre le complicanze tardive dei sistemi di shunt possono includere: malfunzionamento, infezioni, ostruzioni, interruzione del catetere. Quest'ultima evenienza spesso si riscontra negli bambini che presentano un rapida crescita staturale. Generalmente i sistemi di shunt richiedono un regolare controllo medico. Alcuni sistemi di derivazione realizzano un iper- o ipodrenaggio. Un iperdrenaggio si verifica quando lo shunt permette un deflusso liquorale più rapido della produzione. Si può così provocare un collasso ventricolare, un ematoma sottodurale acuto o cronico con sintomi di ipertensione endocranica come cefalea e vomito. L'ipodrenaggio invece provoca una ricomparsa della sintomatologia da idrocefalo.
In aggiunta dei comuni sintomi imputabili all'idrocefalo, l'infezione del sistema di derivazione può produrre sintomi come febbre non elevata, dolorabilità alle spalle ed al collo, rossore e dolore lungo il tragitto dello shunt. Inoltre, si può associare la sintomatologia ed i segni clinici dell'infezione a carico della cavità sierosa: peritonite. Si rende quindi necessaria la sostituzione del sistema, previa sterilizzazione del liquor mediante opportuna antibioticoterapia e derivazione ventricolare esterna temporanea.
La prognosi per i pazienti con diagnosi di idrocefalo è difficile da predire benché ci sia una qualche correlazione fra l'eziologia e l'andamento clinico. La prognosi è ulteriormente complicata dalla presenza di disturbi associati, dalla tempestività della diagnosi e dal successo del trattamento. Inoltre, dopo lo shunt chirurgico, non è chiaro il grado di riduzione della dilatazione ventricolare necessario per far regredire o per minimizzare i sintomi o i segni d'esordio.
I pazienti ed i loro famigliari devono comprendere che l'idrocefalo implica dei rischi per lo sviluppo. Comunque, molti bambini idrocefalici, che dopo la derivazione sono stati sottoposti ad intensi programmi riabilitativi ed educativi, hanno raggiunto una buona autonomia con conduzione di vita pressoché normale con modeste limitazioni.
Le indagini neuroradiologiche sono necessarie nel controllo postchirurgico ed a distanza sia per valutare il corretto posizionamento del sistema di drenaggio in sede intracranica sia per monitorare l'evolutività morfologica delle dimensioni ventricolari. La RM permette anche di valutare la buona funzionalità della ventricolocisternostomia, si può infatti osservare il cosiddetto segnale di "flow-void". Inoltre, la radiologia tradizionale è ancora insostituibile nell'evenienza di un malfunzionamento del sistema di drenaggio in quanto, essendo radioopaco, è ben impressionabile sulla lastra radiografica. È così possibile seguire tutto il percorso dello shunt, dal cranio alla cavità di scarico, per rilevare eventuali interruzioni.
In caso di insuccesso funzionale dell'intervento di ventricolocisternostomia la procedura può essere ripetuta oppure il trattamento chirurgico può essere convertito in uno shunt ventricolo-peritoneale o analogo.
posso far notare l'unica cosa su cui ho competenza?
nè acqua nè testa si dicono in quel modo in greco :lol:
acqua è hydor (da leggere iudor)
testa è kefalè
pignoleria mode off.
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Quote:
Originariamente inviata da
Holly
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posso far notare l'unica cosa su cui ho competenza?
nè acqua nè testa si dicono in quel modo in greco :lol:
acqua è hydor (da leggere iudor)
testa è kefalè
pignoleria mode off.
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Quote:
Originariamente inviata da
Vincenzo84
Io ti posso dire tante cose a riguardo pur non avendole vissute in prima persona, dimmi semplicemente cosa ti interessa sapere.
PS: il babino e' prematuro?
Non so se il bambino è nato prematuro, è uno di due gemelli, quindi è probabile...
Comunque l'inconveniente lo ha avuto a seguito di percosse all'età di 7 mesi; non so se a causa di strattonamenti o un vero e proprio trauma cranico.
Un'altra cosa importante è che il bambino non presenta alcun inconveniente sia fisico che mentale.
Premetto che prima di postare qui mi sono documentato in rete e quindi teoricamente ho acquisito le informazioni che NitroGlycerine ha gentilmente fornito.
Quello che mi piacerebbe sapere è quanto segue:
- I rischi per un bambino che porta quel drenaggio chiamato shunt a seguito dell'intervento chirurgico che si fa per ovviare all'idrocefalo.
