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I libri per la scuola
Immagino che sia capitato a tutti di dover leggere almeno un libro per la scuola e farci una recensione. Ad alcuni prof basta il riassunto, altri vogliono l'analisi stilistica, poi ci sono i santi a cui basta sapere che uno su cento ha letto quel libro e gli è piaciuto.
Io sono del parere che leggere dovrebbe essere un piacere, ma la scuola riesce ad ammazzare molte opere che di per sè potrebbero essere piacevoli o semplicemente indifferenti(soggettivamente parlando). Forse i professori pensavo che leggendoli mi acculturi, ma se non mi piacciono provvedo a rimuoverli il prima possibile..
Quest'anno mi sono sorbita Candido, Orgoglio e pregiudizio, I dolori del giovane Werther, Sei personaggi in cerca d'autore, Il buio oltre la siepe, con tanto di recensione. Solo Orgoglio e pregiudizio e il buio oltre la siepe sono stati una lettura piacevole >_> Per gli altri ho veramente penato per ogni pagina..
Negli anni scorsi in cui avevo un'altra prof e di solito bastava il riassunto, ricordo un maggior equilibrio tra "belli" e "brutti". Ho anche scoperto capolavori come Il profumo *-* E i brutti non erano poi così brutti..promessi sposi a parte XD
Da un lato c'è l'idea che sia importante leggere e servano le recensioni come prova che si è effettivamente letto, dall'altro invece l'obbligo rende la cosa meno piacevole..La mia prof di latino dava apposta libri brutti da leggere e di cui fare la recensione, ma non so se è una mossa tanto furba XD
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Piacevole o no che sia, io credo che la scuola sia prima di tutto un luogo di apprendimento e confronto. E' triste, ma molti ragazzi non leggono di loro spontanea volontà. I professori devono incitarti a sfogliare qualche opera , perchè molti ragazzi vanno incitati.
Poi, leggere libri brutti, secondo me, non è cosi un male :D
Insomma , fare i confronti, notare i particolari piacevoli di un buon libro, imparare a conoscere i propri gusti e le proprie preferenze....sono tutte cose che si acquisiscono anche facendo buchi nell'acqua.
Cosa che trovo mooolto odiosa, è la tipica recensione del libro letto a scuola.
E' il compito piu forzato, stracopiabile, limitativo che si puo far fare ad un alunno.
La lettura di un libro, a scuola, va accompagnata da analisi, discussioni in classe, paragoni tra autori, dalla composizione di saggi.
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E' triste, ma molti ragazzi non leggono di loro spontanea volontà. I professori devono incitarti a sfogliare qualche opera , perchè molti ragazzi vanno incitati.
Vorrei sapere quanti hanno iniziato a leggere regolarmente dopo esser stati costretti. Vedo molta più gente che ha smesso di leggere dopo aver letto i 2-3 papponi classici inerenti al programma. La tipica discussione è "Questo è un bel libro, ti piacerebbe" "Ah no sto anno ne ho già letti 3, adesso basta".
Magari come dici tu, discutendo e facendo confronti, magari scrivendo qualcosa dal punto di vista dei personaggi, diventa tutto più piacevole. In effetti alle medie facevamo una cosa del genere per dieci piccoli indiani, e il libro risultò gradito a buona parte della classe. Leggevamo, poi commentavamo la vicenda, scambiavamo i pareri..Nel biennio leggevamo ogni tanto il giornale e lo commentavamo.
Adesso nel triennio è tutto un autori autori autori, stare al passo con il programma. I libri sono x,y,z, leggere, consegnare la recensione, ritirarla. Non c'è nemmeno tempo per un "vi è piaciuto?". Cioè la lettura come puro esercizio, chi sono i personaggi, dov'è ambientata la storia, c'è una crescita psicologica, uso di flashback...che tristezza
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Originariamente inviata da
Lerajies
Vorrei sapere quanti hanno iniziato a leggere regolarmente dopo esser stati costretti. Vedo molta più gente che ha smesso di leggere dopo aver letto i 2-3 papponi classici inerenti al programma. La tipica discussione è "Questo è un bel libro, ti piacerebbe" "Ah no sto anno ne ho già letti 3, adesso basta".
Magari come dici tu, discutendo e facendo confronti, magari scrivendo qualcosa dal punto di vista dei personaggi, diventa tutto più piacevole. In effetti alle medie facevamo una cosa del genere per dieci piccoli indiani, e il libro risultò gradito a buona parte della classe. Leggevamo, poi commentavamo la vicenda, scambiavamo i pareri..Nel biennio leggevamo ogni tanto il giornale e lo commentavamo.
