Berlusconi: ''Sul referendum la Lega avrebbe fatto cadere il governo"
"Noi abbiamo rinunciato a un fatto molto positivo come l'andare verso un sistema bipartitico. Mi dispiace che altri interpretino come debolezza una scelta che se non fosse stata presa avrebbe fatto cadere il governo". Da Poggio Picenze dove e' giunto per inaugurare la prima scuola da campo del dopo terremoto, Silvio Berlusconi replica a Gianfranco Fini sulla scelta di non accorpare il referendum sulla legge elettorale all'election day. Il presidente del Consiglio usa un tono secco: "La decisione e' presa, sono convinto che sara' confermata nell'ufficio di presidenza del Pdl questa sera, le polemiche sono fuor di luogo ma non mi toccano perche' bisogna pensare al benessere dei cittadini".
Berlusconi spiega che la prima cosa che uno Stato e un governo devono fare e' "stare vicino ai cittadini che hanno bisogno. Il terremoto insieme alla crisi economica e' il principale impegno del governo", dice il premier. Per questo il Pdl ha "messo da parte la possibilità di arrivare al bipartitismo perché non mi è sembrato responsabile da parte nostra andare ad inseguire una situazione come quella del referendum, molto favorevole per noi, facendo cadere la maggioranza di governo.
Abbiamo quindi rinunciato a un fatto molto positivo -insiste Berlusconi- come il sistema bipartitico. Mi dispiace che altri abbiamo interpretato questo come una debolezza". All'obiezione che l'election day insieme al referendum avrebbe fatto risparmiare risorse da destinare alla ricostruzione dell'Abruzzo, Berlusconi replica: gli sprechi? "Li ridurremo al minimo indispensabile, andando con il ballottaggio".
Referendum, accordo maggioranza opposizione: si vota il 21 giugno
Accordo politico tra maggioranza ed opposizione per presentare un ddl di iniziativa parlamentare per spostare la consultazione referendaria al 21 giugno prossimo. E' quanto emerso dalla Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama riunitasi stamani. La leggina verrà presentata alla Camera e dovrebbe essere approvata in sede deliberante, cioè senza passaggio in Aula.
Non è escluso che il ddl parta dalla Camera, ed è possibile anche che venga discusso in sede deliberante in commissione, senza nemmeno approdare in aula, per accelerare i tempi. "Avevamo chiesto l'accorpamento al voto del 7 giugno - ha detto il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro - Oramai però è troppo tardi per quella data, essendo scaduti i termini di legge". Per questo il Pd punta sul 21: "Siamo disponibili a un esame rapido del testo, che dovrebbe consistere in due righe appena, e si potrebbe anche andare in deliberante se le verifiche tecniche confermerebbero tale possibilità". L'iter non dovrebbe incontrare intoppi: "Non vedo atteggiamenti di opposizione ad esso - ha spiegato il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri -, non emergono ostruzionismi o contrapposizioni".
Alle 12 è invece convocata la capigruppo della Camera. Alla presentazione di un ddl, anziché di un decreto, si è arrivati dopo le convergenze tra Pdl e Pd sia sulla data in cui spostare la consultazione, sia sul "metodo" con cui farlo. Nel Partito democratico, dopo la direzione nazionale del partito chiamata ieri a ratificare la proposta del segretario Franceschini di sostenere il "sì'" ai quesiti, sono emerse anche posizioni differenti. Molti sono stati infatti gli esponenti che hanno esposto e si preparano a sostenere le ragioni del "no".