- Quanti e quali controlli si devono fare, del tipo verifiche periodiche, oppure controlli straordinari a seguito di eventi che per un bambino qualsiasi sono fesserie ma per lui potrebbero nascondere delle insidie. Per esempio ho letto che uno dei sintomi se il drenaggio non funziona bene è la febbre seppur lieve: ebbene in caso di una semplice influenzetta, va comunque portato nell'ospedale dove è sotto controllo per scongiurare che tale febbre non nasconda un malfunzionamento del drenaggio? Lo stesso per tutti gli altri sintomi di un cattivo funzionamento di tale drenaggio...
- Si può guarire da tale malattia? Mi spiego meglio: la produzione di liquido in condizioni normali cresce con l'età: si può ipotizzare quindi che diventando il paziente adulto, la sua produzione di tale liquido cerebrale diventi standard e si possa fare a meno del drenaggi? Su internet non ho trovato nessun caso di idrocefalo negli adulti, perché?
Grazie! :)
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Quote:
Originariamente inviata da
Abel Balbo
Non so se il bambino è nato prematuro, è uno di due gemelli, quindi è probabile...
Comunque l'inconveniente lo ha avuto a seguito di percosse all'età di 7 mesi; non so se a causa di strattonamenti o un vero e proprio trauma cranico.
Un'altra cosa importante è che il bambino non presenta alcun inconveniente sia fisico che mentale.
Premetto che prima di postare qui mi sono documentato in rete e quindi teoricamente ho acquisito le informazioni che NitroGlycerine ha gentilmente fornito.
Quello che mi piacerebbe sapere è quanto segue:
- I rischi per un bambino che porta quel drenaggio chiamato shunt a seguito dell'intervento chirurgico che si fa per ovviare all'idrocefalo.
- Quanti e quali controlli si devono fare, del tipo verifiche periodiche, oppure controlli straordinari a seguito di eventi che per un bambino qualsiasi sono fesserie ma per lui potrebbero nascondere delle insidie. Per esempio ho letto che uno dei sintomi se il drenaggio non funziona bene è la febbre seppur lieve: ebbene in caso di una semplice influenzetta, va comunque portato nell'ospedale dove è sotto controllo per scongiurare che tale febbre non nasconda un malfunzionamento del drenaggio? Lo stesso per tutti gli altri sintomi di un cattivo funzionamento di tale drenaggio...
- Si può guarire da tale malattia? Mi spiego meglio: la produzione di liquido in condizioni normali cresce con l'età: si può ipotizzare quindi che diventando il paziente adulto, la sua produzione di tale liquido cerebrale diventi standard e si possa fare a meno del drenaggi? Su internet non ho trovato nessun caso di idrocefalo negli adulti, perché?
Grazie! :)
Per risponderti adeguatamente ho bisogno di sapere che tipo di shunt ha il bambino, ovvero quali sono i compartimenti che esso mette in comunicazione.
Per adesso ti posso dire che nell' adulto l'idrocefalo esiste, e' di tipo(piu' frequentemente) occlusivo non comunicante oppurre da alterazione della barriera ematoencefalica.Mentre nel neonato e' piu' spesso di tipo non occlusivo comunicante da alterato meccanismo di produzione/riassorbimento del liquor.
Ti ricordi qundo ci sono stati tutti quei casi di meningite?Con molte probabilita' alcuni di quei sogetti hanno avuto un idrocefalo.
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Quote:
Originariamente inviata da
Vincenzo84
Per risponderti adeguatamente ho bisogno di sapere che tipo di shunt ha il bambino, ovvero quali sono i compartimenti che esso mette in comunicazione.
Per adesso ti posso dire che nell' adulto l'idrocefalo esiste, e' di tipo(piu' frequentemente) occlusivo non comunicante oppurre da alterazione della barriera ematoencefalica.Mentre nel neonato e' piu' spesso di tipo non occlusivo comunicante da alterato meccanismo di produzione/riassorbimento del liquor.
Ti ricordi qundo ci sono stati tutti quei casi di meningite?Con molte probabilita' alcuni di quei sogetti hanno avuto un idrocefalo.
Purtroppo non posso risponderti, devo acquisire la cartella clinica del piccolo paziente...
Ma secondo te si può guarire da tale malattia?
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Non sapevo so guarisse da idrocefalo...
