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Stanno cercando di farvi credere che il cuore del problema sia sapere cosa facesse Francesca, quale la specialità della brasiliana Regina. Se fossero feste danzanti o massaggi o solo tisane, tutto un equivoco su chi ripassa chi (lei ripassa lui? Lui ripassa lei? Ma no: ha detto rilassa) e pazienza se ripassare in Italiano si usa per i verbi di greco e i libri di storia. Il lessico è cambiato, naturalmente in peggio, aggiornatevi matusa che siete fuori dal giro. Stanno cercando di mettere a fuoco il dettaglio per oscurare la scena, di farlo passare per l'ennesimo scandaletto sessuale (col diminutivo, sì, perché siamo abituati a feste con quaranta ragazze alla volta, nudi a dozzine a bordo piscina, a festicciole con ragazze maggiorenni da un minuto cosa volete che sia se un sant'uomo si fa massaggiare la schiena, o la massaggia). È una tecnica. Il punto non è questo e mi costa dirlo perché certo che si potrebbe discutere del linguaggio e del modo in cui si parla delle donne, di nuovo sollazzo per il riposo del guerriero, ma qui il punto non è questo. Serve a distrarre, a portare il discorso sul piano del così fan tutti - amanti, trans, gay, escort - tutti colpevoli nessun colpevole. Non è un problema di donne né di sesso a pagamento, quello che vede al centro Bertolaso. Berlusconi che dice «dall'Albania facciamo sbarcare solo le ragazze» serve ad illuminare di nuovo il letto, a riderci sopra con una di quelle belle battute sui negri, gli ebrei, le *******.
E però per favore facciamo tutti uno sforzo. Facciamolo anche se Vespa parla di Morgan, i telegiornali del cuore di Clinton e della bufera di neve, anche se il Tg1 manda in onda un servizio che dice «da un anno la magistratura attacca la politica» e mette in fila Soru, Berlusconi e Bertolaso come l'inchiesta su un appalto mai assegnato per una campagna pubblicitaria fosse sullo stesso piano di diciannove processi che coprono l'intero codice penale, mafia compresa, o dell'abuso di decretazione che assegna poteri illimitati, corsie preferenziali, short list per gli amici degli amici: il sistema, insomma, del fare senza regole che così si fa prima, poi certo magari si sbaglia, ci si affida a gente che ride la notte del terremoto perché sente profumo di soldi, non fate le mammole, va così la vita. Lo sforzo consiste nel vedere a cosa siamo di fronte: ieri la maggioranza di governo ha fatto sapere che se ci saranno problemi metterà la fiducia sulla Protezione civile Spa. Voto blindato. Si fa così e basta. Ecco. È il metodo dell'emergenza che si estende al restauro dei teatri, ai mondiali di nuoto, ai funerali. È un'emergenza restaurare un teatro? In che senso? Non si possono seguire le regole e caso mai, se non sono appropriate, cambiarle in Parlamento? È un emergenza un evento sportivo, un vertice annuale? No, non sono emergenze. Renderle tali serve solo ad evitare i controlli, a non rispettare le regole, ad assumere cognate e figli degli amici, a dare soldi a chi conviene. «Se dovessimo concertare ci vorrebbero due anni», si sente in un'intercettazione, una di quelle che vorrebbero rapidamente vietare come fonte di prova: «siamo noi i padroni». Ecco. Chi sono i padroni? Chi li controlla? All'Aquila i cittadini chiedono di avere l'elenco delle ditte che hanno avuto gli appalti. Noi con loro. Parliamo di questo, non di Francesca.
L'Unità
12 Feb
ps: mi fa piacere che chi in ogni occasione difende ciecamente il governo, qui non si faccia neanche vivo...