Adesso nel triennio è tutto un autori autori autori, stare al passo con il programma. I libri sono x,y,z, leggere, consegnare la recensione, ritirarla. Non c'è nemmeno tempo per un "vi è piaciuto?". Cioè la lettura come puro esercizio, chi sono i personaggi, dov'è ambientata la storia, c'è una crescita psicologica, uso di flashback...che tristezza
Ehh...ma io ho detto cio che rappresenta per me la scuola.
Non ciò che rappresenta effettivamente nella realtà.
Che la scuola (italiana sopratutto, purtroppo) pecca sotto diversi punti di vista della formazione è ormai lampante.
Se è per questo, bisogna essere fortunati per trovare un professore che ti faccia appassionare a qualunque materia ( parlo per mia esperienza, ovvio).
L'insegnamento è troppo sottovalutato e scelto dai piu come via di riserva, secondo me.
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io ho letto millemila libri per l'università.
certo, un po' mi è dispiaciuto doverli affrontare secondo ottiche didattiche, ma questo non mi ha sicuramente invalidata nel giudizio del libro.
per il primo esame di letteratura italiana mi sono sciroppata mille pagine de "le confessioni di un italiano" di ippolito nievo. lì per lì volevo morire. il dispiacere mi è nato non dalla lettura in sè, ma dal dover prestare attenzione soltanto a determinati aspetti, costretta quasi a ignorare una delle parti più belle, quella della storia d'amore fra Carlino Altoviti e Pisana. ricordo ancora, però, un pomeriggio in biblioteca. il passo in cui Pisana scappa dal Navagero per correre da Carlino, un pezzo sentimentalmente altissimo, che tutt'ora rileggo volentieri.
Nelle due settimane in cui l'ho letto mi è sembrato una tortura psicologica. Ora invece lo prendo col distacco e col piacere del lettore, e rimpiango che, per cause di forza maggiore, non sia IL capolavoro della letteratura italiana, perché lo avrebbe meritato. L'ho odiato in quelle due settimane. Ora rimane in assoluto una delle mie letture più istruttive, la mia educazione al classico "pesante".
Ho letto recentemente l'Ortis per il secondo esame di letteratura italiana. non mi è pesato. l'ho trovato semplicemente un capolavoro.
lo stesso discorso vale per altri autori, come possono essere Fenoglio, Buzzati, o - autore di un piccolo grande capolavoro per l'infanzia - Sergio Tofano. Quando ci sono stati autori che non mi hanno del tutto convinta, Cesare Pavese su tutti, ho pensato che non mi avrebbero convinta al di là degli obblighi scolastici.
Per quanto riguarda le superiori, non sono mai riuscita a trovare quel varco deciso e netto fra la lettura di piacere e la lettura obbligata da obblighi scolastici. Ho adorato Catullo, e l'ho letto fregandomente altamente dell'interrogazione del giorno successivo. Idem Lucrezio. Stesso discorso per la poesia (sebbene io preferisca la prosa). Non ho mai letto Dante prescindendo da obblighi scolastici o universitari, eppure lo adoro, lo trovo uno dei più grandi geni mai nati.
Ma io sono malata per certe cose ^^
solo che non concepisco il "devo leggerlo per la scuola quindi è brutto". Forse ti obbliga a leggere un libro in un periodo in cui avresti voluto leggere altro. A me è pesato leggere Nievo fra Benni e la Nothomb. è stato una vera mattonata, ma questo non vuol dire che io adesso non chini il capo davanti alla grandezza di un autore del calibro d'Ippolito Nievo.
Per quanto riguarda gli esercizi sulla lettura, sono più che favorevole. per quanto mi riguarda, aiutano lo sviluppo del senso critico e della capacità di analisi da parte dello studente, che ha a sua disposizione più mezzi per conoscere i libri (di ogni sorta)
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Alle superiori ho dovuto leggere un sacco di libri, fra cui Candido, Amabili resti e dovevo fare anch'io un'analisi completa di sequenze, descrizione dei personaggi, genere della storia, trama, ecc.
Per mia fortuna la maggior parte dei libri mi sono piaciuti, però quando dovevo farci il lavoro sopra mi veniva da spararmi -.- più che altro perché sarei stata più contenta di parlarne con gli insegnanti o i compagni, per me quel lavoro da fare per forza era uno svalutare la lettura stessa.