Una mia amica lo è ed ha il drenaggio da quando è neonata.
E ti posso assicurare che se non lo sapessi non me ne sarei mai accorta.
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ho avuto un idrocele...ma non penso centri molto da quel che ho potuto leggere....
correggetemi se sbaglio...altrimenti ti posso dire ciò che ti interessa...
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Quote:
Originariamente inviata da
Jack Ass
ho avuto un idrocele...ma non penso centri molto da quel che ho potuto leggere....
correggetemi se sbaglio...altrimenti ti posso dire ciò che ti interessa...
L'idrocele riguarda i testicoli, non penso che c'entri
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Quote:
Originariamente inviata da
mr stagger lee
L'idrocele riguarda i testicoli, non penso che c'entri
In alcuni casi...:lol:
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Originariamente inviata da
Abel Balbo
Purtroppo non posso risponderti, devo acquisire la cartella clinica del piccolo paziente...
Ma secondo te si può guarire da tale malattia?
Certo che si puo' guarire!
Pero' dipende da molti fattori, bisognerebbe conoscere piu' dati riguardo al caso in questione(non mi voglio sbilanciare ne' in un senzo ne' nell'altro).
Per esempio se la causa dovesse risiedere nell' immaturita' del sistema di riciclo del liquor(nati pretermine) basterebbe attendere il completo sviluppo, oppure nel caso della stenosi dell'acquedotto del Silvio(sistema che mette in comunicazione i ventricoli celebrali all' interno dei quali risiede il liquor) esistono efficaci presidi chirurgici.
Pero' tutto dipende da quanto precocemente si e' intrevenuti nell' effettuare lo shunt e dalle condizioni del piccolo paziente.L' idrocefalo, come tutte le lesioni occupanti spazio, determina danni di tipo anossico-ischemico che se perdurano nel tempo possono diventare irreversibili(un po' come nel caso dell' infarto cardiaco, prima si ospedalizza il paziente minori saranno le sequele a carico del miocardio).Il buon Dio, o chi per lui, e' comunque stato molto lungimirante, le fontanelle, che nel bambino sono ancora aperte, permettono alla scatola cranica di aumentare(entro certi limiti) il propio volume.Questo e' un meccanismo di compenso che riduce le complicanze cui sopra.
In poche parole, essendo le varianti da prendere in considerazione numerosissime, l'esito di tale patologia dipende da caso a caso.Comunque e' un'evenienza che non ci coglie impreparati, salvo rari casi, c'e' da essere fiduciosi.
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Quote:
Originariamente inviata da
Vincenzo84
In alcuni casi...:lol:
:lol:
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Quote:
Originariamente inviata da
Vincenzo84
Certo che si puo' guarire!
Pero' dipende da molti fattori, bisognerebbe conoscere piu' dati riguardo al caso in questione(non mi voglio sbilanciare ne' in un senzo ne' nell'altro).
Per esempio se la causa dovesse risiedere nell' immaturita' del sistema di riciclo del liquor(nati pretermine) basterebbe attendere il completo sviluppo, oppure nel caso della stenosi dell'acquedotto del Silvio(sistema che mette in comunicazione i ventricoli celebrali all' interno dei quali risiede il liquor) esistono efficaci presidi chirurgici.
Pero' tutto dipende da quanto precocemente si e' intrevenuti nell' effettuare lo shunt e dalle condizioni del piccolo paziente.L' idrocefalo, come tutte le lesioni occupanti spazio, determina danni di tipo anossico-ischemico che se perdurano nel tempo possono diventare irreversibili(un po' come nel caso dell' infarto cardiaco, prima si ospedalizza il paziente minori saranno le sequele a carico del miocardio).Il buon Dio, o chi per lui, e' comunque stato molto lungimirante, le fontanelle, che nel bambino sono ancora aperte, permettono alla scatola cranica di aumentare(entro certi limiti) il propio volume.Questo e' un meccanismo di compenso che riduce le complicanze cui sopra.
In poche parole, essendo le varianti da prendere in considerazione numerosissime, l'esito di tale patologia dipende da caso a caso.Comunque e' un'evenienza che non ci coglie impreparati, salvo rari casi, c'e' da essere fiduciosi.
OK Vincenzo, ti ringrazio, quello che mi hai detto, unitamente ad altre informazioni che ho ricevuto in MP, mi ha dato un quadro soddisfacente della situazione.
