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  • 1 Intervento di Pakko
  • 1 Intervento di Jeggi

Proviamo a scrivere

  1. #1
    Pakko
    Uomo 23 anni
    Iscrizione: 28/1/2009
    Messaggi: 953
    Piaciuto: 103 volte

    Predefinito Proviamo a scrivere

    Ok, vi trovate un nuovo libro fra le mani, lo iniziate a leggere, e leggete il seguente testo. La vostra reazione sarà più tipo "Mh... potrei anche farci un pensierino" oppure "Che tempismo, è appena finita la carta igenica"?
    (Mi riferisco più che altro al concetto, sentitevi liberi di criticare anche la forma, ma grammatica e punteggiatura sono ancora da rivedere)

    “Ci svegliamo al mattino, dopo una notte passata nel nostro letto, nella nostra casa. Un luogo a cui sentiamo di appartenere, radicalmente. Quando siamo a casa, siamo in qualche modo distaccati dal resto. Ma perché sentire una tale appartenenza ad un luogo il cui ruolo non è nient’altro che convenzionale, i cui spazi sono delineati artificialmente? Non sarebbe più giusto vederlo come un luogo semplicemente utile, per essere al riparo durante la notte e così via? Perché siamo dovuti arrivare a sentirci attaccati alle nostre case, come se fosse quella la nostra vera natura?
    Bisogna avere una casa, lavorare per pagarla. Bisogna pranzare, cenare, fare colazione, e bisogna farlo entro determinati orari, che tutti rispettano, perché è così che funziona.
    Andiamo a scuola, o lavoriamo, perché è un obbligo sociale. E raramente ci chiediamo chi, esattamente, lo abbia deciso. Forse è proprio il tempo che ci manca: quando arriva la sera torniamo nel nostro letto, e tutto ricomincia da capo.
    Il nostro tempo è diviso in giorni, settimane, mesi, anni. Cicli che iniziano, finiscono, e si ripetono. Ed è così che la vita va avanti, si tratta di cicli che si ripetono più e più volte. Per tutti, questi lassi di tempo hanno lo stesso inizio e la stessa fine. La visione di tutti è unificata così, ma chi l’ha deciso? Non importa, va bene così, perché è così che funziona.
    Quando siamo in compagnia di qualcuno, stiamo attenti a quello che facciamo, quello che diciamo, ed ormai anche a quello che pensiamo, e neanche ce ne rendiamo conto. Semplicemente sappiamo cosa è ritenuto normale e cosa no, ed è su questo che ci basiamo. Non perché davvero ci pensiamo, ma perché è così che sono plagiate le nostre menti. Plagiate sull’ideale di “normalità” il cui ideatore, anche in questo caso, è sconosciuto, e la sua identità è un informazione indifferente. Semplicemente funziona così. Ed è così da sempre, da quando l’intelligenza dell’uomo ha raggiunto un tale livello da fargli decidere che, da quel momento in poi, qualcuno avrebbe stabilito le regole, e tutti gli altri si sarebbero adattati.
    In questo modo evitiamo di vivere nel caos, riusciamo a mantenere ordine, e questo non è un male. Ma è giusto il modo in cui ci approcciamo all’esistenza? O non riusciamo più a vedere quello che c’è sotto la falsa realtà che abbiamo creato? Forse no, e sarà così finché continueremo ad accettare ciò che ci viene imposto.
    Accettiamo il colore che va di moda ogni anno, accettiamo il tormentone di ogni estate, accettiamo che la donna magra sia più attraente di quella grassa, e accettiamo tante altre piccole cose. E più il tempo passa, più la nostra libertà di scelta diventa un illusione.
    E più ci distacchiamo dalla nostra natura, dalla nostra essenza primordiale, più la verità si allontana dai nostri occhi.
    Ma qual è la verità?
    La realtà non è quella che viviamo oggi, quella che abbiamo creato noi, ma quella che già avevamo e che abbiamo sepolto sotto chilometri di “progresso”. Quello che è naturale, non è affatto quello che rientra nei nostri criteri di normalità.
    E se un giorno dovessimo trovarci di fronte alla verità, ci sembrerebbe più assurda di quello che abbiamo creato noi.”

    Queste righe, scritte a macchina, giacevano su una pagina strappata a un diario. Marco la stringeva fra le mani, leggendo, e nel farlo, percorreva un lungo rettilineo asfaltato sotto il calore ed il bagliore di un energico sole estivo. Era la periferia del suo paese, e le case ai lati della strada diminuivano sempre di più, fino a sparire.
    Ripiegò il foglio ed alzò la testa, socchiudendo gli occhi infastiditi dal sole. Non poté fare a meno di pensare ai concetti di “normalità” e “naturalezza” che aveva appena letto. Le menti della gente, in quasi tutte le società più evolute, sono massificate verso un ideale di normalità. Fra le tante cose, questo ideale prevede la spensieratezza del ragazzo comune, che vive con tranquillità, mantenuto dai suoi genitori, che pensa alla scuola, a divertirsi con i suoi amici, che porta al sentirsi lontano da ogni tipo di serie preoccupazioni. Ma quando questa spensieratezza viene improvvisamente messa a repentaglio, cosa accade al modo di approcciarsi alla normalità? Per Marco, le cose sono cambiate ad un certo punto. Come per Sergio e Nico, non solo suoi amici, ma forse le persone più importanti nella sua vita.

    Già ringrazio chi ha avuto voglia e pazienza di leggere tali deliri.

    A Jeggi piace questo intervento
    With fists flying up in the air, like we're holding onto something thats invisible there. 'Cause we're living at the mercy of the pain and the fear, until we dead it, forget it, let it all dissapear.

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  3. #2
    Ravenclaw Jeggi
    Donna 27 anni
    Iscrizione: 1/11/2011
    Messaggi: 3,722
    Piaciuto: 3063 volte

    Predefinito

    Mi sa che sono domande che si pongono tutti, di tanto in tanto, ma è difficile dare risposte vere e cambiare in modo concreto. Perché chi si dissocia troppo da questa società è destinato a rimanere solo. E l'uomo è un animale portato per natura a stare in società. Ce ne sono però di -rare- eccezioni, ovviamente.
    Il testo comunque mi sembra abbastanza scorrevole, da quel che ho intuito dovrebbe avere un continuo, o sbaglio?
    A Pakko piace questo intervento
    .
    'CAUSE I'M ONLY A CRACK IN THIS CASTLE OF GLASS.
    .

  4. #3
    Pakko
    Uomo 23 anni
    Iscrizione: 28/1/2009
    Messaggi: 953
    Piaciuto: 103 volte

    Predefinito

    Si, in realtà non è un testo argomentativo, come può sembrare. Ho una storia in mente, ed il concetto che fa da sfondo a tutto è questo. Non ho intenzione di rispondere a chissà quale dubbio esistenziale, mi limito a creare una certa mentalità e ideologia attorno alla quale far evolvere storia e personaggi.
    Insomma, ho capito di aver fin troppo tempo libero
    With fists flying up in the air, like we're holding onto something thats invisible there. 'Cause we're living at the mercy of the pain and the fear, until we dead it, forget it, let it all dissapear.

  5. #4
    Ravenclaw Jeggi
    Donna 27 anni
    Iscrizione: 1/11/2011
    Messaggi: 3,722
    Piaciuto: 3063 volte

    Predefinito

    Sì dai allora fin lì ci potevo arrivare anche io, non c'è male! XD Anche io sto scrivendo una storia, ma molto più semplice, appena ho voglia la posto u.u vieni in salotto
    .
    'CAUSE I'M ONLY A CRACK IN THIS CASTLE OF GLASS.
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