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Originariamente inviata da
Anomalia
La crisi economica, la recessione, il non riuscire ad arrivare a fine mese è un fenomeno relativamente recente in Italia, a differenza degli Stati Uniti. Tuttavia, anche nel resto del mondo continuano a spuntare, come funghi, diversi McDonalds, Burger King, American Graffiti e altre filiali di multinazionali del pasto veloce. Le persone hanno sempre meno tempo da ritagliarsi per prepararsi un pasto sano e nutriente tra le mura di casa propria, e quando si ha un'ora-due di pausa pranzo al lavoro e si abita a mezz'ora dal posto di lavoro, ci si unisce inconsapevolmente alla parata della cattiva cultura alimentare.
Chi ha tempo di fare quella spesa e di dedicare tempo alla cura dell'arte culinaria a dovere, spesso non ha molte risorse a disposizione e sceglie di prendere prodotti di minore qualità per riuscire a prenderne in quantità bastanti per arrivare alla prossima paga/pensione.
La situazione italiana non è ancora grave quanto quella degli Stati Uniti, ma è sulla buona strada.
In Italia abbiamo dovuto far fronte più spesso a crisi economiche rispetto agli Stati Uniti. Grazie al sistema creditizio "allegro" la classe media americana inoltre ha avuto modo di vivere ben al di sopra delle sue possibilità. Sulla questione alimentare il fattore culturale è estremamente rilevante. Io stesso per via degli orari universitari devo mangiare 3-4 giorni fuori a pranzo e ti posso assicurare che il 90% delle persone che pranzano fuori non vanno da McDonalds o dal Kebabbaro ma preferiscono mangiare un'insalata, una piadina o andare nei bar dove ci sono i piatti pronti a poco prezzo. Non so dove abiti tu ma ti posso assicurare che il fenomeno dei fast food in Italia è veramente marginale (indicativo il fatto che solo Spizzico, McDonald e Burger King hanno una diffusione capillare mentre in USA o in UK le catene di fast food sono centinaia) anche a causa del fatto che molti hanno capito che non è proprio economico come si vuol far credere.
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Controlli e liberalizzazioni sono due opposti incapaci di coesistere, questo è chiaro, punto in meno per le liberalizzazioni.
In un insieme integrale, le liberalizzazioni giovano poco al consumatore in ogni caso: si ha il prezzo più basso, ma anche qualità più scarsa, ripeto. Mi riferisco al settore alimentare, sopracitato, per motivi già elencati; mi riferisco anche alle farmacie, gli avvocati e professioni che richiedono competenze specifiche in generale. Con la loro liberalizzazione si producono forme di concorrenza selvaggia a scapito della professionalità e la qualità del servizio, spogliando il mestiere della sua essenza e riducendolo al mero prodotto affaristico gestito dal capitale.
Su questo punto di vista abbiamo una visione totalmente differente e, credo, incociliabile. Le liberalizzazioni sono il bene per il consumatore e il male per i produttori, riprova è il fatto che ad opporsi alle liberalizzazioni sono sempre le categorie le cui professioni hanno più alte barriere all'entrata. Sbagli totalmente quando affermi che le liberalizzazioni danneggiano professionalità e qualità del servizio, la libera competizione è sempre stata uno stimolo per il miglioramento e la ricerca di nuove soluzioni per guadagnarsi le fette di mercato. I servizi di cui i cittadini italiani usufruiscono sono scarsi e a costi elevati proprio a causa delle mancate liberalizzazioni.
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No, è dovuta al fatto che chi ruba dallo Stato viene fucilato.
per favore, siamo seri.
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Alcune cose positive qua e là ci sono, ma nel complesso ancora briciole rispetto a quello che ci vorrebbe.
Tra l'altro non capisco le stime sul sulle ricadute che dovrebbero avere sul pil, mi sembrano numeri buttati TOTALMENTE a caso, ma vabè.
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Originariamente inviata da
Rocknrolf
Ma chissà che muoiano tutti...
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Se la cameriera è inclusa, lo mangio volentieri.