I danni che dicevi che può procurare l'idrocefalo, mi sembra di aver capito, nel mio caso specifico sono stati scongiurati, non essendoci state conseguenze di alcun tipo quando il problema s'è manifestato.
Per come ho ricostruito la vicenda, il bambino ha preso una scarica di botte e maltrattamenti (a 7 mesi!! :x:x:x) e subito s'è manifestata la convulsione a seguito della quale l'hanno portato al pronto soccorso. Lì hanno capito che la convulsione non era il problema, ma una conseguenza dello stesso e sono intervenuti - immagino - in tempo, non manifestando il bambino alcun tipo di problema fisico o mentale.
Grazie per le informazioni, se avrò altri quesitii mi permetterò di chiederteli!! :D
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Altro che denunce per gli immigrati irregolari...ci vorrebbe la fucilazione sul posto per gente cosi'!
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Buongiorno,io sono nuova di questo forum. Le posso dire che sono stata affetta da tale patologia, a 9 mesi mi hanno operato a milano e sono stata sottoposta a innesto di un catetere e di una valvola che ha permesso che l'idrocefalo si stabilizzasse. Da allora non ho piu' avuto problemi. Faccio controlli annuali e la situazione e' sotto controllo.
Spero di essere stata utile.
Laura pergolesi
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Quote:
Originariamente inviata da
lpgenerale
Buongiorno,io sono nuova di questo forum. Le posso dire che sono stata affetta da tale patologia, a 9 mesi mi hanno operato a milano e sono stata sottoposta a innesto di un catetere e di una valvola che ha permesso che l'idrocefalo si stabilizzasse. Da allora non ho piu' avuto problemi. Faccio controlli annuali e la situazione e' sotto controllo.
Spero di essere stata utile.
Laura pergolesi
Ciao Laura, mi permetto di darti del tu e ti invito a fare altrettanto, è una regola (tacita) del nostro forum.
Ti ringrazio per il tuo intervento! :)
Vorrei cheiderti delle cose, ti invio un Messaggio Privato, spero non ti dispiaccia.
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Originariamente inviata da
lpgenerale
Buongiorno,io sono nuova di questo forum. Le posso dire che sono stata affetta da tale patologia, a 9 mesi mi hanno operato a milano e sono stata sottoposta a innesto di un catetere e di una valvola che ha permesso che l'idrocefalo si stabilizzasse. Da allora non ho piu' avuto problemi. Faccio controlli annuali e la situazione e' sotto controllo.
Spero di essere stata utile.
Laura pergolesi
buongiorno sig. Balbo ho visto quello che ha scritto sull'idrocefalo, infatti ho trovato questo forum facendo ricerche sull'idrocefalo, immagino che Lei sia un medico. Io ho una bambina nata prematura a cui hanno messo il catetere dopo due mesi dalla nascita, adesso ha 4 anni e sta benissimo non ha avuto alcuna conseguenza è meravigliosa e intelligente, però io ho sempre paura che possa stare male, ogni tanto succede che vomiti e non so mai se è una cosa normale, come fanno tutti i bambini, o se è colpa del drenaggio, come si può riconoscere quando è colpa del drenaggio'
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Io ho una bambina nata prematura a cui hanno messo il catetere dopo due mesi dalla nascita, adesso ha 4 anni e sta benissimo non ha avuto alcuna conseguenza è meravigliosa e intelligente, però io ho sempre paura che possa stare male, ogni tanto succede che vomiti e non so mai se è una cosa normale, come fanno tutti i bambini, o se è colpa del drenaggio, come si può riconoscere quando è colpa del drenaggio'[/QUOTE]
Anche io ho una bambina nata prematura a cui hanno messo il catetere lo scorso mese e sono spaventata... per Patti 75: ad oggi la tua bambina ha gia' fatto l'allungamento del catetere?
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E' una condizione clinica difficile che non può essere trattata ne in internet ne tantomeno su fdt...se sei spaventato e non sai come affrontare la cosa troverai forum sicuramente più idonei di questo. Invece per le strategia da impiegare naturalmente parlane con dei professionisti.
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senza contare che patti ha scritto nel 2009 il suo messaggio e non so se sia ancora sul forum...
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Salve
è da qualche anno che non si scrive a riguardo
vi racconto brevemente la mia storia...
attraverso una gravidanza fantastica senza alcun problema, facendo i controlli di routine tutto prosegue a meraviglia.
Io e la mia ginecologa programmiamo il cesario l'11/07/17 e per ultimo controllo mi fissa un'ecografia il 07/07/17
dove si accorge che purtroppo il bambino ha un'ematoma cerebrale.
Da premettere che dieci giorni prima faccio un'ecografia e non si evidenziava NULLA!
L'indomani vengo operata d'urgenza e confermano la diagnosi..bimbo idrocefalo congenito causato da ematoma
Dopo 3gg dalla nascita, per alleviare la pressione cranica gli fanno un intervento subgaleale e a distanza di 20 giorni circa, verificando che i ventricoli purtroppo si erano leggermente allargati inseriscono un drenaggio ventricolo/peritoneale.
Oggi il bimbo ha 8 mesi ed è semplicemente meraviglioso.
Sembra non aver, grazie a Dio, subito danni poichè il suo comportamento motorio/cognitivo corrisponde esattamente ad un bimbo della sua età ma ovviamente le paure sono tante.
Ad oggi (e credo che non lo scoprirò mai) quello che mi è successo è rimasto un mistero, neanche i medici sanno dare una spiegazione, in quanto tutti gli accertamenti che hanno fatto su di me e al bambino sono risultati negativi.
Non potete immaginare la mia rabbia, però oramai è andata così nella sfortuna sono stata fortunata in quanto mio figlio è sano e per questo non finirò mai di ringraziare il buon Dio.
Vorrei sapere se è possibile una guarigione definitiva, cioè se un giorno funzionerà autonomamente senza l'aiuto dello shunt, se qualcuno è guarito e se c'è qualcuno che ha avuto la mia stessa disavventura, alcuni medici mi dicono che teoricamente potrebbe guarire altri lo escludono del tutto.
Grazie
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Originariamente inviata da
valecl
Salve
Vorrei sapere se è possibile una guarigione definitiva, cioè se un giorno funzionerà autonomamente senza l'aiuto dello shunt, se qualcuno è guarito e se c'è qualcuno che ha avuto la mia stessa disavventura, alcuni medici mi dicono che teoricamente potrebbe guarire altri lo escludono del tutto.
Grazie
Posso dirti la conclusione del mio caso.
5 anni fa è stato programmato un intervento chirurgico per l'allungamento del catetere, avendo ormai il piccolo paziente raggiunto un'altezza tale che quello che c'era a breve non sarebbe più stato sufficiente.
Durante tale intervento chirurgico i medici hanno constatato che non drenava più, quindi l'hanno tolto definitivamente.
Da allora di tutta la vicenda è rimasto lo shunt nel cranio e la piccola cicatrice in corrispondenza. Quello rimarrà a vita non avendo alcun senso prendersi dei rischi per toglierlo.
Dopo l'intervento ha continuato a fare una visita di controllo con cadenza annuale, preceduta da una visita oculistica per il controllo del fondo oculare.
Attualmente pratica sports pericolosi per il cranio, come le arti marziali e la break dance, con gli stessi rischi degli altri ragazzi che non hanno avuto la sua esperienza.
Purtroppo se drena o non drena (e quindi il catetere si può togliere) non si può sapere se non con un intervento chirurgico, quindi dovrai restare con questa incognita fino a che tuo figlio non diventerà così alto che anche per lui si renderà necessario l'intervento per l'allungamento del catetere.
Sappi che anche col catetere la sua vita sarà normalissima, c'è solo da stare attenti a traumi cranici, a non stare troppo tempo a testa all'ingiù, quindi a non poter praticare certi sport più pericolosi per questo. Mio figlio era appassionato di break dance e il non poterla praticare lo rammaricava molto. A parte questo, vita normalissima!!
Il consiglio che posso darti, nel corso degli anni a venire, stai attenta a non comportarti tu come se tuo figlio non fosse uguale ai suoi coetanei. Evita di assillarlo con raccomandazioni sul comportamento che deve tenere per non correre rischi; atteggiamenti tuoi che possono sembrarti normali, potrebbero invece essere percepiti da lui come se non fosse uguale agli altri ragazzi. Anche quando lo dovrai affidare a qualcuno, che sia un allenatore sportivo o un educatore che lo accompagnerà a una gita, cerca di far loro le tue raccomandazioni con il massimo riserbo; considera che il rischio che possa avere un secondo evento di idrocefalo a causa di un trauma è appena impercettibilmente più alto di quello che corre un altro ragazzo di averlo per la prima volta.